Quindi, per il futuro, faremo meglio a rassegnarci

Seguendo la legge della prova e dell’errore, possiamo facilmente dedurre che il nostro “sviluppo” è una storia di errori consecutivi scelte consecutive. Quindi, per il futuro, faremo meglio a rassegnarci (Anonimo)

Ieri pomeriggio ho visto un film in streaming, il titolo è Mr Nobody.

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(Locandina del film)

E’ un film che consiglio di vedere, di quelli scoperti per caso, ma che lasciano un segno…le trasposizioni in immagini delle domande giuste al momento giusto…delle risposte giuste, forse, al momento giusto.

Si parla di scelte, dell’effetto che le scelte che facciamo hanno sulla nostra vita, su quello siamo stati, su quello che siamo, su quello che saremo.

Non possiamo tornare indietro. Ecco perché è così difficile scegliere. Dobbiamo fare la scelta giusta. Finché non si sceglie, tutto resta possibile. (Nemo bambino)

Finchè non si sceglie, tutto resta possibile… ma ogni attimo della nostra vita è una scelta… nel momento in cui apriamo gli occhi ogni mattina già appare lo spettro della scelta se restare a letto e lasciar scorrere le ore sopra di noi, o alzarci e rendere ogni secondo di quelle ore partecipe del nostro essere vivi.

Una cosa sono fermamente convinta che non faccia necessariamente parte del concetto di scelta, e cioè il giusto e sbagliato, la possibilità dell’errore.

Perchè concordo pienamente con la teoria del film, secondo cui la scelta non implica necessariamente un errore, a seconda che si scelga la strada giusta o quella sbagliata appunto, ma che ogni percorso che si apre come alternativa al momento di ogni nostra scelta abbia una sua essenza di giustizia, un suo valore assoluto, una caratteristica di possibilità, alternativa, comunque valida, mai inferiore una all’altra.

I due percorsi sono esattamente sullo stesso piano, hanno lo stesso peso specifico, ma cambieranno la nostra vita in modi che non devono essere contaminati dal concetto dell’errore, da cui discende l’autodistruttivo e logorante mostro del senso di colpa.

Il protagonista del film, Nemo Nobody, cita questa frase di Tennessee Williams:

Ognuna di queste vite è quella giusta. Ogni sentiero è il sentiero giusto. Ogni cosa potrebbe essere qualsiasi altra e avrebbe comunque senso.  

Ecco il punto, avrebbe comunque senso…e sarebbe comunque giusta…

Tutto quello che discende dalle nostre scelte non è quindi mai sbagliato…non è mai ‘colpa’ nostra se le cose vanno in un modo che ad un certo punto inizia a starci stretto…

Se una situazione ci va stretta è il segno che siamo arrivati al punto di compiere una nuova scelta, ma se ci liberiamo dal senso di colpa secondo cui siamo al punto di fare una nuova scelta perchè abbiamo sbagliato a fare la precedente, allora saremo liberi di scegliere in maniera serena, consapevole, misurata, pensante.

Anche quando le nostre scelte precedenti ci hanno portato sull’orlo di un baratro, mai e poi mai dobbiamo fare in modo di convincerci che sia stata colpa nostra, mai dobbiamo permettere che qualcuno istilli in noi il senso di colpa…non esiste il giusto e sbagliato…non esiste la colpa… non è ‘colpa’ nostra, ma ‘MERITO’ nostro… comunque un MERITO… comunque sia andata… comunque vada… comunque andrà… perchè abbiamo scelto, abbiamo avuto il coraggio di non rimanere fermi… 

Nemo anziano: Negli scacchi è chiamato Zugzwang… quando l’unica mossa possibile…

Nemo bambino: è quella di non muovere.

Ecco, non esiste che l’unica mossa possibile sia quella di non muovere…se ci si ferma abbiamo finito…quando non si sceglie siamo morti… abbiamo perso…ci siamo fatti scacco matto da soli…la partita è terminata.

Quindi l’anonimo pensatore che ho citato in apertura ha ragione nel dire che dobbiamo rassegnarci… ma non a sbagliare, bensì rassegnarci a scegliere, a continuare a farlo fino all’ultimo respiro, consapevoli che ogni scelta porterà con sè CONSEGUENZE, sì…ma MAI ERRORI…

MERITI…MAI COLPE…

I sommersi…e i salvati…

LA CITTA’ VECCHIA  (Fabrizio Dè Andrè)

Nei quartieri dove il sole del buon Dio non dà i suoi raggi 
ha già troppi impegni per scaldar la gente d’altri paraggi, 
una bimba canta la canzone antica della donnaccia 
quello che ancor non sai tu lo imparerai solo qui tra le mie braccia. 

E se alla sua età le difetterà la competenza 
presto affinerà le capacità con l’esperienza 
dove sono andati i tempi di una volta per Giunone 
quando ci voleva per fare il mestiere anche un po’ di vocazione. 

Una gamba qua, una gamba là, gonfi di vino 
quattro pensionati mezzo avvelenati al tavolino 
li troverai là, col tempo che fa, estate e inverno 
a stratracannare a stramaledire le donne, il tempo ed il governo. 

Loro cercan là, la felicità dentro a un bicchiere 
per dimenticare d’esser stati presi per il sedere 
ci sarà allegria anche in agonia col vino forte 
porteran sul viso l’ombra di un sorriso tra le braccia della morte. 

Vecchio professore cosa vai cercando in quel portone 
forse quella che sola ti può dare una lezione 
quella che di giorno chiami con disprezzo pubblica moglie 
quella che di notte stabilisce il prezzo alle tue voglie. 

Tu la cercherai, tu la invocherai più di una notte 
ti alzerai disfatto rimandando tutto al ventisette 
quando incasserai delapiderai mezza pensione 
diecimila lire per sentirti dire “micio bello e bamboccione”. 

Se ti inoltrerai lungo le calate dei vecchi moli 
In quell’aria spessa carica di sale, gonfia di odori 
lì ci troverai i ladri gli assassini e il tipo strano 
quello che ha venduto per tremila lire sua madre a un nano. 

Se tu penserai, se giudicherai 
da buon borghese 
li condannerai a cinquemila anni più le spese 
ma se capirai, se li cercherai fino in fondo 
se non sono gigli son pur sempre figli 
vittime di questo mondo.

Lavoro in una zona del centro città che un tempo era la più prestigiosa…ma che adesso è il punto di sbocco nella ‘civiltà’ di tutta una massa di miserie umane che hanno trovato il loro punto di ritrovo nelle zone circostanti…

Ed ecco che svoltato l’angolo dalle vetrine luminose dei negozi del centro si trova il quartiere nero, il punto di spaccio di tutte le droghe possibili e immaginabili, transessuali e prostitute, drogati, ubriachi, barboni, misere vite in tutte le loro sfumature…

Li trovo poi riuniti la sera quando vado alla stazione, poco lontana, per prendere il treno una volta chiuso il negozio…e si vedono nelle loro facce, nei loro movimenti, nelle loro voci, i segni dell’ennesima giornata consumata nell’autodistruzione…

Ma cosa ancor più triste è incontrare talvolta alcune di quelle ‘vite’ quando prendo l’autobus, nel primo pomeriggio, o a volte anche la mattina…vite già spente ancor prima che faccia buio…uomini e donne che fanno fatica a reggersi in piedi, gli occhi socchiusi, le gambe piegate per cercare di avere maggior equilibrio, lo sguardo velato, la mente assente, persa negli effetti di droga o alcool, o entrambi…

L’altro pomeriggio, ore 16 circa, ha sfiorato la mia vita una di queste ‘vite’…

Ero sull’autobus, appunto che mi portava al mio lavoro part-time…sale un signore sulla cinquantina, già visto un sacco di altre volte…il passo incerto, un paio di denti soli rimasti in bocca, gli occhi aperti a fatica…le pupille piccole come capocchie di spillo…si siede a stento davanti a me…ma non riesce a stare sveglio…progressivamente il capo collassa sul petto, la schiena si curva su se stessa…

L’autista frena…una frenata neanche tanto brusca a dir la verità…e questo signore che ha a malapena una decina di anni più di me…ruzzola dalla sua seduta…e casca sul pavimento dell’autobus…

Faccio per andare ad aiutarlo…ma vedo che caccia le mani tese in soccorso e a fatica si rimette in piedi da solo…e nei suoi occhi che si guardano intorno storditi per cercare di comprendere cosa sia davvero successo scorgo la ‘vergogna’ di sè…una sensazione orribile, che conosco sulla mia pelle e che riconosco negli altri…

Per mitigare la ‘vergogna’ di sè se la prende con l’autista, sbraitando che avrebbe dovuto guidare con maggiore attenzione…poi riprende la sua posizione più o meno eretta sul seggiolino e comincia a parlare con un suo conoscente arrivato in soccorso…e faticando a comprendere quello che gli viene chiesto, dato il livello di attenzione della sua mente ridotto all’incapacità da tutto quello…e chissà cosa…gli gira nel corpo…è lì che racconta che ha 49 anni…che la sua vita è un disastro…che è stato in galera…che prima di salire sul bus ha bevuto…che va a fare una passeggiata dai suoi ‘amici’ in centro per trovare qualcos’altro che allevi la ‘pena’…

Io non riesco ad avere un giudizio sulle persone che fanno della loro vita un simile uso…’abuso’… proprio non ci riesco…devo solo ringraziare me stessa? la mia famiglia? le persone che ho avuto accanto? la fortuna? il caso? un gesto, una parola? ma quale e quando? che mia hanno resa quella che sono adesso e mi hanno impedito che al poste di quel signore sul bus ci fossi io, con tutte le mie miserie…

Mi son trovata a pensare, nel tempo che assistevo a tutta questa scena, a cosa realmente rende diverso il signore che avevo davanti, da me…qual’è la discriminante, l’attimo, la parola, il gesto, il caso… che ha salvato me…e sommerso lui???…

Nella giovinezza…ma ammetto di non essere ancora riuscita a smettere…di sciocchezze, cavolate, scelte e amicizie sbagliate, errori di ogni genere ne abbiamo fatte tutti quanti a vagonate… e allora di nuovo, cosa ha fatto di me una ‘salvata’ e cosa rende il signore sull’autobus (…e tutte le altre ‘vite’ che incontro nei meandri oscuri delle vie dietro al lustro delle vetrine…) un ‘sommerso’?

Dov’è e qual’è il punto di non ritorno? Cosa o chi è mancato a quelle persone che ad un certo punto della loro vita si sono perse? Cosa ho avuto io in più o meglio di loro…che mi ha salvato?

E soprattutto, ora che sono mamma, come potrò aiutare mio figlio a non essere ‘sommerso’ da se stesso, dalla vita…da me forse anche???

Sarò in grado di capire il momento in cui avrà bisogno della mia mano per uscire dalla nebbia…e ritrovare la luce?

Fabrizio De Andrè prima di cantare la canzone “La Città Vecchia” dice:

“…(…) in questa canzone (…) esprimo quello che ho sempre pensato, e cioè che ci sia ben poco merito nella virtù e ben poca colpa nell’errore, anche perchè non ho ancora capito bene (…) che cosa sia esattamente la virtù e che cosa esattamente sia l’errore. (…) “