Annunci

Clarissa (WRITERS N.13)

Nel numero 13 di WRITERS che potete leggere e scaricare qui: https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9MWlXMnY2Ri1oNzg/view?usp=sharing

trovate il mio racconto dedicato al tema della “crescita personale”.

E’ la storia di ‘Clarissa’…un pò vera, un pò no… come tutte le storie…

Clarissa

di Elena Brilli

Clarissa è una ragazza di vent’anni, ‘una brava ragazza’ dicono di lei gli abitanti del quartiere in cui vive da sempre.

Vive coi suoi genitori e suo fratello, più piccolo di un paio di anni, e ama studiare.

Mente brillante durante gli anni del liceo, i primi anni di università avevano confermato la sua stacanovistica volontà di apprendere e di dimostrare che lo è davvero, quella brava ragazza che tutti dicono.

Le sue giornate sono divise tra lezioni e studio, incontri coi professori, esami e lezioni, ancora… ancora… e ancora.

Università, studio, esami… esami, studio, università…

Perchè “le cose o si fanno al massimo delle proprie possibilità o non si fanno”, così le aveva sempre ripetuto sua madre, fin dalla tenera infanzia, così aveva imparato a fare in ogni cosa della sua vita, così è adesso il suo modo di essere viva, vista, vissuta e riconosciuta.

Poi sua madre si ammala e succede tutto all’improvviso. Un’esame di routine rivela nei suoi esiti un ospite sgradito e pericoloso: carcinoma mammario metastatico al IV stadio.

Bisogna operare, subito.

Le giornate di Clarissa diventano allora lezioni, studio, università, esami… e ospedale.

Arrivata di corsa all’uscita di sua madre dalla sala operatoria, dopo l’ennesimo esame superato a pieni voti, la sua vita di studentessa modello si scontra con la sofferenza impressa su quel volto semicoscente, ancora immerso nell’anestesia, e con la pesante mutilazione subita.

E sono giornate di ansie, dolore, dottori, medicazioni, visite, lezioni, studio, università, esami… e panni da lavare e stirare, pasti da cucinare per suo fratello e suo padre, casa da tenere più o meno in ordine durante la convalescenza di sua madre.

Ed è chemioterapia, pesantissima, invasiva, devastante…

Sua madre perde i capelli e soffre. Passa le sue giornate abbandonata sul divano, spenta, assente, o si trascina per la casa per arrivare in bagno a vomitare. E Clarissa le tiene la testa, la sorregge in mezzo agli spasmi, la rimette in poltrona, la copre e ogni tanto interrompe i suoi studi per controllare che sua mamma respiri ancora, una volta che le convulsioni le danno tregua. Il percorso tra la sua scrivania e la poltrona dove giace sua madre, o l’involucro che ne rimane, è un incubo che ogni mezz’ora la costringe ad avvicinarsi a quel corpo esanime per accertarsi che il petto si alzi ancora tra un respiro faticoso e l’altro.

Così le sue giornate diventano sostenere sua madre, cercare di controllare, per quanto possibile, che sopravviva a quella cura che la sta uccidendo perché non la uccida il tumore, e poi, se rimane il tempo, esami, studio, università, lezioni… lezioni, università, studio, esami…

Se rimane il tempo.

Finisce la chemioterapia, ritorna il tumore, quasi uno scherzo del destino, o un suo accanimento feroce sul corpo di sua madre e sulla vita di Clarissa. Si torna in prigione…senza passare dal via…mano sfortunata nel giro di Monopoli che spesso è la vita.

Di nuovo sotto i ferri sua madre, di nuovo le giornate tornano a concludersi in ospedale, dopo le lezioni, l’università, lo studio, gli esami e la casa da tenere in ordine.

Si ricomincia con la chemioterapia, e stavolta non è un ciclo solo ma tre, pesantissimi, invasivi, devastanti. Stroncano ogni resistenza del tumore, forse… Di sua madre, di sicuro…

Per la prima volta nella sua vita Clarissa, tra uno spasmo di vomito e l’altro, vede sua madre piangere e implorare che finisca tutto.

Io l’ho fatto per voi, per il babbo, per te e tuo fratello… ma se dovesse tornare un’altra volta io non lo faccio più, non chiedetemi di farlo di nuovo…” è la resa definitiva che Clarissa raccoglie dalle labbra di sua madre prima di sorreggerla di nuovo mentre il corpo sfinito si scuote a vomitare ancora.

Sua madre smette di lavorare, una ‘finestra’ per il pensionamento anticipato si apre sulla sua quasi quarantennale carriera di insegnante, suo padre lavora molto meno per poter seguire sua moglie dentro e fuori dagli ospedali, le giornate di Clarissa sono ancora lezioni, università, esami, studio, casa da tenere in ordine… ma cominciano a mancare i soldi.

Suo fratello è più piccolo e merita di studiare… accidenti se lo merita… molto più di lei, forse.

E allora Clarissa decide di togliere un peso a quel bilancio familiare che comincia a dare segni di cedimento e che non può più permettersi di mantenere due figli all’università.

Clarissa inizia a lavorare nella ristorazione di un grande centro commerciale, e le sue giornate sono adesso lezioni, università, studio, esami… e lavoro, tutte le sere, dalle 20 a mezzanotte e a giornate intere nei fine settimana.

Usa la macchina che divide con suo fratello, la porta la mattina presto vicino al suo posto di lavoro, prende l’autobus, va a lezione, passa la giornata all’università, torna indietro in autobus al tramonto, riprende la macchina, va al lavoro, torna a casa, sistema casa, studia… se ce la fa.

E avanti così per mesi e mesi, si addormenta in aula un paio di volte, è costretta a saltare esami ed incontri coi professori perché non riesce tutte le volte a spostare gli orari dei suoi colleghi…

Clarissa accelera… lo studio rallenta.

Poi suo fratello comincia a brontolare perché Clarissa è costretta a tenere sempre la macchina, ma lui è un ragazzo giovane e ogni tanto la sera vorrebbe uscire con gli amici.

Ha ragione lui, ovviamente, e d’altronde lei lavora adesso e può comprarsi la sua prima macchinuccia tutta sua.

Così fa, Clarissa, e nello stipendio suo lavoretto part-time deve entrarci adesso anche la rata della macchina e l’assicurazione, oltre alle tasse universitarie e le spese per gli esami.

Sua madre sta un po’ meglio, però, e Clarissa pensa che in fondo ce la po’ fare ad andare avanti così, tra lezioni, università, esami, studio, lavoro, casa da rassettare e soldi da gestire.

Nell’estate dei suoi 25 anni, però, Clarissa, nonostante i suoi sforzi e il tremante e faticosissimo equilibrio che ha dato alla sua vita, si accorge che deve lavorare di più, perché a settembre ci sono le tasse universitarie da pagare e anche l’assicurazione della macchina, e tutti quei soldi lei non li ha. E a settembre il suo contratto scadrà.

Così le sue giornate diventano, in quell’estate calda, un nuovo lavoro la mattina, una corsa in facoltà, lezioni, studio, università, esami… sempre meno per la verità… poi una corsa al suo solito lavoro la sera, fine settimana compresi.

Non ce la fa più, Clarissa, non regge più quella vita, se ne è accorta da un pezzo, lo sa bene, ma deve andare avanti, le mancano così pochi esami a finire…sua madre sta meglio, deve farcela… anche per lei.

Arriva settembre e scadono i contratti, tutti e due… ma Clarissa deve lavorare, non può più smettere… chi può pagare le sue spese se smette di studiare? Chi pagherà adesso le tasse universitarie e gli esami, e le spese per la sua macchinuccia?

Arriva insperata una proposta di un lavoro nuovo, tutto il giorno, le classiche otto ore da passare in ufficio, bloccata dietro ad una scrivania.

Clarissa accetta, può continuare a studiare, andrà in facoltà molto meno di prima, ma se vuole ce la può fare.

Ci crede Clarissa, e continua a pagare le tasse universitarie per altri tre anni, senza più riuscire ad andare in università, senza più nessun esame.

Clarissa rinuncia agli studi, sono passati cinque anni dal giorno in cui è cambiato tutto, sua madre sta bene, è sopravvissuta al tumore e alla chemioterapia.

La sua vita ha cambiato strada… Clarissa è diventata grande, si vede che doveva andare così.

Forse, è così che si diventa grandi… scegliendo la cosa giusta da fare in ogni momento, l’unica cosa possibile per andare avanti.

Elena Brill

Annunci

La legge del contrappasso

A noi poveri diavoli non è dato di poter vivere sereni.

Perchè non basta la certezza dell’inferno che ci attende, ammesso che esista…onde evitare che in un qualsiasi modo la si possa far franca, un pò di inferno ci vien dato quaggiù, tutti i giorni…per farci le ossa, dovesse capitare davvero che esista e ci accolga a braccia aperte non appena finito di tribolar quaggiù, o per non avere sconti…sia mai!…qualora fosse tutta una bufala e ci si limitasse per buona pace, finalmente, a diventar semplicemente terra da pignatta.

Così accade di trascorrere un meraviglioso pomeriggio…che si scioglie in una splendida serata pre-autunnale…che infiamma una notte di passione…e infine evapora in una dolce colazione sorridente e sorniona…

Si torna alla realtà, lo squarcio di paradiso si è richiuso, ricomincia la vita normale…

Ma…sei stata tanto bene, cara mia…troppo bene!

E…clikiticlak…apro la porta di casa e scopro un laghetto di acqua che circonda il frigo e si allunga sul pavimento della cucina…

Cazzo! Si è scongelato il frigo!

Ok…mollo tutto, spazzolone, secchio…e inizio a fare la bella lavanderina…

Straccio, strofinacci, metri e metri di carta assorbente….

Smonto la base del frigo, svuoto il contenitore, pulisco la cannellina intasata (…intasata? boh! sembrava di no per la verità…) e pareggio i conti con l’acqua una…due…tre…quattro volte…

Finalmente…tutto asciutto…rimonto lo zoccolino della cucina…e penso “ora sciacquo i due cocci che ho nel lavello e vado a riprender mio figlio (che passava il fine settimana con suo padre…) così magari ci scappano anche una giratina a zonzo e quattro chiacchere con un’amica”…

Svuoto l’ultima secchiata di acqua nel lavello…e….

Swoooshhhhh!!!! L’acqua scroscia da sotto il lavello…e da sotto la cucina torna a toccare le mie scarpe…

Non era il frigo…

Svuoto il sotto lavello…l’acqua sta colando dall’attacco dello scarico nel muro…

Bene…altra carta…ritiro fuori lo strofinaccio dallo sgabuzzino…

Smonto lo scarico del lavello…una vite, due viti…ci sarà il sifone intasato…

Il sifone è pulito…

Rimetto la guarnizione nel muro, ci ricaccio il tubo, rimonto il sifone…

Provo…apro l’acqua…

E stavolta non esce più dal muro…ma direttamente dal sifone…

Ok…ok…mi arrendo…

Chiamo mio padre…ha fatto l’idraulico per 40 anni…mi può aiutare…

E io che volevo passare del tempo con mio figlio e andare a fare due chiacchere con un’amica…

Asciugo…strofinaccio, carta, strizzo, pulisco…ancora e ancora…

Arriva mio padre…con maggiori competenza ed esperienza ripete quello che avevo già fatto io allo scarico del lavello…

Prova…apre il rubinetto…ancora acqua…

Ma non viene dallo scarico stavolta, ma da sopra…direttamente dal rubinetto!

Ok….ok…Il rubinetto è vecchio, si è allentato l’attacco e l’acqua che non si chiude mai, invece che sgorgare dal rubinetto appunto, passa di sotto…

Bene…stringe tutto col granchio…

Ci siamo…lo scarico e il rubinetto tengono…

Sospiro di sollievo…basta acqua in terra…

Ma…

L’acqua nel lavello non defluisce…

E’ intasato lo scarico nel muro…forse il pozzetto addirittura…

Porca puttana…ma dico io, dopo tutta l’acqua che mi ha buttato in cucina, proprio ora si doveva intasare lo scarico nel pozzetto???

La mia amica intanto, mossa a compassione, mi ha raggiunta a casa…il bambino rimarrà dalla nonna ancora un paio di ore, sono andati ai giardini coi cuginetti…almeno lui si diverte un pò, andrò a prenderlo per cena…

Asciughiamo insieme l’ultima volta…usciamo…ho bisogno di un caffè… e dobbiamo andare a prendere lo sturalavandini, candeggina (che secondo mio padre è meglio dell’idraulico liquido…) e carta assorbente, ancora e ancora…ne ho finiti 3 rotoli…non ne ho più…

Lo scarico nel pozzetto delle acque chiare è in comune con la casa dei vicini…devo avvisarli che domani deve venire la vuotatura dei pozzi neri… che io ho un problema serio con gli scarichi…ma è domenica…ovviamente non ci sono…e si andrà almeno a martedì…

Ok…ok…prendiamo il caffè…8 litri di candeggina, due maxi rotoli…e un gelato al Mc Donald’s…che io in tutto il casino non ho nemmeno pranzato…

Vado a prendere mio figlio…lui ha cenato e dorme presto…e io niente cena…

Inizio la terapia di acqua bollente e candeggina per vedere se riesco almeno a sciacquare la caffettiera per il mio caffè domattina…

Beh…volete sapere perchè mi son messa a scrivere?

Per aspettare che il lavello pieno dell’acqua della rigovernatura si svuoti…la terapia di acqua calda e candeggina non funziona…e io dopo un pomeriggio così, comincio ad avere la nausea anche solo a vedere l’acqua che ristagna…

Ho avuto il mio angolo di paradiso in questo fine settimana, lo ammetto…ma che diamine…a sto giro con il contrappasso infernale abbiamo proprio esagerato!!!!

Anche Dante faceva patire ai dannati le pene più atroci, in proporzione all’entità dei loro peccati…ma almeno loro erano morti…voglio dire…non potremmo aspettare almeno di esser morti anche noi?

Ma che, mai una gioia per davvero???

Che palle!

riw2rl

(immagine dal web)

La mamma I.

“Mamma, lo sai che la mamma I. …”

“Chi???”

“La mamma I. …”

“Non la chiamare mamma, la tua mamma sono io…”

“E allora come la devo chiamare???”

“Solo I.”

I. è la nuova compagna del padre di mio figlio, vivono tutti insieme da qualche mese, lei, il padre di mio figlio e i di lei due figli, pressocchè coetanei del mio…

Quando mio figlio passa del tempo con suo padre, quindi, ci sono lei e gli altri due bambini, che ovviamente la chiamano mamma…

Ma dopo un giorno e mezzo che mio figlio ha passato con suo padre e la sua nuova famiglia, ecco che, ieri sera, lei era diventata la ‘mamma I.’

Una coltellata avrebbe fatto meno male, che sentire mio figlio chiamare mamma un’altra persona…

Ne ho parlato con suo padre, che a me va bene tutto, accetto tutto, posso anche essere felice per lui che si stia ricostruendo la vita con un’altra persona…ma che mio figlio la chiami mamma, questo proprio non mi va giù…

E capisco che per mio figlio sia poco comprensibile, e in fondo si tratti solo di una parola, e che gli altri due bimbi che si trova intorno quando sta con suo padre la chiamino mamma e quindi la chiami mamma anche lui…capisco che un bambino di 5 anni sia già sufficientemente messo alla prova da questa nuova situazione da non star lì ad attaccarsi alle parole…ma proprio non mi va…

‘Mamma’ non è solo una parola cazzo…è una faccenda seria…

E sento che devo trovare il modo meno offensivo per il mio ex e la sua nuova compagna per mettere in chiaro i ruoli, capisco che magari sia un terreno non facile nemmeno per loro…e soprattutto sento che mio figlio ha bisogno delle parole giuste, dette nel modo giusto, da parte mia, per evitare un senso di esclusione dalla nuova famiglia di suo padre, ed inquadrare la nuova realtà che si è costruita, senza che quelle parole siano inquinate dall’uragano delle mie emozioni…

La ‘mamma I.” proprio no…non ci sto…

Ho chiamato la psicologa stamani…

Mi sa che ho bisogno di una mano…

…fate silenzio…i bimbi dormono…

Il mio bimbo ha 4 anni…

Confesso che ho fatto molta fatica a vedere le immagini che ho inserito in questo post…in ognuno di quei corpicini straziati, in ognuno di quei visi insaguinati, divelti, impolverati, freddi non riesco a non vedere il mio bambino…e mi si chiude lo stomaco, mi viene il vomito, mi sale un’angoscia convulsa…

Ma stavolta mi sono fatta violenza e le ho guardate attentamente queste foto…

E ad ogni sguardo mi è venuta voglia di trasformarmi in uno di quei supereroi partoriti dalla fantasia di mio figlio e urlare con tutto il fiato che ho in gola:

“ADESSO BASTA!!!!”

Oppure andare da ognuno di quei maledetti carnefici di tutte le guerre che incendiano questo sciagurato mondo, siano essi israeliani, palestinesi, afgani, siriani, non mi interessa la nazionalità, o le rispettive ragioni e rivendicazioni…prenderli uno per uno per il bavero della camicia, della giacca, della maglia, della divisa, sollevarli da terra e urlargli in viso:

“MA CHE CAZZO STATE FACENDO!!!! MA NON LO VEDETE CHE STATE UCCIDENDO I VOSTRI FIGLI? I VOSTRI RAGAZZI? COSA CREDETE DI FARE? DI VINCERE LA VOSTRA MISERA GUERRA? STATE UCCIDENDO IL FUTURO, LA SPERANZA, LA VITA!!! STOLTI ANIMALI, NON SIETE DEGNI DI ESSERE CHIAMATI UOMINI!!!!

STATE UCCIDENDO I VOSTRI FIGLI!!!!”

20140712-091216-33136288.jpg

20140712-091216-33136451.jpg

20140712-091216-33136404.jpg

20140712-091216-33136501.jpg

20140712-091216-33136359.jpg

20140712-100330-36210669.jpg

(immagini da http://separarsixamarsi.wordpress.com/2014/07/12/promemoria/)

Fate piano, perchè i bimbi non si sveglino,

 ancora più piano, per non dissipare i loro sogni;

 non sbattete le porte … portate i cannoni nelle discariche:

 niente bombe… fate silenzio, i bimbi dormono… “

 

Alojz Ihan