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Lettere tra amanti – #3

(immagine dal web)

Mi addormento…

Sai, Anima Bella, la sensazione di te che più rimane sotto la pelle è il tuo tenere le mie mani mentre diventiamo un solo corpo e una sola anima.

E di tenerle ancora mentre ci addormentiamo stremati.

E mentre camminiamo vicini.

E mentre parliamo delle nostre reciproche vite.

E mentre viviamo insieme il nostro tempo…

“Restami accanto, parla con me, mangia un boccone con me, fai l’amore con me.”

Mi hai detto portando la mia anima a traboccare dagli occhi lacrime felici di commozione.

E io ‘sento’ allora, oltre la pelle, che tu me le stai tenendo davvero, le mani,

Al di là dello spazio, al di là del tempo, le mie mani dimorano placide tra le pieghe delle tue.

Ed è un intrecciarsi di vite, sotto la pelle.

La felicità non accade per caso.

La felicità è una scelta.

E io ho scelto te.

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Dall’altra parte

(immagine dal web)

Claire sentiva che la sua vita fosse arrivata ad un nuovo bivio, ad uno di quei punti in cui, ad ogni anima senziente a cui sia data dal cielo la possibilità di abitare un minuscolo atomo di questo mondo, si imponga l’urgenza di compiere una scelta. Se rimanere immobile nello stato delle cose o se compiere un passo avanti, con la fatica che ne consegue, per evolvere ad uno stadio superiore della propria crescita.

A questo pensava mentre si asciugava i capelli. Aspettava l’uomo che in qualche modo, da qualche tempo, le dava segnali luminosi e chiarissimi, come fari nella nebbia, che qualcosa stesse già cambiando nel complesso sistema della sua vita. E che stesse cambiando in meglio.

E allora, perchè non buttare nella mischia una manciata di volontà personale e di impegno perchè la spinta che quell’uomo eccezionale le dava non si limitasse alla sfera delle emozioni, così importanti per Claire, e trascinasse con se, come un volano di rivoluzione personale tutti gli altri aspetti della sua vita? Dal lavoro alla gestione del suo tempo, dalle opportunità che conosceva e che non aveva il coraggio di cogliere, ritenendosi incapace di meritarle, fino al rapporto con la parte più profonda di sè dove albergavano ancora, ben nascosti ma mai sopiti, i suoi desideri disattesi si bambina?

Mentre il phon frullava il suo rumore ipnotico, le tornò in mente l’immagine di una sera di diversi anni prima a casa di amici, durante la quale una ragazza che conosceva appena aveva catalizzato l’attenzione dei presenti con la lettura dei tarocchi, nella quale si dilettava da un pò.

Claire, con quella titubanza che la legava a previsioni di futuri tanto improbabili quanto facilmente confutabili, aveva accettato l’offerta che quella ragazza dalla chioma fluente di capelli lunghissimi le leggesse le carte.

La domanda iniziale a cui i tarocchi avrebbero dovuto fornire risposta era stata quella che riguardava la direzione complessiva della sua vita, non limitando quindi l’esito della sorte ad un ambito particolare, ma in qualche modo mettendo alla prova quel gioco casuale di carte sull’intera sua esistenza, per vedere un pò se sarebbero state in grado di fornirle riposte plausibili, arrivati al dunque della domanda che conteneva in sè tutte le altre.

Claire non ricordava assolutamente quali allora fossero state le carte che aveva estratto dal mazzo, ma ricordava benissimo la risposta che l’improvvisata fattucchiera le aveva fornito leggendole, variopinte, una volta disposte sul tavolo.

Le carte erano divise in due parti nette, contrapposte e contrarie. Da una parte una serie di carte negative, dall’altra una corrispondente serie di carte positive.

“E’ rarissimo che le carte si dispongano in modo così simmetricamente contrapposto” aveva esordito Adele. Si chiamava così la sibilla di quella serata lontana che riaffiorava prepotente alla memoria di Claire.

E aveva proseguito:

“Qui nella parte delle carte negative, c’è tutto quello che non va nella tua vita o che in qualche modo ti senti addosso come un vestito troppo stretto. Di qua, dove ci sono le carte positive, c’è tutto quello che ti aspetta per essere felice. Devi solo passare da quest’altra parte e tutto andrà a posto.”

“Devi solo passare da quest’altra parte” si ripeteva Claire continuando a sentire il phon scompigliarle i capelli.

Sopra il rumore del vento caldo sentì suonare alla porta.

Staccò il phon, lo rimise a posto, scese di corsa le scale passandosi una mano tra i capelli per rimetterli un pò in ordine e si precipitò ad aprire la porta.

L’uomo che era in grado di allargarle il sorriso sulle labbra ogni volta che i loro occhi si incontravano, la aspettava appoggiato alla macchina.

“Tutto quello che vuoi è dall’altra parte delle paura.”

Le aveva scritto questo aforisma di Jack Canfield la sera prima, intercettando l’irrequietezza che aveva caratterizzato le ultime giornate di Claire. Lui le voleva bene davvero, e Claire lo percepiva sulla pelle e oltre, in ogni diramazione della sua anima, in modo nettissimo.

“Tutto quello che vuoi è dall’altra parte della paura. Devi solo passare dall’altra parte, Claire”  si ripetè allora come un mantra per chiudere il flusso dei suoi pensieri.

Prese le chiavi dal tavolo, uscì, richiuse la porta alle sue spalle e prese la mano che l’uomo meraviglioso che aveva di fronte le offriva.

“Bene, Claire, andiamo dall’altra parte. Questo è un ottimo inizio” si disse tra sè e sè.

Claire sorrise. L’uomo che le teneva la mano sorrise.

E si incamminarono insieme, fianco a fianco, nell’aria tiepida di un luminosissimo tramonto di fine estate.

 

Poco meno di un metro quadrato

(immagine dal web)

Annie e Richard erano entrati nel ristorante augurandosi silenziosamente che ci fosse posto per due e che riuscissero a consumare la loro pizza in tempo utile per raggiungere il cinema che li avrebbe visti vicini, nel buio di una sala gremita per la loro ‘prima volta’ insieme.

Annie portava con sè la consapevolezza che ogni momento, che il turbinio della sua vita le concedesse di trascorrere con Richard avesse la meravigliosa consistenza di un regalo. Troppe volte si era trovata a pensare che nello straordinario gioco delle relazioni umane, lei avesse giocato le sue carte in modo disastroso e che la partita fosse avviata ad una conclusione ineluttabilmente solitaria, senza grandi margini di appello. Poi, era arrivato Richard, e aveva rovesciato l’intero tavolo delle sue convinzioni, facendole intravedere la possibilità che, invece, fosse ancora tutto possibile. E che lei, potesse ancora ‘valere la pena’ per qualcuno. E non per un ‘qualcuno’ qualsiasi, ma per Richard appunto.

Si sentiva euforica, leggera, contenta, colma di stupore, come una bambina che scarti i regali tanto attesi la mattina di Natale.

La responsabile li aveva accolti sorridente, offrendo loro la conferma della disponibilità di un tavolo e rassicurandoli sulle tempistiche della loro cena e del servizio che si sarebbe occupato di fargliela avere.

Mentre si incamminavano al seguito di quella bella signora in carne, dai capelli raccolti sulla nuca, che li stava accompagnando al loro posto, si erano scambiati un’occhiata complice e sorridente.

Richard aveva lasciato che la galanteria di cui amava vestirsi quando si trovava in compagnia di una donna facesse in modo che Annie lo precedesse di qualche passo. Adorava osservare la sua figura racchiusa nella pelle candida finemente profumata e carica di sensualità, illuminata a tratti da punti brillanti ma discreti che le adornavano sapientemente i diversi profili. Non riusciva a fare a meno di desiderarla seguendo con gli occhi le sue curve partire dal dorso del piede, passare per le sensualissime gambe, profilarle i glutei che l’abito corto metteva in risalto e, arrivando alla nuca, pregustare il momento in cui si sarebbe voltata per prendere posto al tavolo e lo avrebbe incantato il disegno preciso delle sue labbra.

La sala era affollata, chiassosa, ricolma di quella umanità colorata e divertita tipica del sabato sera, quando, fosse anche solo per una manciata di ore, si dismettono i panni che ingombrano i giorni sempre uguali delle settimane e si gode del tempo che passa senza un cartellino da timbrare.

Seduti al loro tavolo, che li vedeva separati dal legno quadrato su cui appoggiavano stoviglie e addobbi vari in attesa di asservirsi al loro ruolo, Annie e Richard si erano guardati negli occhi, vedendo l’una, nel luccicare racchiuso tra le palpebre dell’altro, lo specchio di quel moto dell’anima che ognuno di loro era sicuro illuminasse i propri.

Il sorriso di Richard si era aperto contemplando la bellezza di quella donna che aveva l’onore di avere al suo fianco e aveva scosso il capo per mascherare l’imbarazzo di non riuscire a trovare dentro di sè le parole adatte a testimoniarle quanto fosse pazzo di lei.

Le braccia di entrambi si erano mosse all’unisono e si erano distese sul bordo del tavolo per fare in modo che le pelli dei polpastrelli si incontrassero a metà strada e godessero di quel contatto dei sensi che tanto li aveva visti uniti fino a poche ore prima e che li tratteneva, uniti. Il loro sguardo reciproco era muto, non avevano bisogno di parole e, come d’incanto, tutto il resto dei rumori e dei colori era sparito. In quell’angolo di mondo di un metro quadrato scarso, c’erano solo loro, la luce dei loro occhi, il senso della loro pelle che si sfiorava, il battito dei loro cuori.

Non avevano idea di quanto tempo fosse passato nel loro minuscolo angolo di amore in circolo, quando un cameriere fin troppo sorridente, a mascherare lo sforzo connesso al proprio lavoro di servizio, appoggiò le loro pizze sul tavolo e augurò loro una buona serata.

L’incanto si era spezzato.

Era improvvisamente tornato il frastuono. Troppe persone intorno, troppo baccano perchè Annie potesse cogliere le frequenze dei messaggi potentissimi ma silenti che Richard le stava inviando.

Richard prese allora il cellulare dalla tasca e, senza interrompere il silenzio, iniziò a scrivere. Sarebbe riuscito, senza ulteriori indugi e sfidando la cacofonia che li circondava, a raggiungerla, con precise e meditate parole scritte, accompagnate fittamente dagli sguardi più sinceri di cui fosse capace, per dirle quanto la desiderasse ogni minuto di più.

Annie non comprendeva il senso di quello che stava facendo Richard, non sapeva a chi stesse scrivendo con quella che le era sembrata essere quasi un’urgenza improvvisa. Vedeva il suo volto assorto ma disteso attraverso il fumo che saliva dalla pizza appena sfornata. Era serena, non temeva niente da quell’uomo che, inaspettatamente, aveva conquistato la sua fiducia, senza riserve.

Passò un lungo minuto, poi Richard alzò lo sguardo e fece cenno ad Annie con la testa, indicandole in quel modo di prendere il suo cellulare dalla borsetta che lei aveva completamente dimenticato attaccata allo schienale della seggiola.

Annie lo prese, lo sbloccò e vide che c’erano le notifiche di una serie di messaggi.

“Io sto facendo l’amore con te, anche adesso, con il mio sguardo, con i miei movimenti, con le mie intenzioni.”

Annie alzò lo sguardo, incontrò gli occhi di Richard, ne intravide la calda luce viva per un attimo, prima che lo sguardo di Richard si abbassasse nuovamente sullo schermo del cellulare e le sue mani tornassero a scrivere.

“Ti sto desiderando con calma… e con ansia al tempo stesso. Quasi non fossi mai, davvero, mia.”

Annie tornò a leggere e alzò di nuovo lo sguardo. Gli occhi di Richard erano di nuovo tutti per lei, immersi nei suoi.

“Sono un uomo complicato, ma non esiste alcuna complicazione che mi impedisca adesso di dirti che ti voglio un gran bene e che ti desidero ogni giorno di più.”

Il respiro nel  petto di Annie perse un colpo e si fece ansimante per recuperare terreno sull’emozione che stava per travolgerla.

Le sue labbra si mossero in una risposta priva di suoni.

Mimarono, lentamente, il “ti amo” più dolce che avessero mai pronunciato.

“Mi commuovi” aggiunsero, sempre silenziose, le labbra di  Annie e i suoi occhi divennero lucidi.

“Anche tu” risposero le labbra, silenziose anch’esse, di Richard.

I loro occhi, illuminati più di quanto non fossero stati fino a quel momento con l’umidità dell’emozione che ne accentuava i riflessi iridescenti, si fissarono a lungo.

Le labbra di entrambi si aprirono nel più bel sorriso che fossero mai riuscite a comporre nel geometrico incastro dei loro muscoli.

Il tempo, fermo, in attesa dei loro respiri, assisteva allo spettacolo della felicità chiusa in poco meno di un metro quadrato, che rimbalzava tra due corpi immobili ma tesi l’uno verso l’altro nella più bella delle danze, al di sopra di due pizze fumanti.

Lettere tra amanti – #2

(immagine dal web)

L’estate lentamente abbandona il tempo che ci è dato di vivere.

Tornerà l’autunno con la danza di foglie nel vento e l’inverno nel rigore del freddo, abbracciato stretto, dei cappotti.

Ci sarà dato da vedere, protagonisti e spettatori insieme, se la poesia che ha invaso le nostre menti, le nostre anime e i nostri corpi avrà il sapore dell’eternità ripetuta dei giorni o se sarà sopraffatta da dubbi, pensieri, domande, risposte… e silenzi.

Rimarranno, scolpiti immutabili e immutati nei ricordi, i solchi, dolci di melassa e profondi come gli abissi dove, lontano dal mondo, si stringono davvero le anime affini, di parole, e gesti, e sguardi, e pelle su pelle che hanno reso meraviglia sognante e sognata lo scorrere del nostro tempo insieme.

Riusciremo ad alimentare la fiamma fresca, leggera, effimera eppure così calda del fuoco che ci ha colpito, quando fuori sarà freddo e buio?

Proverò a soffiare lieve, finchè acconsentirai a che io lo faccia, sul tenero fuoco ardente che adesso ci avvolge, perchè non abbia timore di illuminare il cielo e scaldare i cuori. I nostri, poichè ne saremo pervasi e assetati come di acqua fresca nel sole, e quelli dei tanti là fuori, ormai spenti e cinerei, bramosi, come eravamo noi, di riaccendere disilluse speranze mai spente davvero.

Non voglio perdermi la stupefacente quanto insperata occasione di leggere la tua anima e infilarci, tra le tue righe, le parole scomposte della mia, almeno fino a quando mi darai il permesso di poterlo fare, con eleganti e doverosi rispetto e gratitudine.

Intanto, nel lento raffrescarsi delle notti di fine estate, regalo a te lo scoppiettante e meravigliosamente  luminoso crepitio delle esplosioni finali che lo spettacolo dei fuochi d’artificio della mia anima, accesi dalla miccia del tuo sguardo, fanno adesso nel cielo della mia vita, accendendolo di bagliori tremanti di gioia pura, riconoscenza, affetto, serenità, felicità… e amore.

Tua.

Appartenente, appartenuta, a te.

Lettere tra amanti – #1

(immagine dal web)

Cos’è la felicità, mio amato?

Esattamente non lo so, ma a me, piace definire la felicità come la sensazione di un attimo in cui tutto è in pace. L’istante in cui tutto è armonia.

So riconoscerla, quando la sento, fosse anche solo un attimo in un mare di rumore cacofonico e assordante.

Il tuo fiato che sfiora la mia pelle è armonia e perfezione.

I nostri corpi avvinghiati sono meraviglia dei sensi.  Talmente belli che vorrei essere un pittore e disegnarne i contorni e gli intrecci, per fermare così, per sempre, quella meraviglia su una tela di luci e ombre.

Il tuo odore che sento e riconosco intatto nell’incavo immediatamente sotto la fine del lobo del tuo orecchio, dove passano le vene che portano il sangue ad alimentare la tua mente, mi fa sentire a casa. Lì, dove voglio essere.

Il tuo cuore che batte sotto la mia mano intrecciata alla tua è in un istante il suono più bello che la mia pelle sia mai riuscita ad ascoltare.

Le linee della tua bocca che sembrano sorridere mentre riposi sono equilibrio perfetto delle forme.

In quegli istanti tutto è calma e silenzio, e armonia, e perfezione.

E io, in quegli istanti, sento, forte e chiara, la felicità.

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