Annunci

Come a scuola.

L’amore è una scuola.
Insegna ad amare.
Una lezione dietro l’altra.
Le materie sono tante, le più disparate. Complesse, affascinanti, elaborate.
C’è la passione che va al passo con l’istinto e l’emozione.
Poi ancora il pensiero, l’educazione, la comprensione.
A volte, come a scuola, c’è la ricreazione.
E tutto si mescola in grandi risate.
Impari a conoscere una pelle diversa da te e a sentirla sotto le dita.
Impari a comprendere una mente diversa da te e a sentirla tra i tuoi pensieri.
Sui banchi studi il rispetto, la partecipazione, la tolleranza.
La meraviglia della diversità.
I compiti in classe son quando la vita ti mostra giornate in cui mettere in pratica ogni cosa che sai, dell’altro e di te.
È crescere insieme ogni giorno di più. Diversi da ieri, presenti anche oggi.
E il domani si costruirà.
È stare da soli, anche, un pó.
È studiar la pazienza che fiducia si fa.
L’amore è una scuola in cui mettersi in gioco davvero.
Per scoprire la parte migliore di sé da donare all’altro non è che lo specchio di te.
È uno scambio, un’osmosi, un respiro a due cuori.
È coraggio e lavoro.
È saper dire grazie e talvolta anche scusa.
Compagni di banco nel viaggio a due mani intrecciate.
Il più grande regalo che la vita ci fa.

Annunci

La pozzanghera

***

Li aveva sorpresi la pioggia in un lento pomeriggio di fine estate.

La festa del paese si stava spegnendo tra le gocce premature di un autunno ormai imminente.

Avevano lasciato la macchina qualche centinaia di metri distante dai tendoni che adornavano il centro della piccola località di montagna e rinunciato agli ombrelli, ottimisti del fatto che le nuvole scure avrebbero trattenuto la pioggia, almeno per il tempo della loro passeggiata tra le bancherelle.

Si erano rifugiati qualche minuto sotto la tenda tesa di un negozio, poi, comprendendo che l’attesa che il cielo si rasserenasse sarebbe stata in ogni caso più breve di quanto la pioggia non avesse intenzione di bagnare in abbondanza l’intero pomeriggio, avevano deciso di far ritorno alla macchina e dirottare su altri modi per trascorrere insieme le ore che li separavano dalla fine della loro giornata insieme.

Lui si era tolto la giacca, col gesto galante che compete agli uomini gentili nel tentativo di riparare la sua compagna dal battere pesante della pioggia, e si erano incamminati a passo svelto per raggiungere la macchina e trovarvi riparo.

In terra si erano formate leggere pozzanghere sottili negli avvallamenti dell’asfalto consumato dai passi. Camminavano vicini, protettivo lui, che tratteneva con le mani la giacca stesa sopra le loro teste, piccola e leggermente in affanno lei, intenta a mantenere il passo agile del suo slanciato compagno di viaggio.

Improvvisamente, lei fece uno scatto alla sua destra, intercettò coi piedi una delle pozzanghere che si trovavano sui loro passi e, saltandoci dentro a piè pari, schizzò le caviglie di lui.

Allegra, sorridente, fanciullesca disse con ilarità quasi infantile:

“Ricordi quando i nostri figli guardavano Peppa Pig? Le pozzanghere di fango!!!!” e scoppiò a ridere.

Stupito, colto di sorpresa, lui fece inizialmente la faccia lievemente accigliata di chi si accinge ad una brontolata bonaria alla bimba dispettosa, poi, la seguì nella risata giocosa.

Continuavano a camminare e continuavano a schizzarsi sulle caviglie le gocce leggere delle piccole pozzanghere.

Lei lo guardava, sul viso di lui un sorriso leggero ingentiliva i bei lineamenti di uomo maturo. Aveva al suo fianco la sua donna, la sua confidente, la sua amante, la sua compagna e una bambina canuta ancora fermamente decisa a giocare.

Sorrideva come sorridono le persone felici.

Rientrati in macchina, si erano scrollati di dosso le poche gocce che la giacca tesa sopra le loro teste non era riuscita a fermare, e con le mani si erano asciugati le caviglie reciprocamente schizzate dai loro salti nelle pozzanghere.

Lui interruppe il silenzio:

“Io non so quanto dureremo io e te, non so dove finiremo e quando. Non so cosa saremo. So solo che ho fiducia. So solo che insieme a te mi sento molto bene.”

Rispose lei:

“L’amore ‘a modo tuo’ è l’amore che voglio io. La mia felicità porta il tuo nome.”

In quel piovoso pomeriggio di fine estate, la pioggia bagnava le teste degli uomini, ma il sole si era rifugiato sotto una giacca dove due vecchi bambini cresciuti ridevano all’unisono saltando nelle pozzanghere.

***

 

Come se non fosse mai stato tanto bello.

.

Comprendi che l’amore, contrariamente a quanto avresti mai potuto augurarti od osare desiderare, ha fatto di nuovo il suo ‘sporco’ meraviglioso lavoro con te quando scopri come ogni attimo della giornata, ogni moto del tuo pensiero, ogni gesto delle tue abitudini sia impregnato dal ricordo del vostro essere ‘due’, dalla presenza dell’altro anche se manca al tuo fianco, dal desiderio di condividere e con-vivere.

E allora si compie la magia delle cose usate e conosciute dal tempo senza ricordo, che tornano nuove agli occhi e all’anima.

E commuove il cielo, il tocco di una mano, il rumore di un respiro, il suono di un sorriso.

Come se non fosse mai stato tanto bello.

Come se tu non fossi mai stata davvero così tanto bella.

.

Spazio

È bello lo spazio che vedo incorniciato dalla linea dei contorni della tua pelle.

Sei tu il luogo in cui voglio fermarmi e scendere dalla giostra dei giorni.

Perché da quando sono con te non ricordo più dove stessi andando.

E sto, nel cerchio delle tue braccia. 

Non esiste altro luogo in cui voglia andare.

Come Paolo e Francesca

Immerse nel mondo le anime nobili

Corrono in circoli di vortici ombrosi

Si separano le pelli ma gli animi resistono

A folate di vento come lame taglienti

Mai lontani seppur distanti

Si cercano gli occhi, bramosi di ritrovarsi

A confermare che la strada che percorrono i passi

È sempre la stessa che li vede vicini

Si guardano e sulle labbra si accenna un sorriso

Perché chi ama davvero non sarà mai diviso

Il mondo può correre ma loro qua sono

Come Paolo e Francesca a cui non importa

Per esser felici

Il vento che fa

Voci precedenti più vecchie