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Sono grata

Sono grata a chi apre ferite sanguinanti.

Perché sentire l’anima viva che pulsa sotto i graffi mi fa capire quello che non va in loro, quello che non va in me. E correggere il tiro.

Sono grata a chi complica il percorso.

Perché cadendo su ciottoli appuntiti mi scopro capace di guarire ogni sbucciatura, imparando a voler bene a me.

Sono grata a chi offre sfide.

Perché misurando me stessa su esse capisco ogni volta quello che voglio davvero.

Sono grata a chi talvolta mi costringe a scegliere la strada meno semplice.

Perché solo scegliendo per se stessi si cresce davvero.

Non meno grata sono a chi mi ha fatto del bene. Perché mi ha fatto comprendere di esserne degna.

Ma è facile dir grazie ad una rosa per il suo profumo.

Lo è meno ringraziarla per le sue spine, che pungendo insegnano il punto esatto in cui mettere il dito, per coglierne a pieno la sua generosa bellezza.

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Il 25 Aprile (come sempre…a modo mio…)

Certo eravamo giovani, eravamo arroganti, eravamo ridicoli, eravamo eccessivi, eravamo avventati, ma avevamo ragione.

(Abbie Hoffman)

Come al solito, quando si tratta di rispettare la data di una ricorrenza…io arrivo in ritardo…

Penso, elaboro, raccolgo le idee, rifletto…e scrivo poi più o meno con la meda di ritardo di una giornata…

Chiedo venia per questo…mi sforzerò di migliorare i miei tempi di reazione…di riflessione…

Ieri è stata la giornata commemorativa della Liberazione, un giorno fondamentale per la storia d’Italia (il 25 Aprile del 1945), simbolo del termine della seconda guerra mondiale nel paese, dell’occupazione da parte della Germania nazista, iniziata nel 1943, e del ventennio fascista.

Si ricordano i partigiani, le loro lotte paese per paese, le loro morti, i loro sacrifici, e i loro ideali di libertà, che hanno contribuito a costruire quella nazione a cui apparteniamo (e della quale molto probabilmente adesso molti di loro si vergognerebbero, se fossero ancora vivi…e magari ci insegnerebbero a farla di nuovo una guerra di Resistenza…molto più complicata, contro nemici invisibili e ramificati dentro le nostre vite come un veleno soporifero…)

Chi ancora vive, dei partigiani che hanno liberato l’Italia, oggi racconta…e sono degli anziani bellissimi nei loro volti scavati dal tempo ma fieri, orgogliosi, gli occhi ancora vivi di ricordi indelebili…e li vedi piangere mentre raccontano le storie incredibili, ma mai così vere, dei nostri nonni…

E così capita di sentir raccontare al vecchino che tante volte hai incrociato davanti alle porte della ‘Casa del Popolo’ che lui apparteneva alla brigata partigiana accampata sulle colline che sovrastano la casa in cui vivi…e che nel paese che adesso abiti c’era il comando fascista che tra i suoi proseliti aveva arruolato alcuni ragazzotti, e sapendo che erano fratelli di alcuni di quelli che si erano rifugiati nei boschi, li aveva mandati da loro, come infiltrati, come spie…e che una notte col paracadute era arrivato un soldato inglese, del quale nessuno riusciva a pronunciare il nome, ma che lo chiamavano “Il Tigre”,che aveva avuto notizie dal suo comando della presenza nella brigata partigiana di alcuni infiltrati che raccoglievano informazioni su postazioni e spostamenti e li comunicavano ai fascisti a valle…e che proprio in quella brigata c’erano due fratelli, uno partigiano, l’altro fascista, infiltrato…e che “Il Tigre” interrogava ad un certo punto il fascista infiltrato…e mentre quest’ultimo faceva per uscire dalla stanza dell’interrogatorio “Il Tigre” gli sparava alla testa…alle spalle, come un traditore…davanti agli occhi inorriditi, increduli del fratello partigiano…e che poi, una volta realizzato quello che era accaduto, il fratello partigiano crollava piangendo sulla spalla di un ‘compagno’ dicendo: “Era un fascista, sì …ma era sempre i’ mi’ fratello”

Questo è stato il ventennio fascista prima e la Resistenza dopo, in Italia… una guerra tra fratelli, che si trovavano prima dalla parte giusta e poi da quella sbagliata l’uno, e viceversa l’altro…ma sempre fratelli…

La nostra coscienza di nazione passa attraverso queste terribili lacerazioni, questo smembramento devastante di menti e cuori…

Comunque la si pensi oggi le persone che hanno liberato l’Italia, casa per casa, metro per metro, campo per campo, paese per paese, meritano oggi e meriteranno sempre il nostro ringraziamento, la nostra gratitudine…e soprattutto il nostro rispetto…

Io nel mio piccolo, non riesco in queste giornate di commemorazione, ad ascoltare o cantare “Bella Ciao” senza piangere…proprio non ci riesco…le lacrime mi scendono da sole, in modo istintivo, incontrollabile, totalmente indipendente dalla mia volontà di adeguamento alle formalità delle celebrazioni…

Anche quando da più piccola suonavo il clarinetto e mi trovavo ad accompagnare il corteo commemorativo insieme alla banda del paese mi trovavo in lacrime, mi toccava smetter di suonare, tirar su col naso e asciugarmi gli occhi con la manica della camicia…

Forse è sempre stato e sarà sempre il mio modo di dire grazie…tra i tanti…anche a mio nonno…che io non ho mai conosciuto… uno di quelli che non ha potuto raccontare…