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Il diritto di contraddirmi

4.0.1

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(immagine dal web)

Anima e Animus 

Anima era ignorante e una sciocca, non era mai stata a scuola,
mentre Animus sapeva un mucchio di cose, leggeva un mucchio di cose, imparò a parlare con un sassolino in bocca,
e così, quando parlava, parlava così bene che tutti i suoi amici dicevano che non poteva parlare meglio di quanto facesse.
Non si avrebbe mai finito d’ascoltarlo…
Fu così che Anima non ebbe più il diritto di dirgli una parola, Animus le toglieva “le parole di bocca”,
lui sapeva meglio di lei quello che intendeva dire e, per mezzo delle sue teorie e reminiscenze, manipolava tutto,
l’aggiustava così bene che la “poveretta” non ci capiva più niente…!

…un giorno Animus rientrando all’improvviso, o forse sonnecchiando dopo pranzo, o forse mentre assorto al lavoro,
sentì Anima che cantava da sola dietro la porta chiusa: una curiosa canzone, qualcosa ch’egli non conosceva,
di cui non aveva modo di trovare le note o le parole o la chiave; una strana e meravigliosa canzone.
Poi lui, sornione, tentò di fargliela ripetere, ma Anima fece finta di niente.
Taceva, mentre egli la guardava. L’anima tace quando la mente la guarda.
Allora Animus escogitò un trucco, cercò di farle credere che non ci fosse…

…Animus andò fuori, discusse animatamente con gli amici, fischiettava, suonava il liuto, segava il legno, cantava insulsi ritornelli.
A poco a poco si rassicurò, respirava, ma si credette sola e così, senza rumore, andò ad aprire la porta al suo amante divino”.

Paul Claudel 

Frasi celebri di PAUL CLAUDEL –

Se l’ordine è il piacere della ragione, il disordine è la delizia dell’immaginazione.

È delizioso restare immersi in questa specie di luce liquida che fa di noi degli esseri diversi e sospesi.

La poesia non è fatta di queste lettere che pianto come chiodi, ma del bianco che resta sulla carta.

L’ordine è il piacere della ragione; ma il disordine è la delizia dell’immaginazione.

Mi riservo, con fermezza, il diritto di contraddirmi.

 

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“Non ricerco la complicazione; essa è in me.” A.Gide

  • Dali_Birth-of-New-Man
    (Salvador Dalì, “Geopoliticus Child Watching the Birth of the New Man”, 1943)
    .
“Non ricerco la complicazione; essa è in me. Ogni gesto nel quale non riconosca tutte le contraddizioni che mi abitano, mi tradisce.”
(Andre’ Gide, “Se il grano non muore”, 1926)
.
Decisamente inutile, sfiancante battaglia quella di cercare di cambiare la propria natura…quello che al massimo può essere conveniente intraprendere è un personale percorso di limatura, di smussatura degli spigoli…e posso garantire che è un lavorone…un lungo lento lavoro sulla propria anima, sulla propria mente, sulla propria coscienza, che produce i suoi frutti con la lentezza dell’acqua corrente nei fiumi che ricuce le rocce in sabbia sottile…
E allora le ‘contraddizioni che ci abitano’, e le ammaccature che da esse derivano immancabilmente, bisogna imparare a vederle, a riconoscerle, ad accettarle come parte di sè, come la forma degli occhi, o il colore dei capelli o il personalissimo disegno delle dita delle mani…e bisogna farci pace…ed essere infine orgogliosi di riconoscere in ogni gesto proprio quelle contraddizioni, proprio quei difetti, proprio quelle ammaccature, perchè anche attraverso di loro passa quello che siamo, quello che realmente siamo davvero, quello che si vede altrimenti solo nel profondo degli occhi…se fossimo tanto coraggiosi da farlo vedere davvero e alzare lo sguardo, e camminare a testa alta…passo dopo passo…
Ma, ammaccatura dopo ammaccatura, cicatrice dopo cicatrice, il dolore lo conosciamo bene, e non ci si rannicchia più a leccare le ferite, a far guarire i lividi…
E la testa piano piano si alza…e che il mondo ci guardi pure nel profondo dei nostri occhi…
Eccoci qua…io, la mia complicazione, le mie contraddizioni…c’è un pò di folla qua, dentro di me, devo ancora lavorare per mettere un pò in ordine…ma in tutto questo disordine perfettamente disordinato, tutto sommato, non si sta per niente male…
E io sono fiera di me, della mia complicazione, delle mie contraddizioni…del pacchetto completo, insomma, senza esclusioni…

Emozioni filtrate

Era lo scorso 2 luglio, il concerto di apertura del Lucca Summer Festival…gli Eagles…e c’ero anch’io…

Mesi prima il mio compagno aveva preso i biglietti e mi ha regalato uno dei pochi concerti live della mia vita, un bel pomeriggio, una splendida serata, un mare di emozioni (…tra cui la più bella è stata osservare la bellezza della sua faccia in estasi nel vedere dal vivo, finalmente, uno dei gruppi musicali da lui più amati e seguiti nel corso degli anni della sua gioventù e della sua maturità…è stato bellissimo vedere sul suo volto e nel luccichio dei suoi occhi la luce della felicità vera per la realizzazione di un sogno… ❤ )

C’ero anch’io quindi, e, all’arpeggio iniziale di Hotel California anche il mio telefonino si è acceso e ha filmato i circa sei minuti di magia che si concretizzavano sul palco…

Poi la mia mente, per un attimo, ha fatto corto circuito, e ha osservato la distesa di telefonini e tablet, che, in mano ad ognuno dei presenti hanno filmato la medesima scena, come se fossero la versione 2.0 delle vecchie tremolanti luci degli accendini di una manciata di anni fa…

E mi son chiesta: ma che senso ha tutto questo? perchè l’attenzione si concentra sui tastini del touch screen nel tentativo di ottenere la miglior qualità audio e video della ripresa invece che sulle emozioni che quel momento imprime negli occhi, nella memoria, nella mente, nel cuore? che senso ha riportare a casa un filmato che finirà nel mucchio dei video salvati in una cartella della scheda sd o del pc se non si sono catturate le emozioni vere che quel momento ci regalava? perchè si ha bisogno di avere un supporto visivo esterno per vivere un’emozione, e non son più sufficienti gli occhi, le orecchie, la mente e il cuore? siamo ancora capaci di provare emozioni vere se non passano attraverso il telefonino o il tablet?

Per un attimo mi sono inquietata per questa aridità emotiva che ci sta tutti quanti ingoiando, e ho ripensato ad una recita teatrale di danza creativa a cui avevo assistito con il mio bimbo poche sere prima… Anche in quell’occasione genitori, fidanzati, amici, mariti, figli avevano filmato le loro mogli, madri, fidanzate, amiche che stavano vivendo e creando emozioni, piuttosto che viverle realmente con loro…spengere il telefonino e accendere il cuore…

Quanti di quei filmati vengono poi rivisti? quale emozione può essere mai rivissuta attraverso un video se non siamo stati capaci di viverla nel momento reale e magico della sua creazione?

Il mio bimbo odia le fotografie, i video, persino parlare al telefono…che abbia ragione lui nel voler continuare fortemente a viverle le emozioni, piuttosto che farle filtrare da uno schermo? che abbia ragione lui nel preferire che sua mamma o suo papà gli parlino di persona piuttosto che da un telefono, che gli sorridano realmente piuttosto che fotografarlo, che lo applaudano e lo ricoprano di baci se recita a memoria una poesia o improvvisa un balletto piuttosto che vedere che hanno in mano la videocamera di un cellulare o di un tablet, invece che il loro cuore????

Com’è che mi sento coinvolta???

Cogito ergo sum

Chi di sè vede lettura
ad ogni piè sospinto
o è molto apprezzato
o è un cretino convinto
 
Eowyn
 
da Amaranto http://lothlorienr.wordpress.com/2014/04/23/cogito-ergo-sum/
 

Questo è il testo di un post pubblicato da Roberta sul suo blog Amaranto http://lothlorienr.wordpress.com/2014/04/23/cogito-ergo-sum/ lo scorso 23 Aprile.

Quando l’ho letto mi ha catturato istantaneamente…l’ho letto e riletto…e mi son chiesta ‘ma perchè mi sento coinvolta da questo pugno di parole in rima?’

Ammetto di essere, spesse volte mio malgrado, una mente contorta, che si interroga continuamente su ogni pensiero, parola, azione…

Cerco di dare una spiegazione a tutto, ai miei comportamenti, alle mie reazioni, ai modi in cui mi esprimo, alle motivazioni, profonde e perse nella mia infanzia, per cui oggi sono la persona che sono, per cui faccio gli errori che faccio, per cui prendo le decisioni che prendo, per cui scelgo quello che scelgo, per cui gestisco le relazioni con gli altri esseri umani, nelle varie modalità in cui si dispiegano, nel modo in cui costantemente le gestisco…

Dicendolo con le parole di Roberta, vedo lettura di me ad ogni piè sospinto …talvolta lo faccio inconsapevolmente, istintivamente, quasi fosse parte della mia natura di essere umano, talvolta mi forzo a farlo, analizzo o cerco di analizzare le parti più recondite dei meccanismi della mia mente e della mia anima…

E allora, seguendo la tesi di Roberta, la domanda ne discende spontanea: sono molto apprezzata o sono una cretina convinta?

Quanto sono consapevole di essere apprezzata, se appartenessi alla prima delle due categorie? Quanto sono veramente apprezzata, a prescindere dalla mia personale, pessimistica consapevolezza di me e delle mie reali capacità?

E se invece tutta la soluzione alle mie faticosissime elucubrazioni mentali fosse che appartengo alla seconda delle categorie, quella dei cretini convinti? E se magari nemmeno mi rendessi conto di esserlo?

Se sono una cretina convinta, e son talmente convinta che ancora non me ne sono accorta, qualcuno sarebbe gentilmente pregato di dirmelo?

Per favore….giusto perchè almeno, accettata la cosa, finalmente mi metterei in pace con me stessa e con il mondo intero…

E ci sarebbe finalmente silenzio…

 

Fragilità – Intesomale – Come ti senti?

Disturbo Narcisistico della Personalità…
Ahiahiahi…

i discutibili

muro

Si chiama Disturbo Narcisistico della Personalità. NPD. Come Nantucket Police Department. Come Non Passarmi Davanti. Mi hanno spiegato come funziona, me lo hanno spiegato tre persone diverse che si occupano per lavoro di controllare che il cervello degli altri non esca loro dalle orecchie o da fori meno naturali. Ed è una cosa seria, perché è una cosa endemica. Ci sono stati decenni in cui il male endemico era l’isteria. Poi ci sono stati decenni in cui il male endemico era l’anoerssia. E adesso il male endemico è il narcisismo.

Sostanzialmente, sei in parte anafettivo e in parte dipendente, o almeno così l’ho capita io. Anaffettivo perché usi gli altri, e non te ne accorgi, credi di partecipare a uno scambio d’amore e presenza e in realtà ti nutri della loro attenzione, della loro stima, del loro affetto. Dipendente perché se questa attenzione e questa stima non arrivano tu…

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