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Il senso della vita

Quattro giorni di ‘vacanza’ forzata dal mio essere mamma, il mio cucciolo starà con suo padre fino a venerdì e io devo riorganizzare le mie serate di solitudine, desiderate anche lo ammetto, senza di lui a dividere il suo tempo con me dopo il lavoro.

Mentre stavamo cenando, prima che arrivasse suo padre, mi ha chiesto:

“Mamma, qual è il senso della vita?”

Una di quelle domande che non ti aspetti la sera di un lunedì qualsiasi dopo 12 ore fuori casa.

Ho risposto:

“Il senso della vita…non lo so esattamente… però secondo me è quando si riesce a trovare in ogni giornata almeno una cosa bella, una cosa che ti fa essere felice per un attimo e ti fa sorridere, anche quando succedono cose tristi o fai cose che non ti piacciono. Perchè anche le cose brutte e tristi servono ad imparare qualcosa, servono a crescere e allora hanno anche quelle qualcosa di bello. Una cosa bella della giornata può essere anche solo il colore del cielo al tramonto o un pensiero allegro che ti torna in mente. Per me ad esempio, quando torno dal lavoro e sono stanca, oppure magari qualcosa è andato storto nella giornata, io arrivo da te, vedo la tua faccia allegra, magari riusciamo anche a divertirci e ridere insieme, e allora il tuo sorriso mi fa dimenticare tutto quello che di brutto può essere successo, e sono contenta, e allora quel momento da senso a tutto. Boh, forse è questo il senso della vita”

Non so se abbia capito, nè tantomeno se ci abbia creduto… ammesso e non concesso che non abbia detto una serie di scemenze ben confezionate… chissà… io ne sono abbastanza convinta che stia nella bellezza di un singolo momento ogni giorno, il senso della vita.

In questi giorni senza di lui mi mancheranno queste nostre chiacchierate, le sue domande di bimbo, semplici e profondissime al tempo stesso.

Un pò mi mancherà anche la sua risata, le prossime sere, quando torno dal lavoro.

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“Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso, ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse, come quelle di chiunque altro.”

The Big Kahuna è un film del 1999 diretto da John Swanbeck e tratto dalla commedia teatrale Hospitality Suite di Roger Rueff, che ne ha curato anche la sceneggiatura.La pellicola vede protagonisti Kevin Spacey, Danny DeVito, Peter Facinelli.

Lo avevo visto qualche anno fa e, attirata dal monologo finale che ho ritrovato per caso su facebook, come uno specchio per le allodole, me lo sono riguardato, nell’accidioso pomeriggio della scorsa domenica e ne ho riscoperto il valore racchiuso nel senso profondo della maggior parte dei dialoghi tra i protagonisti.

Tre uomini e una stanza d’albergo di Wichita, per un’importante convention dove dovrebbe sopraggiungere “il grande Kahuna”, il pollo da spennare e con cui chiudere in bellezza la carriera. I tre sono commessi viaggiatori, “americani” della middle class bianca tormentati dalle frustrazioni. C’è il cinico Larry che venderebbe la madre pur di approdare al “colpo grosso”; Phil, il vecchio che ha visto e sentito tutto, divorziato e in crisi depressiva; e Bob il giovane, aggrappato alla fede religiosa per non sprofondare prima del tempo.La più grande forza di un film come The Big Kahuna è la parola. Siamo inopinatamente catapultati in un intrico di battute, digressioni, riflessioni, senza la noia di una pesante verbosità. D’altronde The Big Kahuna – sebbene sia un film, e quindi si basi per sua natura sull’immagine – senza la parola perderebbe il suo significato: una discussione esistenziale fra tre uomini non può fare a meno dell’interazione verbale. Ma che interazione verbale: si tratta di battute intelligentissime, profonde e mai banali.
In mezzo a tutte quelle contrattazioni d’affari, fra una stretta di mano e l’altra, ci si ritrova a cercare di dare un senso alla propria vita. Mentre Bob è sicuro nella propria fede e Larry non vuole perdere il sonno arrovellandocisi troppo, Phil – un malinconico e riflessivo Danny DeVito – è angustiato dalla tragicità dell’esistenza, e tuttavia non manca di far notare a Bob come egli si cimenti da buon piazzista nella vendita di un prodotto a The Big Kahuna. Tre uomini alla ricerca di The Big Kahuna: il senso – cercato, ma mai trovato – della loro/nostra esistenza.

Dategli un occhio, se vi capita, dedicategli un paio d’ore…è uno di quei film che io definisco ‘importanti’…

Accetta il consiglio

Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare.
Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite.
Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto.
E in un modo che non puoi immaginare adesso.

Quante possibilità avevi di fronte
e che aspetto magnifico avevi!
Non eri per niente grasso come ti sembrava.

Non preoccuparti del futuro.
Oppure preoccupati ma sapendo che questo ti aiuta quanto masticare un chewing-gum per risolvere un’equazione algebrica.

I veri problemi della vita saranno sicuramente cose che non ti erano mai passate per la mente, di quelle che ti pigliano di sorpresa alle quattro di un pigro martedì pomeriggio.

Fa’ una cosa ogni giorno che sei spaventato: canta!

Non essere crudele col cuore degli altri.
Non tollerare la gente che è crudele col tuo.

Lavati i denti.

Non perdere tempo con l’invidia: a volte sei in testa, a volte resti indietro.
La corsa è lunga e, alla fine, è solo con te stesso.

Ricorda i complimenti che ricevi, scordati gli insulti.
Se ci riesci veramente, dimmi come si fa…

Conserva tutte le vecchie lettere d’amore,
butta i vecchi estratti-conto.

Rilassati!

Non sentirti in colpa se non sai cosa vuoi fare della tua vita.
Le persone più interessanti che conosco a ventidue anni non sapevano che fare della loro vita.
I quarantenni più interessanti che conosco ancora non lo sanno.

Prendi molto calcio.

Sii gentile con le tue ginocchia,
quando saranno partite ti mancheranno.

Forse ti sposerai o forse no.
Forse avrai figli o forse no.
Forse divorzierai a quarant’anni.
Forse ballerai al tuo settantacinquesimo anniversario di matrimonio.
Comunque vada, non congratularti troppo con te stesso,
ma non rimproverarti neanche: le tue scelte sono scommesse,
come quelle di chiunque altro.

Goditi il tuo corpo,
usalo in tutti i modi che puoi,
senza paura e senza temere quel che pensa la gente.
E’ il più grande strumento che potrai mai avere.

Balla!
Anche se il solo posto che hai per farlo è il tuo soggiorno.

Leggi le istruzioni, anche se poi non le seguirai.
Non leggere le riviste di bellezza:
ti faranno solo sentire orrendo.

Cerca di conoscere i tuoi genitori,
non puoi sapere quando se ne andranno per sempre.
Tratta bene i tuoi fratelli,
sono il miglior legame con il passato
e quelli che più probabilmente avranno cura di te in futuro.

Renditi conto che gli amici vanno e vengono,
ma alcuni, i più preziosi, rimarranno.
Datti da fare per colmare le distanze geografiche e gli stili di vita,
perché più diventi vecchio, più hai bisogno delle persone che conoscevi da giovane.

Vivi a New York per un po’, ma lasciala prima che ti indurisca.
Vivi anche in California per un po’, ma lasciala prima che ti rammollisca.

Non fare pasticci con i capelli: se no, quando avrai quarant’anni, sembreranno di un ottantacinquenne.

Sii cauto nell’accettare consigli,
ma sii paziente con chi li dispensa.
I consigli sono una forma di nostalgia.
Dispensarli è un modo di ripescare il passato dal dimenticatoio,
ripulirlo, passare la vernice sulle parti più brutte
e riciclarlo per più di quel che valga.

Ma accetta il consiglio… per questa volta.

Phil: Stavamo parlando prima del carattere, mi hai fatto delle domande sul carattere, e allora si è parlato delle facce, ma la questione è molto più profonda di così. La questione è: tu ne hai di carattere o no? E se vuoi la mia sincera opinione Bob, non ne hai. Per la semplice ragione che ancora non provi rammarico per qualcosa.
Bob: Vuoi dire che non avrò carattere finché non avrò fatto qualcosa che mi rincresce?
Phill: No Bob. Perché di sicuro hai fatto tante cose di cui rincrescerti, solo che non sai quali sono. È quando alla fine le scopri, quando vedi l’assurdità di qualcosa che hai fatto, e desidereresti tornare indietro, cancellarlo, ma sai di non potere. Perché è troppo tardi. Quindi quella cosa non puoi che prenderla e portarla con te. Perché ti ricordi che la vita va avanti. Il mondo girerà anche senza di te. Alla fine tu non conti. È allora che acquisterai il carattere. Perché l’onestà emergerà da dentro di te. E come un tatuaggio ti resterà impressa nella faccia. Fino a quel giorno, in ogni caso, non ti puoi aspettare di arrivare oltre un certo punto.

Condi-vivere

Muovo i miei passi, inoltrandomi ogni giorno nel susseguirsi delle ore, sempre avanti, un passo dopo l’altro, un giorno dopo l’altro…

Ma da sempre appartiene al mio mondo emotivo la necessità di condividere…credo che tutto quello che accade, i pensieri altalenanti tra gioia e tristezza, tra allegria e malinconia, le scelte che ad ogni piè sospinto ci troviamo ad affrontare abbia un senso solo se condiviso, se vissuto in relazione con altre menti, con altre persone…

Forse tutto questo nasce da una mia insicurezza, dalla consapevolezza che non basto a me stessa, ma sento la necessità di qualcuno a cui raccontare dei fiori di girasole sopra la tazza di cappuccino alla cannella in una mattina di inizio primavera, o la frase buffa di mio figlio che picchiettando sulla buzzetta mi dice che se non c’è un fratellino o una sorellina dentro la mia pancia allora sono solo grassa, o le complicazioni emotive di una famiglia che era troppo vicina ma sempre così distante, o le avventure mentali di rincorsa nei luoghi della mia mente in cui il filo di Arianna della mia vita si è intrecciato in modo inestricabile negli anfratti più tortuosi dei labirinti delle mie scelte…

Non nascondo che anche mio figlio nasce da questa mia necessità di avere qualcuno al mio fianco a cui ‘raccontare’ di me e della cui vita essere testimone…

In tutto questo vortice di giornate sempre in corsa, mi fermo e chiedo condivisione…da sola non sono niente…tutto di me si perde nelle sabbie del tempo sollevate e disperse in un alito di vento…

In fondo, vivere è condividere…altrimenti che senso ha?

SE CERCHI L’AMORE GUARDA IL TUO CUORE E IL CORPO CHE GRIDA…

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(foto dal web)

Se cerchi l’amore guarda il tuo cuore e il corpo che grida…

Quello Che La Bocca Tace…

La malattia è un conflitto tra la personalità e l’anima.
Molte volte…

Il raffreddore “cola” quando il corpo non piange…

Il dolore di gola “tampona” quando non è possibile comunicare le afflizioni.

Lo stomaco “arde” quando le rabbie non riescono ad uscire.

Il diabete “invade” quando la solitudine duole.

Il corpo “ingrassa” quando l’insoddisfazione stringe.

Il mal di testa “deprime” quando i dubbi aumentano.

Il cuore “allenta” quando il senso della vita sembra finire.

Il petto “stringe” quando l’orgoglio schiavizza.

La pressione “sale” quando la paura imprigiona.

Le nevrosi “paralizza” quando il bambino interno tiranneggia.

La febbre “scalda” quando le difese sfruttano le frontiere dell’immunità.

Le ginocchia “dolgono” quando il tuo orgoglio non si piega.

Il cancro “ammazza” quando ti stanchi di vivere.

Ed i tuoi dolori silenziosi? Come parlano nel tuo corpo?

La malattia non è cattiva, ti avvisa che stai sbagliando cammino.

La strada per la felicità non è dritta.

Esistono curve chiamate Equivoci.

Esistono semafori chiamati Amici.

Luci di sicurezza chiamate Famiglia.

E tutto si compie se hai: una ruota di scorta chiamato Decisione.

Un potente motore chiamato Amore.

Una buona assicurazione chiamata Fede.

E abbondante carburante chiamato Pazienza..

(cit. dal web)

Ma che senso ha?

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(immagine dal web)

Qualcuno mi deve spiegare che senso ha vivere ogni giorno aspettando che finisca l’incubo stesso di viverlo…

Ci sono momenti, che diventano ore,  giorni,  mesi, anni… in cui niente gira come dovrebbe, come vorrei…

E allora aspetti che passi,  che migliori…ti muovi, annaspi, cerchi la luce in fondo al tunnel, ti sfinisci anima e corpo per trovare soluzioni… ma niente, rimani invischiato nelle sabbie mobili del non senso…

E allora che senso ha vivere ripetendosi “passerà… andrà meglio…”?

Forse sbaglio io a pormi degli obiettivi,  a voler cambiare,  migliorare, rendere ogni giorno degno di esser vissuto… forse è arrivato davvero il tempo di abbassare l’asticella,  di tirare i remi in barca e farsi spingere dalla corrente… dove vuole lei,  non mi interessa più…

Una massima recita più  o meno così:  ” non ti hanno detto che sarebbe stato facile,  ti hanno solo detto che ne sarebbe valsa la pena (cit. )”… Ma siamo proprio sicuri che ne valga la pena?

Sono stanca, stanca, stanca…

Poi…

…risuona, nel silenzio di una stanza o nel fragore della massa, la risata di mio figlio…