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Spazio

È bello lo spazio che vedo incorniciato dalla linea dei contorni della tua pelle.

Sei tu il luogo in cui voglio fermarmi e scendere dalla giostra dei giorni.

Perché da quando sono con te non ricordo più dove stessi andando.

E sto, nel cerchio delle tue braccia. 

Non esiste altro luogo in cui voglia andare.

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Come Paolo e Francesca

Immerse nel mondo le anime nobili

Corrono in circoli di vortici ombrosi

Si separano le pelli ma gli animi resistono

A folate di vento come lame taglienti

Mai lontani seppur distanti

Si cercano gli occhi, bramosi di ritrovarsi

A confermare che la strada che percorrono i passi

È sempre la stessa che li vede vicini

Si guardano e sulle labbra si accenna un sorriso

Perché chi ama davvero non sarà mai diviso

Il mondo può correre ma loro qua sono

Come Paolo e Francesca a cui non importa

Per esser felici

Il vento che fa

Lettere tra amanti – #4

(immagine dal web)

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Tutto quello che di materiale possiedo consideralo tuo.

Non è granché ma te ne faccio dono, come tu fossi me.

Ma quel che veramente mi appartiene e che custodisco sotto pelle voglio lo custodisca tu, come si ha cura di una cosa preziosa.

Perché non è quel che ho, ma quel che sono e non ne conservo copie.

Legandomi a te mi rendi libera di esprimere quello che sono davvero, di viverlo. Di vivere me. Di vivere quel noi che diventiamo insieme.

Hai tutta me.

Tienimi nel posto più sicuro che conosci.

Che è lì, sotto pelle, al centro del tuo petto, vicino a te.

Lì, non è freddo mai.

Un anno fa

È passato un anno.
Indosso lo stesso vestito, ricordo perfettamente la circostanza del nostro primo incontro.
Pioveva.
Ed era incerta la misura di quello che avrebbe fatto in modo che le nostre vite si avvicinassero, tanto quanto lo era, allora, quello che avrebbe potuto metter distanze.
Ricordo il posto, le prime impressioni, le sensazioni, la confusione strana delle possibilità, la preparazione alle attese…
Ricordo la circostanza che, poco tempo dopo, vedeva le nostre pelli incontrarsi per la prima volta. Conoscersi timide a piccoli passi.
Ricordo la singolare unione delle nostre vite accaduta per quello che potrebbe definirsi un insolito scherzo del destino.
Adesso penso, quasi con tenerezza, che ci fosse lo zampino di chi dall’alto disegna ogni passo importante delle nostre vite e che allora, come solo lui riesce a fare, avesse in serbo per me un regalo meraviglioso.
Aveva deciso, allora, che dovesse andare così. Che dovesse essere così, adesso.
Che mi commuovesse il dolce scorrere delle tue dita sui miei palmi mentre le nostre mani si trattengono vicine.
Che dovesse inondarmi di felicità la tua risata ilare e seducente al tempo stesso.
Che dovessi ascoltare il suono della tua voce, e il tuo respiro, come si ascoltano vibrare le note perfette di una melodia in grado di risvegliare emozioni da sotto la pelle.
Come la ninna nanna di una mamma.
Come la più potente delle magiche parole di un incantesimo d’amore.
Aveva deciso che tu fossi un traghettatore della mia vita verso sponde nuove e inesplorate di conoscenza e di consapevolezza. Aveva deciso che dovessi crescere.
Con te.
Amando ancora.
Amando.
Te.

Soulmate – Anime Compagne

Clara e Alberto erano seduti al loro tavolo in un ristorante colmo di varia umanità e chiassoso come solo i luoghi affollati da gente divertita riescono ad essere.
Erano allegri e vicini.
Sodali.
La confusione intorno raramente era in grado di distrarli dai flussi delle loro conversazioni, ricche di scambi di emozioni.
E anche quella sera era così. Nonostante il frastuono festante.
“Sto pensando alla definizione di ‘anima gemella’” disse ad un certo punto Alberto.
Clara concentrò la sua attenzione sulle parole di Alberto. Ne era sempre catturata e adesso si sentiva incuriosita dalle ipotesi su dove un tale incipit avrebbe condotto il loro discorrere.
Alberto proseguì:
“Il termine che usano gli inglesi per dire ‘anima gemella’ è ‘soulmate’, il compagno dell’anima. Quasi volessero indicare due anime che si son trovate, si sono incontrate e si accompagnano nella vita.”
Clara sorrideva, l’emozione che le nasceva nel cuore alle parole di Alberto non riusciva ad essere contenuta nell’anima e si disegnava sul suo volto.
Alberto aggiunse:
“Io mi chiedo se possa essere tu la mia ‘soulmate’. Mi chiedo cosa debba fare o essere o rappresentare una persona perché possa essere da me definita la mia ‘soulmate’. Cosa definisce reciprocamente due soulmate?”
La domanda sorprese Clara e la stupì al tempo stesso, ma d’istinto rispose:
“Si ri-conoscono.”
Poi aggiunse, cercando le parole migliori per spiegare a se stessa in primis e ad Alberto quello che intendesse:
“Credo che si conoscano reciprocamente e reciprocamente si riconoscano. Che imparino a conoscere se stessi attraverso l’altro e conoscano l’altro attraverso se stessi. Credo si comprendano, parlino lo stesso linguaggio delle emozioni. Che trovino, in ogni ambito, un pezzo di sé nell’altro. E un pezzo dell’altro in sé. E questo li faccia sentire a casa. Credo che due ‘soulmate’ si sentano a casa.”
E proseguì, con una punta di fanciullesco entusiasmo, colma di gioia:
“Io, con te, mi sento a casa.”
Tacquero per un attimo.
Il ristorante tutto intorno, col suo chiasso confuso, all’improvviso non esisteva  più.
Alberto e Clara erano altrove, nella bolla sospesa fatta di quell’ossigeno vitale che erano, per loro, le loro emozioni.
Erano a casa, la ‘loro’ casa.
Poi Clara riprese:
“E tu cosa rispondi alla domanda che ti poni se io possa o meno essere la tua ‘soulmate’?”
Alberto rispose sicuro, guardando dolcemente negli occhi di Clara:
“Se non tu, chi?”
(immagine dal web)

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