Una ciglia nell’occhio

“Young woman at her window” –  Edouard Leon Cortes
***
Il buio avvolgeva la fine del giorno, debolmente sospeso  dalla luce diffusa di un’abat-jour.
La voce di lui arrivava lontana attraverso la cornetta del telefono.
“Ho una ciglia nell’occhio. Mi da fastidio, non riesco a toglierla”
“Vorrei poterci essere io, lì con te, per aiutarti a toglierla. Bisognerebbe ci fosse qualcuno, lì con te, per aiutarti a toglierla.” Lei interruppe il silenzio dedicato all’ascolto.
E proseguì:
“Egoisticamente vorrei essere io ad aiutarti, ma, se la vedo dalla tua parte, a te basterebbe ci fosse qualcuno, lì, ad aiutarti.”
“Ci sarai tu.” La voce di lui arrivò dolce attraverso la cornetta.
Ci fu silenzio.
“Posso fraintendere?” Risuonò allegra la voce innamorata di lei a rischiarare gli attimi del giorno in crepuscolo.
Dall’altro capo del telefono giunse una risata complice.
“Fin dove riusciremo a spostare i nostri limiti, sì.” Rispose lui divertito.
Risero entrambi, a fior di labbra vicine, nonostante gli spazi umani che li dividevano.
“O meglio…” Corresse lei, deliziata dalla dolce piega che aveva preso la conversazione. “Posso sovrastimare?”
“Sì.” Ripose lui.
Ci fu di nuovo silenzio.
Si illuminò la fine del giorno con il suono celeste di una nuova alba di promesse.
“Buonanotte tesoro.”
“Buonanotte Anima Bella.”
***

Regalo di compleanno.

Anna e Andrea tornavano in macchina verso casa nel tardo pomeriggio di uno di quei giorni di metà autunno in cui il buio invade il paesaggio troppo presto, togliendo luce alle ore e ai giorni, progressivamente sempre più corti.

Avevano passato insieme il fine settimana in un borghetto caratteristico sulle montagne poco distanti dalle loro vite di tutti i giorni. Si erano regalati una briciola di vacanza lontano dal mondo.

Avevano fatto l’amore, quello vero.

Le scie luminose dei fari delle auto disegnavano a tratti scorci dei loro volti. Sorridevano.

Regnava un silenzio sereno. Abitavano una bolla di pace armoniosa.

Anna interruppe il fluire limpido dei loro pensieri.

“Non voglio regali per il mio compleanno quest’anno.” disse, dando forma sonora alle parole silenti. “Tu fai sempre così tanto per me, che ogni giorno è compleanno. E il mio regalo sei tu, Andrea.”

Andrea, quasi stupito dall’argomento improvviso e inaspettato della conversazione che Anna aveva intrapreso, distolse per un attimo gli occhi dalla strada e, incontrando il profilo serio di Anna, rispose con un sorrisetto complice:

“Beh, questo si vedrà.”

Ammiccò divertito col volto disegnato dall’espressione di chi la sa lunga e ha già in serbo sorprese celate.

Anna si voltò a guardarlo e, con gli occhi sorridenti ma piglio autorevole ribadì:

“Non voglio regali per il mio compleanno, Andrea. Davvero.”

E aggiunse:

“Solo, rimani con me fino al compleanno del prossimo anno.”

Andrea scoppiò a ridere e scherzando ironizzò, per prenderla in giro:

“Ah, allora intendi che il giorno prima del tuo prossimo compleanno posso ritenermi libero?”

“Eh, no! Intendo che tu rimanga con me fino alla fine del giorno del mio compleanno del prossimo anno! E sappi, che ripeterò il mio desiderio almeno per i prossimi venti anni!” rispose ilare Anna.

“Ma un regalo normale, un mazzo di fiori, un profumo…no? Nessun altro desiderio?” chiese ridendo Andrea.

“Rimani con me fino al compleanno del prossimo anno…e di tutti i miei prossimi anni.” ribadì Anna mascherando il sorriso con la faccia più seria che potesse concederle la sua felicità esondante.

“Ok.” rispose secco Andrea.

“Ok?”

Era stupita adesso Anna. La voce di Andrea non aveva più il tono scherzoso che l’aveva accompagnata fino a poco prima.

“Ok.” ribadì Andrea voltandosi di nuovo e incontrando gli occhi di Anna. Era serio.

Il silenzio colmo d’amore, che li avvolse di nuovo, siglò l’accordo giocoso.

Il regalo più importante dell’imminente compleanno di Anna aveva assunto la forma meravigliosa di una promessa: la felicità.

Come a scuola.

L’amore è una scuola.
Insegna ad amare.
Una lezione dietro l’altra.
Le materie sono tante, le più disparate. Complesse, affascinanti, elaborate.
C’è la passione che va al passo con l’istinto e l’emozione.
Poi ancora il pensiero, l’educazione, la comprensione.
A volte, come a scuola, c’è la ricreazione.
E tutto si mescola in grandi risate.
Impari a conoscere una pelle diversa da te e a sentirla sotto le dita.
Impari a comprendere una mente diversa da te e a sentirla tra i tuoi pensieri.
Sui banchi studi il rispetto, la partecipazione, la tolleranza.
La meraviglia della diversità.
I compiti in classe son quando la vita ti mostra giornate in cui mettere in pratica ogni cosa che sai, dell’altro e di te.
È crescere insieme ogni giorno di più. Diversi da ieri, presenti anche oggi.
E il domani si costruirà.
È stare da soli, anche, un pó.
È studiar la pazienza che fiducia si fa.
L’amore è una scuola in cui mettersi in gioco davvero.
Per scoprire la parte migliore di sé da donare all’altro non è che lo specchio di te.
È uno scambio, un’osmosi, un respiro a due cuori.
È coraggio e lavoro.
È saper dire grazie e talvolta anche scusa.
Compagni di banco nel viaggio a due mani intrecciate.
Il più grande regalo che la vita ci fa.

La pozzanghera

***

Li aveva sorpresi la pioggia in un lento pomeriggio di fine estate.

La festa del paese si stava spegnendo tra le gocce premature di un autunno ormai imminente.

Avevano lasciato la macchina qualche centinaia di metri distante dai tendoni che adornavano il centro della piccola località di montagna e rinunciato agli ombrelli, ottimisti del fatto che le nuvole scure avrebbero trattenuto la pioggia, almeno per il tempo della loro passeggiata tra le bancherelle.

Si erano rifugiati qualche minuto sotto la tenda tesa di un negozio, poi, comprendendo che l’attesa che il cielo si rasserenasse sarebbe stata in ogni caso più breve di quanto la pioggia non avesse intenzione di bagnare in abbondanza l’intero pomeriggio, avevano deciso di far ritorno alla macchina e dirottare su altri modi per trascorrere insieme le ore che li separavano dalla fine della loro giornata insieme.

Lui si era tolto la giacca, col gesto galante che compete agli uomini gentili nel tentativo di riparare la sua compagna dal battere pesante della pioggia, e si erano incamminati a passo svelto per raggiungere la macchina e trovarvi riparo.

In terra si erano formate leggere pozzanghere sottili negli avvallamenti dell’asfalto consumato dai passi. Camminavano vicini, protettivo lui, che tratteneva con le mani la giacca stesa sopra le loro teste, piccola e leggermente in affanno lei, intenta a mantenere il passo agile del suo slanciato compagno di viaggio.

Improvvisamente, lei fece uno scatto alla sua destra, intercettò coi piedi una delle pozzanghere che si trovavano sui loro passi e, saltandoci dentro a piè pari, schizzò le caviglie di lui.

Allegra, sorridente, fanciullesca disse con ilarità quasi infantile:

“Ricordi quando i nostri figli guardavano Peppa Pig? Le pozzanghere di fango!!!!” e scoppiò a ridere.

Stupito, colto di sorpresa, lui fece inizialmente la faccia lievemente accigliata di chi si accinge ad una brontolata bonaria alla bimba dispettosa, poi, la seguì nella risata giocosa.

Continuavano a camminare e continuavano a schizzarsi sulle caviglie le gocce leggere delle piccole pozzanghere.

Lei lo guardava, sul viso di lui un sorriso leggero ingentiliva i bei lineamenti di uomo maturo. Aveva al suo fianco la sua donna, la sua confidente, la sua amante, la sua compagna e una bambina canuta ancora fermamente decisa a giocare.

Sorrideva come sorridono le persone felici.

Rientrati in macchina, si erano scrollati di dosso le poche gocce che la giacca tesa sopra le loro teste non era riuscita a fermare, e con le mani si erano asciugati le caviglie reciprocamente schizzate dai loro salti nelle pozzanghere.

Lui interruppe il silenzio:

“Io non so quanto dureremo io e te, non so dove finiremo e quando. Non so cosa saremo. So solo che ho fiducia. So solo che insieme a te mi sento molto bene.”

Rispose lei:

“L’amore ‘a modo tuo’ è l’amore che voglio io. La mia felicità porta il tuo nome.”

In quel piovoso pomeriggio di fine estate, la pioggia bagnava le teste degli uomini, ma il sole si era rifugiato sotto una giacca dove due vecchi bambini cresciuti ridevano all’unisono saltando nelle pozzanghere.

***

 

Come se non fosse mai stato tanto bello.

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Comprendi che l’amore, contrariamente a quanto avresti mai potuto augurarti od osare desiderare, ha fatto di nuovo il suo ‘sporco’ meraviglioso lavoro con te quando scopri come ogni attimo della giornata, ogni moto del tuo pensiero, ogni gesto delle tue abitudini sia impregnato dal ricordo del vostro essere ‘due’, dalla presenza dell’altro anche se manca al tuo fianco, dal desiderio di condividere e con-vivere.

E allora si compie la magia delle cose usate e conosciute dal tempo senza ricordo, che tornano nuove agli occhi e all’anima.

E commuove il cielo, il tocco di una mano, il rumore di un respiro, il suono di un sorriso.

Come se non fosse mai stato tanto bello.

Come se tu non fossi mai stata davvero così tanto bella.

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