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Lettere tra amanti – #1

(immagine dal web)

Cos’è la felicità, mio amato?

Esattamente non lo so, ma a me, piace definire la felicità come la sensazione di un attimo in cui tutto è in pace. L’istante in cui tutto è armonia.

So riconoscerla, quando la sento, fosse anche solo un attimo in un mare di rumore cacofonico e assordante.

Il tuo fiato che sfiora la mia pelle è armonia e perfezione.

I nostri corpi avvinghiati sono meraviglia dei sensi.  Talmente belli che vorrei essere un pittore e disegnarne i contorni e gli intrecci, per fermare così, per sempre, quella meraviglia su una tela di luci e ombre.

Il tuo odore che sento e riconosco intatto nell’incavo immediatamente sotto la fine del lobo del tuo orecchio, dove passano le vene che portano il sangue ad alimentare la tua mente, mi fa sentire a casa. Lì, dove voglio essere.

Il tuo cuore che batte sotto la mia mano intrecciata alla tua è in un istante il suono più bello che la mia pelle sia mai riuscita ad ascoltare.

Le linee della tua bocca che sembrano sorridere mentre riposi sono equilibrio perfetto delle forme.

In quegli istanti tutto è calma e silenzio, e armonia, e perfezione.

E io, in quegli istanti, sento, forte e chiara, la felicità.

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Te

Arrotoli il filo del phon in modo diverso da me.

Sorrido.

Le nostre differenza si scoprono, si misurano, si assaporano, si mischiano.

Gioco dialettico antico e nuovo, di nuovo, per costruire identità condivise.

Dio è amore. L’amore è nei dettagli.

Dio è nei dettagli.

E i tuoi dettagli mi piacciono.

Scolpiti, come sono, tra testa e cuore. Da qualche parte. Lì.