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La mia copertina di Linus

Sono sempre vestita di nero.

Riesce a farmi sentire elegante anche quando sono in abiti da lavoro o in tuta.

E adoro sentirmi elegante.

Ma, da anima freddolosa quale sono, ho un maglione, di quelli di cotone intrecciato grosso, che porto sempre quando sono in casa, sopra a tutto il resto, sopra il nero. Per sentirmi a casa. Per tenere al caldo il cuore.

È sempre sulla sedia in camera, anche in estate, quando non ce l’ho addosso.

Quando è in lavatrice ne sento la mancanza. Lo stendo in bagno perché appena lavato, ancora bagnato, lui torni ad essere con me.

È la “maglia bianca coi coriandoli”.

È la “maglia con cui ti disegno, mamma”.

È la mia copertina di Linus.

Il disegno è di qualche anno fa. Ed occupa il posto d’onore attaccato al muro di fronte alla scrivania.

Il maglione è quello, quello con cui lui mi disegna.

Lui mi disegna colorata, coi coriandoli.

Lui li vede, i colori e i coriandoli, sopra a tutto il nero.

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Senti che fuori piove…che bel rumore…

Novembre conferma le aspettative di pioggia e anime come salici spogli avviate al letargo.

Un paio di matite da accademia, di quelle belle davvero, morbide, pastose, sfumate, prese in prestito da un’amica artista.

Due foto di mio figlio, le cui curve perfette del profilo mi incantano ogni volta che mi ci soffermo, e ancora e ancora e ancora…

E io torno a disegnare, come non facevo ormai da quasi un ventennio.

Fuori piove, ma la mia anima oggi fa un bel rumore.

Venerdì sera

Mi piace il venerdì sera.

La settimana di lavoro è finita, domattina la sveglia non suona.

Non mi fermo mai, non posso fermarmi, ma mi concedo il lusso di rallentare.

E allora, quando il suo babbo non viene a prendere il mio cucciolo per il fine settimana, lui si mette il pigiama, si prepara per andare a letto, e giochiamo.

Facciamo la lotta, sul mio letto, fisicità pura. E ci troviamo avvinghiati, vicini. Fingendo di trattenerlo in realtà lo abbraccio, è il mio nuovo modo di abbracciarlo, di tenerlo stretto a me come quando era piccolo e lo tenevo in collo, raggomitolato sul mio petto.

E finisce che gli faccio il solletico, e lui ride e ride e ride. E io rido e rido e rido.

Contento da far quasi fatica ad addormentarsi quando il gioco finisce e poi crollare in un sonno profondo dal respiro pesante ma dolce, sereno.

Fa in tempo a dirmi che mi vuole bene e io a rispondere che non ha idea di quanto gli voglia bene io. Ma forse invece lo sa.

Dopo, inizia la notte. Ed è solo mia. Domani la sveglia non suona.

Dalle casse del pc esce questa:

“Il cuore chiede prima il piacere”

Adoro il venerdì sera.

Pensieri in vacanza

Le menti semplici, senza nemmeno saperlo, forse conoscono il segreto per la felicità.  Non si fanno domande e in ogni caso le risposte che si danno o che ottengono sono giuste, senza porsi il problema, senza chiedere di più. Vanno d’istinto…e raramente l’istinto sbaglia.

Eppure la gente si lamenta per tutto, per le vespe che ronzano troppo vicine, per l’ombrellone che questo era il mio e  invece adesso ci sei tu, per il mare troppo mare, per il vento troppo vento, per il buffet che era meglio da un’altra parte. E non si accorgono che le vespe son pure belle e non le vedresti se non ti fossero vicine. Che c’è un ombrellone vuoto a due passi e con ha senso fare i prepotenti, tanto meno qua, tanto meno al mare, tanto meno in vacanza…datti una calmata… Che il mare è il mare ed è una meraviglia che non ti spieghi comunque sia e che il vento idem. Che il buffet, se era meglio da un’altra parte potevi tornare lì, ma forse il viaggio di nozze te lo sei già fatto coi soldi dei parenti l’anno prima…e sappi che ti è già andata di culo…e se adesso sei nel posto dove sono io vuol dire che non navighi nell’oro e le cose non ti vanno granché e allora non ti lamentare, accontentati di poter esserci venuto al mare a sfoggiare la tua buzza flaccida, esattamente come la mia. E  allora datti una calmata, rilassati, e prova a godere di quello che hai.

E ci sono i bambini pieni di sabbia che sembrano cotolette impanate pronte per andare in padella che ridono e giocano insieme e sono tutti amici prima ancora di aver chiesto come si chiamano, che il nome alla fine non è nemmeno poi così importante. La cosa importante è essere amici e scambiarsi palette e secchielli nei turni per andare a prendere l’acqua a riva per poi costruire piste e castelli e draghi e buchi e gallerie. E ridono e giocano. E in fondo a tutto il mare.

E poi c’è lui col quale vivo questa manciata di giorni di assoluta complicità, consapevole che non mancano poi troppi anni al momento in cui quello che potrò offrirgli non sarà più abbastanza e avrà bisogno di stimoli nuovi, di posti nuovi, e chissà… Ma intanto lui ride e tanto, fino quasi a farsela addosso, e mi dice “Mamma posso darti un abbraccio?” E mentre si stringe dentro al mio di abbraccio, offrendomi il suo: “Mamma, ti voglio bene.” E io sono felice. Ma non tanto per dire…sono proprio felice. Felice.

A mio figlio, nel giorno del suo compleanno

 

Nascevi il 16 giugno di 7 anni fa alle 19:48. Fuori un temporale scuoteva l’estate imminente. Iniziava la nostra avventura insieme.

La prima notte della mia nuova vita con te, soli come eravamo in una stanza di ospedale con gli altri cinque letti stranamente vuoti, io ho pregato, per te, per me…e non è una cosa che mi capita di fare frequentemente.

Chiedevo aiuto in realtà a chiunque ci sia lassù perchè ti proteggesse in ogni tuo giorno a venire da tutte le brutture del mondo e anche da me, tramite inconsapevole ma non meno colpevole di ogni possibile crepa nel tuo animo di uomo, quando lo diventerai.

Chiedevo che ti rendesse sano e forte, dall’animo sereno e leggero, qualità che non mi appartengono.

Chiedevo che mi aiutasse a farti crescere libero, rispettoso, onesto, giusto, consapevole, illuminato.

Chiedevo che mi aiutasse a proteggerti e difenderti, e a capire in ogni momento il modo migliore di essere dalla tua parte, nonostante me.

Chiedevo che mi aiutasse ad imparare a farmi da parte, per te.

Rinnovo oggi le preghiere di allora.

Sappi che ogni giorno, provo a donare a te tutto il meglio di me, anche se so che non è molto. E perdonami se non è molto.

Ma sappi che tu alimenti ogni momento la mia volontà di essere migliore, perchè tu possa avere da me tutto quello che di buono io potrò mai fare in ogni giorno di questa mia vita.

Sei ogni giorno lo spettacolo più meraviglioso da osservare e da cui imparare.

Sei un senso.

E, in un modo che supera ogni possibile definizione, ti voglio bene.

Auguri, tesoro. Che ogni giorno sia un giorno buono, clemente, generoso, anche nelle possibili avversità.

Tu guarda sempre avanti, sempre. Non in basso, non indietro, ma avanti. Ci sarà sempre qualcosa di nuovo, davanti, qualcosa che ancora non hai visto e che vale la pena vedere.

Io sarò sempre accanto a te, ad una distanza che imparerà dal tempo dei tuoi giorni a diventare sempre più grande, ma ci sarò, sempre. E’ l’unica certezza che sono sicura di poterti donare.

Buon compleanno.

Buona vita.

Vivi.

 

SE

Se riesci a conservare il controllo quando tutti

Intorno a te lo perdono e te ne fanno una colpa;

Se riesci ad avere fiducia in te quando tutti

Ne dubitano, ma anche a tener conto del dubbio;

Se riesci ad aspettare e a non stancarti di aspettare,

O se mentono a tuo riguardo, a non ricambiare in menzogne,

O se ti odiano, a non lasciarti prendere dall’odio,

e tuttavia a non sembrare troppo buono e a non parlare troppo saggio:

Se riesci a sognare e a non fare del sogno il tuo padrone;

Se riesci a pensare e a non fare del pensiero il tuo scopo;

Se riesci a far fronte al Trionfo e alla Rovina

e trattare allo stesso modo quei due impostori;

Se riesci a sopportare di udire la verità che hai detto

Distorta da furfanti per abbindolare gli sciocchi,

O a contemplare le cose cui hai dedicato la vita infrante,

E piegarti a ricostruirle con arnesi logori.

Se riesci a fare un mucchio di tutte le tue vincite

E rischiarle in un colpo solo a testa e croce,

E perdere e ricominciare di nuovo dal principio

E non fiatare una parola sulla perdita;

Se riesci a costringere cuore, tendini e nervi

A servire al tuo scopo quando sono da tempo sfiniti,

E a tenere duro quando in te non resta altro

Tranne la Volontà che dice loro: “Tieni duro!”

Se riesci a parlare con la folla e a conservarti retto,

E a camminare coi Re senza perdere il contatto con la gente,

Se non riesce a ferirti il nemico né l’amico più caro,

Se tutti contano per te, ma nessuno troppo;

Se riesci a occupare il minuto inesorabile

Dando valore a ogni istante che passa,

Tua è la terra e tutto ciò che è in essa,

E – quel che è più – sei un Uomo, figlio

 

Rudyard Kipling

 

 

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