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La mia famiglia è come la pizza

Succede che il mio cucciolo abbia da fare i compiti a casa.

Succede che debba leggere un racconto sulla famiglia.

Succede che in fondo alla pagina uno degli esercizi richiesti sia quello di scegliere tra tre immagini, una pizza, un’insalata e un gelato, quello che più assomiglia alla propria famiglia.

E lui risponde:

“La mia famiglia è come la pizza.

La mia mamma è la base di pasta, quella che regge tutto, quella che senza la quale la pizza non esiste.

Il mio babbo è il pomodoro perché per fare la pizza il pomodoro ci vuole.

La mozzarella sono i nonni perché sono morbidi e menci.

Gli zii sono le olive.

E io sono il salamino perché è piccante e perché  l’ingrediente messo sopra è quello che dà il  sapore a tutta quanta la pizza.

E il salamino mi piace.”

E così succede che io non mi sia sentita mai tanto fiera, orgogliosa e realizzata nell’ essere un semplice impasto di acqua, farina e lievito senza il quale però quel meraviglioso salamino piccante di mio figlio non avrebbe modo di dare un senso a tutto.

Il suo mondo racchiuso in un pizza, il mio a farne la base.

L’aspetto delle cose varia secondo le emozioni, e così noi vediamo magia e bellezza in loro: ma bellezza e magia, in realtà, sono in noi.” (Kahlil Gibran)

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A mio figlio, nel giorno del suo compleanno

 

Nascevi il 16 giugno di 7 anni fa alle 19:48. Fuori un temporale scuoteva l’estate imminente. Iniziava la nostra avventura insieme.

La prima notte della mia nuova vita con te, soli come eravamo in una stanza di ospedale con gli altri cinque letti stranamente vuoti, io ho pregato, per te, per me…e non è una cosa che mi capita di fare frequentemente.

Chiedevo aiuto in realtà a chiunque ci sia lassù perchè ti proteggesse in ogni tuo giorno a venire da tutte le brutture del mondo e anche da me, tramite inconsapevole ma non meno colpevole di ogni possibile crepa nel tuo animo di uomo, quando lo diventerai.

Chiedevo che ti rendesse sano e forte, dall’animo sereno e leggero, qualità che non mi appartengono.

Chiedevo che mi aiutasse a farti crescere libero, rispettoso, onesto, giusto, consapevole, illuminato.

Chiedevo che mi aiutasse a proteggerti e difenderti, e a capire in ogni momento il modo migliore di essere dalla tua parte, nonostante me.

Chiedevo che mi aiutasse ad imparare a farmi da parte, per te.

Rinnovo oggi le preghiere di allora.

Sappi che ogni giorno, provo a donare a te tutto il meglio di me, anche se so che non è molto. E perdonami se non è molto.

Ma sappi che tu alimenti ogni momento la mia volontà di essere migliore, perchè tu possa avere da me tutto quello che di buono io potrò mai fare in ogni giorno di questa mia vita.

Sei ogni giorno lo spettacolo più meraviglioso da osservare e da cui imparare.

Sei un senso.

E, in un modo che supera ogni possibile definizione, ti voglio bene.

Auguri, tesoro. Che ogni giorno sia un giorno buono, clemente, generoso, anche nelle possibili avversità.

Tu guarda sempre avanti, sempre. Non in basso, non indietro, ma avanti. Ci sarà sempre qualcosa di nuovo, davanti, qualcosa che ancora non hai visto e che vale la pena vedere.

Io sarò sempre accanto a te, ad una distanza che imparerà dal tempo dei tuoi giorni a diventare sempre più grande, ma ci sarò, sempre. E’ l’unica certezza che sono sicura di poterti donare.

Buon compleanno.

Buona vita.

Vivi.

 

SE

Se riesci a conservare il controllo quando tutti

Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;

Se riesci ad avere fiducia in te quando tutti

Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;

Se riesci ad aspettare e a non stancarti di aspettare,

O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,

O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,

e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;

Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;

Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina

e trattare allo stesso modo quei due impostori;

Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto

Distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,

O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante,

E piegarti a ricostruirle con arnesi logori.

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite

E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,

E perdere e ricominciare di nuovo dal principio

E non fiatare una parola sulla perdita;

Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi

A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,

E a tenere duro quando in te non resta altro

Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”

Se riesci a parlare con la folla e a conservarti retto,

E a camminare coi Re senza perdere il contatto con la gente,

Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,

Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;

Se riesci a occupare il minuto inesorabile

Dando valore a ogni istante che passa,

Tua è la terra e tutto ciò che è in essa,

E – quel che è più – sei un Uomo, figlio

 

Rudyard Kipling

 

 

Dialoghi sul bene

“Mamma, io alla mia testa voglio bene 5 (che, secondo il modo tutto dei bimbi di quantificare il bene coi numeri o i centimetri, non è granché…)”

“Perché solo 5? Alla tua testa devi voler bene tanto perché è la tua testa che ti fa pensare, che ti fa diventare grande e che ti fa voler bene a tutto il resto…Se non vuoi bene alla tua testa poi non riesci a voler bene alle altre cose”

“E te alla tua testa quanto bene vuoi, mamma?”

“Io alla mia testa voglio bene un punto solo in meno del bene che voglio a te.”

“Ma come, un punto solo? Così non va bene, mamma… Io pensavo che tu volessi bene alla tua testa molti molti punti meno del bene che vuoi a me…”

“Ti sbagli, tesoro. Perché solo se la mamma vuole bene alla sua testa solo un punto meno che a te, riesce a insegnati le cose, a spiegarti quello che non capisci, a farti diventare grande, a volerti bene più di ogni altra cosa al mondo e a volerti bene anche quando ti brontola… o ti strapazza…e ti fa il solletico!”

Ride…felice…

In quella risata c’è il punto in più di bene che voglio a lui…

Ma lui non ha idea di quanto sia immenso quel punto.

O forse lo sa benissimo, voleva soltanto che glielo ricordassi.

La magia del Natale

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(immagine dal web)

E’ quasi natale…di nuovo…

E di nuovo le corse, l’affanno, le cene, i regali, i supermercati, le luci, l’albero, i ricordi, la malinconia, le aspettative, le delusioni, le mancanze…

Ma c’è un momento, che è solo mio e in cui metto la mia personale magia del Natale, in cui mi fermo e penso alle persone che mi vogliono bene, a cui voglio bene, e impacchetto i regali.

Lo faccio di notte, dopo che il mio cucciolo si è addormentato, perchè per lui, e solo per lui, il Natale deve rimanere un’affare serio, una scintilla di sogno a cui credere fermamente…

Quindi appena il suo respiro si acquieta nel sonno tiro fuori i regali, quelli per lui e quelli dedicati a tutto il resto del mio mondo di affetti, dagli innumerevoli nascondigli sparsi per casa e con il mio sacchetto di carte e nastrini, scotch, forbici e spillatrice, mi metto al lavoro, come un folletto di Babbo Natale lasciato nel mondo, silente tutto l’anno, laborioso in una notte sola.

Non voglio mai che vengano fatti i pacchetti dalle fredde commesse indifferenti dei negozi sovraffollati di questo periodo, mi piace lavorarci su, modificarli, aggiungere o togliere qualcosa, trasformarli, renderli un pò miei, e quindi unici, diversi dagli altri.

E via via che scelgo le carte, passo i nastri, tiro i riccioli, annodo i fiocchi, penso alla persona a cui è dedicato il contenuto (spesso minuto e misero nel suo valore commerciale) del pacchetto ed è lì, in quel pensiero, in quel pacchetto fatto con le mie mani, con qualche minuto del mio tempo, con un colore, un abbinamento, un fiocco ogni volta diverso, una briciola per uno della mia creatività, che si nasconde la magia del mio Natale.

Poi nascondo tutto di nuovo, nell’oblio degli armadi, fino a quando non passa Babbo Natale, e il mio cucciolo, di ritorno da un’uscita strategica o la mattina appena sveglio non trova tutto quanto sotto l’albero e la magia si ripete, ogni anno, come ogni anno, finchè riuscirò a renderla reale agli occhi di un cucciolo di uomo che si merita di credere nei sogni e nella fantasia il più a lungo possibile.

Poi i regali che non sono per lui li mettiamo nel sacchettino e facciamo la distribuzione ai rispettivi destinatari, perchè Babbo Natale li ha lasciati a noi, perchè vogliamo bene a quelle persone, e anche se si è sbagliato a lasciarli sotto al nostro albero, sa che noi li porteremo a destinazione, aiutandolo nel suo duro lavoro di queste notti in volo, su una meravigliosa slitta tirata da renne, al suono tintinnante dei campanelli.

E’ quasi Natale…ecco che la magia si ripete…

L’amore al tempo dei bambini

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(immagine dal web)

Lectio magistralis sul mondo delle relazioni tra uomini e donne, in una sera qualunque, di ritorno a casa…

 

E.: “Mamma, devo dirti un segreto…una cosa che non sapevo o se la sapevo non me la ricordavo…”

M.: “Dimmi tesoro…”

E.: “Quando avevamo due anni C. (la fidanzatina ufficiale dal primo giorno del primo anno di asilo…) era innamorata di D. …”

M.: “Beh, ma quando avevi due anni tu non andavi ancora all’asilo e non la conoscevi nemmeno C. …”

E.: “Infatti, poi ci siamo incontrati all’asilo, lei ha visto che sono il più bello e allora si è innamorata di me per sempre…”

“E poi ci sono altre due bambine che sono che sono innamorate di me, L. e A., ma io non le amo.”

“L. è bella però, così quando andremo a scuola e ci saranno dei bambini nuovi e a C. piacerà un’altro bambino…”

(lo interrompo…) M.: “Ma hai detto che C. si è innamorata di te per sempre perchè sei il più bello…”

E.: “Io sono il più bello, ma se a C. piacesse un altro bambino di quelli nuovi allora io mi fidanzerò con L.”

M.: “Ma non dovresti essere fidanzato della persona che ami?”

E.: “Ma no, mamma, non capisci…”

(lo interrompo di nuovo…) M.: “Infatti amore, se avessi capito qualcosa a quest’ora un fidanzato ce l’avrei anch’io…e invece…”

E.: “Essere fidanzati e essere innamorati sono cose diverse…”

M.: “Ah, Sì?… Spiegami allora…”

E.: “Fidanzato vuol dire che gli vuoi bene…innamorato vuol dire invece che lo ami…”

“E io amo C. …”

 

Ha proprio ragione il mio ometto…non capisco…forse non ho mai capito…o forse, ancora meglio, non ho mai voluto e non voglio capire…

Sorridevo mentre il mio cucciolo cercava l’ennesima spiegazione del complesso mondo degli affetti…

Sorridevo e nell’animo si facevano strada attimi di ilare felicità, quella vera, quella che non si racchiude in definizioni, quella che ti fa desiderare di non essere da nessun’altra parte se non lì, in quel momento…

Continuo a non aver capito granchè sull’amore…credo che anche lui avrà modo e tempo di chiarirsi le idee, spesso suo malgrado, crescendo…ma stasera era tutto perfetto così…

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