Sento che non ci sei

Sento che non ci sei…

So che sei con il tuo babbo, so che è giusto cosí, so che domani ti divertirai con lui, mentre io sarò tutto il giorno al lavoro e comunque non saremmo stati insieme, e poi arriverà la befana, e sarai contento e giocherai e poi tornerai qui…è già successo tante volte che mi addormentassi sapendo che tu stai già dormendo in un’altra casa…e sono sempre stata serena e felice per te…

Ma stasera… non so dirti perchè… manca qualcosa di importante in questa casa, manca la tua presenza.

Stasera sento che non ci sei…semplicemente…

Buonanotte pulcino…

La mamma ti vuole tanto bene.

Se potessi parlarti ancora… (dedicata…)

…tuu…tu-tuu…tu-tuu…

“Ciao zia, sono Elena…

Come va lassù?

Ora che non fai più parte di questo mondo e i tuoi occhi non son più costretti al buio, riesci a vedere di nuovo la bellezza dei colori? E i visi di tutti quanti noi rimasti quaggiù orfani di te?

Cucini anche lassù la tua splendida minestra di pane e i tortelli di patate, di cui buona parte del ripieno finiva nella mia bocca mentre ti aiutavo a chiuderli, l’unica cosa che non riuscivi a fare da sola non vedendo?

Come dici? Che lo sapevi che lo mangiavo?

Beh, sapessi che scorpacciate! E poi rimaneva sempre un pò di sfoglia tirata dalle tue mani esperte guidate dagli occhi del tatto…ma vuota perchè l’impasto finiva sempre prima…ricordi?

Sai, mi mancano molto le nostre lunghe chiaccherate al telefono, quando mi chiamavi per alleviare per un pò il tuo senso di solitudine e mi tenevi aggiornata sulle novità delle nostra grande famiglia…chi era in arrivo, chi si ammalava, chi purtroppo si stava avviando sulla via del distacco…e mi mancano altrettanto le telefonate che nelle sere di solitudine facevo a te, sapevo che poi mi avresti tenuta al telefono per lunghe mezz’ore…ma mentre tu raccontavi io mi preparavo per uscire, o preparavo la cena e mi facevi compagnia…

Passo spesso davanti a quella che era la tua casa…il mio sguardo tutte le volte si gira a cercarti, poi realizzo che non ci sei più, e che non posso fermarmi a prendere il caffè…

Ricordi quanto era buffo? io suonavo, mi venivi ad aprire e io, dopo averti salutato mi dirigevo in cucina e dicevo:

‘io zia mi faccio il caffè’  come se fossi entrata a casa mia, e te rimettendoti seduta sul tuo divanetto mi dicevi:

‘fai, fai, prendi un pò di frutta se ti va, o apri il frigo e mangia quello che trovi’…

Mi ricordo che era tanto buona la tua uva, spizzicata mentre aspettavo il caffè, sai?

La casa, almeno da fuori, è ancora tutta com’era, davanti alla porta ci sono ancora quei tre scalini dove ci sedevamo nell’aria del tramonto, e io ti raccontavo del mio lavoro, dei miei problemi economici, delle mie storie d’amore, dei miei tormenti…e te mi dicevi sempre:

‘bisogna aver pazienza, Elena…tanta pazienza…’

Come dici?

Sì, io sto bene, abbastanza…ho un pò di problemi fisici in questo periodo legati alla mia malattia…ma piano piano piano si risolveranno…non preoccuparti…

Sì, la mamma e il babbo stanno bene…invecchiano, diventano insopportabilmente bisbetici ogni giorno che passa…ma si diventa tutti noiosi quando si invecchia…lo divevi anche tu…

E Filippo è sempre più un musicista apprezzato…avete la musica lassù?

Ti chiamavo però soprattutto perchè c’è una cosa che avrei voluto dirti di persona…ma non ho fatto in tempo…Sei partita per il tuo ultimo viaggio pochi giorni dopo che avevo saputo di aspettare un bimbo…quanto mi avrebbe fatto piacere dirtelo di persona!!!

Ma non ho fatto in tempo…

E’ un bambino meraviglioso di quattro anni ormai…quanto ti piacerebbe chiaccherare con lui, ha un’immaginazione fervida e intelligente, una mente brillante e gli occhietti vispi e furbi come uno scoiattolo… e il suo nome è legato a te, sai?

Si chiama Elio…come lo zio…è stato l’unico modo che ho trovato per legare il mio bimbo a te…non potevo dargli il tuo nome, e allora gli ho dato il nome della persona che aveva legato la sua vita alla tua…

Sono convinta che il tuo posto nel mondo tu lo abbia lasciato a lui…la gravidanza era a rischio, e invece è andata perfettamente…perchè il piccolo Elio aveva il tuo splendido posto da occupare nel mondo…e nella mia vita…

Come dici zia?

Tu queste cose già le sai?

Sì, lo immaginavo…ma volevo dirtele io…e parlare ancora una volta con te…

Devo andare ora zia cara…il cucciolo mi aspetta all’asilo…

Saluta lo zio Elio da parte mia, e anche lo zio Marino, già che ci sei…ricordi che diceva che tra tutte le nipoti io ero la più bella? Quanto mi rendeva orgogliosa di me sentirglielo dire!!!

Che grand’uomo era anche lui… Me lo saluti? Gli dai un abbraccio forte da parte mia?

Ciao zia, il piccolo Elio mi aspetta…

Ci risentiamo vero?

Ti farai risentire presto?

Sìì??? Bene, ti aspetto allora!

Ti voglio bene!… Ancora e ancora…”

…click…

…tuu…tu-tuu…tu-tuu…

How Do You Feel When You Are Heartbroken?

http://vincentmars.com/2012/07/09/how-do-you-feel-when-you-are-heartbroken/

How Do You Feel When You Are Heartbroken?

by Vincent Mars

Heartbrake

“I feel like a butterfly whose wings have been clipped by a girl with sharp scissors.
I feel like a love letter never sent. Like a wedding dress never worn. Like blue lips. Like Romeo when he thought his Juliet was dead. Like Juliet when she knew her Romeo was dead. Like Friar Laurence when he learned both Romeo and Juliet were dead, and he knew it was all his fault.

I feel like a medieval monk losing his faith. Like a dying king without heirs. Like a barren queen. Like a ravished lady. Like a dishonored knight.

I feel like a stag without antlers. Like a unicorn without a horn. Like a zebra without stripes. Like a leopard without spots. Like a cat without whiskers. Like a raven in the daylight. Like a dove dipped in tar.

I feel like a crooked nose. Like a crippled leg. Like a decaying tooth. Like a blind eye, like a deaf ear, like a limp hand. Like a pimple on the tip of a beautiful girl’s nose. Like Quasimodo’s hump.

I feel like Beethoven when he realized he was going deaf. Like Napoleon at Waterloo. Like Chopin when he pressed the wrong piano key. Like Hemingway when he had to write an adverb.

I feel like a crumbling tower. Like a burnt church. Like the Titanic when it sank. Like the Berlin wall when it fell. Like the twin towers when they fell. Like the Chinese Great Wall when it will fall.

I feel like a toilet seat on whom an elephantine lady is about to sit.

I feel like a solar eclipse. Like a dying star.

I feel like a bald barber.

Like a ballerina with a broken leg.

Like a snowless winter.

Like a cake without sugar.

Like a baby born of incest.

I feel like Z, the whoreson, the unnecessary letter.

I feel like God Himself when he reads the philosophers.

I feel too much, I feel not enough, I feel like nothing, like everything, like weeping, like not weeping, like writing, like not writing, like wearing my hat, like not wearing my hat.

I feel like an empty glass full of nothing.”

Avevo tenuto da parte questo articolo letto qualche mese fa sul blog di Vincent Mars, con l’intenzione di tradurlo e di pensarci un pò su…

Come ci si sente quando si ha il cuore spezzato?

L’autore elenca una serie di metafore delle più svariate categorie, letterarie, fisiche, faunistiche…sembra in effetti un lungo sterile elenco di primo acchito…ma rileggendolo io mi son calata in ognuna delle immagini evocate dalle sue metafore…e dentro ognuna di esse quello che si percepisce è un angosciante senso di mancanza, di perdita…

Come ci si sente quando si ha il cuore spezzato? Ci si sente “senza”…ed è una sensazione tremenda, lacerante che ricordo bene…e che augurerei a me stessa e ad ogni giorno del mio avvenire di non riprovare mai più…

Ci si sente “come un bicchiere vuoto pieno di niente”…

Ecco la traduzione:

Come ti senti quando hai il cuore spezzato?

Mi sento come una farfalla le cui ali siano state tagliate da una ragazza con le forbici affilate .

Mi sento come una lettera d’amore mai inviata.

Come un abito da sposa mai indossato.

Come labbra blu.

Come Romeo quando pensava che la sua Giulietta fosse morta .

Come Giulietta quando sapeva che il suo Romeo era morto.

Come Frate Lorenzo, quando ha appreso che sia Romeo che Giulietta erano morti, e lui sapeva che era tutta colpa sua.

Mi sento come un monaco medievale che perde la sua fede.

Come un re che muore senza eredi.

Come una regina sterile.

Come una donna rapita.

Come un cavaliere disonorato.

Mi sento come un cervo senza corna.

Come un unicorno senza corno.

Come una zebra senza strisce.

Come un leopardo senza macchie.

Come un gatto senza baffi.

Come un corvo alla luce del giorno.

Come una colomba immersa nel catrame .

Mi sento come un naso storto.

Come una gamba zoppa.

Come un dente in decomposizione.

Come un occhio cieco, come un orecchio sordo, come una mano inerte.

Come un brufolo sulla punta del naso di una bella ragazza.

Come la gobba di Quasimodo.

Mi sento come Beethoven quando si rese conto che stava diventando sordo.

Come Napoleone a Waterloo.

Come Chopin quando ha premuto il tasto sbagliato sul pianoforte.

Come Hemingway quando doveva scrivere un avverbio .

Mi sento come una torre in rovina.

Come una chiesa bruciata.

Come il Titanic quando affondò.

Come il muro di Berlino quando cadde.

Come le torri gemelle, quando sono crollate.

Come la Grande Muraglia cinese quando cadrà.

Mi sento come una tavoletta del wc su cui una signora elefantesca è in procinto di sedersi .

Mi sento come un eclissi solare. Come una stella morente.

Mi sento come un barbiere calvo.

Come una ballerina con una gamba rotta.

Come un inverno senza neve.

Come una torta senza zucchero.

Come un bambino nato da incesto.

Mi sento come la Z, la figlia di puttana, la lettera inutile .

Mi sento come Dio stesso quando legge i filosofi .

Mi sento troppo, non mi sento abbastanza, mi sento come niente, come tutto, come il pianto, come non piangere, come la scrittura, come non scrivere, come indossare il cappello, come non indossare il mio cappello.

Mi sento come un bicchiere vuoto pieno di nulla.