Non avrete la mia dignità

Oggi è una di quelle giornate che il bisogno di scrivere si fa impellente, onde evitare che il marcio suppuri dentro la mia anima e mi renda una persona più brutta per il tempo delle ore di luce che rimangono di oggi e per i giorni a seguire.

Quindi tiro fuori, vomito qua, il mio disagio e la mia frustrazione, in modo che la ferita almeno non si infetti e restino meno segni.

Dall’inizio dell’anno attendevo che uscisse il bando per i contributi regionali all’affitto, un modo attraverso il quale il mio orgoglio aveva ceduto alla possibilità, nel caso fossi riuscita a ridurre il peso dell’affitto sul mio reddito, di poter ottenere un pomeriggio libero dal lavoro per stare con mio figlio e magari portarlo a fare un pò di sport o, più semplicemente, di poter tirare un pò il fiato e tornare a respirare senza l’oppressione costante di conti e bollette da pagare.

Uscito il suddetto bando nei giorni scorsi, avevo preparato tutti i documenti e, approfittando dell’ultimo giorno di congedo dal lavoro concessomi per assistere il bambino che la scorsa settimana ha dovuto affrontare un piccolo intervento chirurgico, mi sono recata all’ufficio delle politiche sociali.

Scartoffie, documenti, ISEE, dichiarazioni, ricevute del pagamento dell’affitto, tutto pronto, tutto in ordine.

Finchè la signora in caschetto biondo platino e dentiera ballerina su tailleur e tacco 12 non si ferma a fare due conti e desume che, tra quello che la mia dichiarazione dei redditi riporta come entrate e il totale di quello che pago annualmente come affitto, è inferiore quello che mi rimane annualmente per campare, io e mio figlio, rispetto a quello che pago di affitto.

E allora ecco la domanda fatidica, il dubbio amletico e l’umiliazione: “Ma, signora, quello che le rimane dopo che lei paga l’affitto è incompatibile con la sopravvivenza, equipara la sua situazione ad un ISEE zero, e deve far firmare un’autocertificazione al padre del bambino – (che non vive con noi, e che continuano, nonostante tutto, a definire “suo marito”, anche quando con disappunto faccio presente che non è mai stato mio marito, e che siamo separati e che è solo il padre del bambino…e insistono “e vabbè suo marito, no?”… NO!)  – e a chi in qualche modo vi aiuta, allegando le loro denunce dei redditi, oppure rivolgersi agli assistenti sociali. Perchè come fa a campare con sole 400 euro al mese che le rimangono al netto delle spese? Se mandiamo la domanda così, non le viene accettata e manderanno anche gli accertamenti della guardia di finanza…”

Bene… respiro, sorrido, mi faccio dare il modulo da far compilare, spiego che non sarà facile che abbia la dichiarazione dei redditi del padre del bambino – (non fosse altro che per il semplice motivo che mi sono scocciata di chiedere a quello che vorrei che fosse un estraneo nella mia vita, la denuncia dei redditi, e il saldo dei conti in banca; lui è il padre di mio figlio, dà al bambino quello che vuole quando vuole, io non chiedo niente e non voglio niente) – saluto e vado via.

Arrivo a casa e strappo tutto, il bando, la domanda, gli allegati, tutto.

Perchè io mi spacco il culo al lavoro tutti i giorni e non ti puoi permettere di dire che il mio reddito equivalga a zero, perchè io denuncio tutto quello che prendo e pago quello che devo pagare e mi faccio bastare quello che rimane, perchè con 400 euro al mese si campa, garantito, e ti farei provare solo un mese cosa significa.

Vuoi sapere come si fa?

Non si va dal parrucchiere; l’estetista non si sa nemmeno cosa sia; andare a mangiar fuori significa mangiare al Mc Donald’s, dove con una media di 12 euro si mangia io e mio figlio; io mangio perchè sono celiaca – (che culo esser malati, vero?) – e la asl mi passa 120 euro di buoni spesa per gli alimenti senza glutine che utilizzo per i miei pranzi al lavoro, il bambino mangia all’asilo e la sera lo mettono a tavola i miei genitori, perchè io torno troppo tardi dal lavoro per poterlo portare a casa e preparare la cena per lui, e anche perchè così risparmio i soldi della cena e so che lui mangia e mangia bene; i vestiti e le scarpe li compro per il bambino e accetto di buon grado vestitini usati da figli di amici e dai cuginetti, io mi vesto con gli stracci tossici delle confezioni cinesi, e le rare volte che mi concedo un capo un pò più decoroso il senso di colpa mi mangia per settimane, perchè so che quei soldi mi mancheranno per altre cose; non vado dal dentista da anni e so che sarò costretta a perdere presto altri denti perchè non posso permettermi gli impianti e ora che il mio bambino sta mettendo i denti definitivi sarà lui a dover andare dal dentista e ci porterò lui, io posso stare senza; io non possiedo una macchina e vado al lavoro con la macchina di mia mamma, che rinuncia alla sua libertà per aiutare me; possiedo uno scooter 125 però, che ricomincerò ad usare appena tornerà il caldo, ma non potrò pagare l’assicurazione, e dovrò stare molto attenta che non succeda niente nei 40 minuti di strada tra casa e lavoro, tutti i giorni, andata e ritorno…

Ecco come si fa… cara signora… si tribola, fino allo sfinimento, ma finchè ce la farò a tirare avanti non avrete la mia dignità, non mi manderete in pasto agli assistenti sociali, non dichiarerete zero il mio reddito, perchè io sono tutto fuorchè uno zero.

Darete il vostro contributo alloggiativo a chi paga di affitto meno della metà del suo stipendio, quindi a chi ha meno bisogno di me, ma va bene così.

Io ho mio figlio da amare e un sacco di persone che, ognuna a modo suo, mi vuole bene e mi aiuta… non ve le darò in pasto, non le avrete… e non avrete la mia dignità.

Sono forse definibile povera, ma la miseria, soprattutto morale, non mi appartiene. La lascio a voi. Io sono ricca, e non mi riferisco ai soldi, unico metro di misura con il quale valutate le persone. Io sono ricca di una ricchezza che voi, tristi contabili, neanche conoscete.

Se non fossi moralmente superiore anche a questo, esigerei le vostre scuse, per come avete avuto il coraggio di trattare la mia dignità. Non osate mai più. Non permetterò che osiate mai più.

Questo il motivo per cui le persone si ammazzano sopraffatte dai debiti; questo andrebbe spiegato all’assessore alle politiche sociali che si chiede, intervistato in televisione, perchè chi si è ucciso per disperazione non si sia rivolto alle amministrazioni comunali per avere aiuto. Perchè, cari signori, chi viene a chiedervi un aiuto non ha bisogno di essere umiliato da voialtri benpensanti…e chi ha provato ad affacciarsi alle vostre porte (aperte ad orari striminziti perchè bisogna rispettare degli orari anche per chiedere aiuto), come ho fatto io stamani, è garantito che non ci torna una seconda volta.

La dignità è una cosa preziosa, di cui bisogna avere rispetto e cura. E voi la mia non l’avrete.

 

Reblog: Giro girotondo…

Condivido ogni singola parola, ma davvero ognuna delle parole uscite dalla mente di Sun… In una giornata in cui persone che dovrebbero essermi vicine e quindi sostenere e sorreggere le mie scelte hanno definito mio figlio “…quel povero bambino…” e me una persona che non ha la testa sulle spalle… Fanculo!

“Ché io, la polvere dal culo non me la voglio levare. Ché quella polvere è ciò che mi distingue come individuo pensante con la propria testa e non facendomi trascinare dalla corrente o da dove tira il vento.” (cit.)

Pensieri distesi al sole

Perché le O, quando scrivi, non escono mai perfette.
Un po’ come quei girotondi tutti svergoli che fai da bambino perchè uno tira da una parte e uno tira dall’altra.
L’imperfezione è ciò che ci rende diversi, dissimili da tutte quelle persone che vogliono apparire, da coloro che sono convinti che seguire certi diktat sia la strada giusta per conquistarsi un posto nel regno dei cieli.

Beh! peccherò di presunzione ma l’unica via che voglio percorrere è quella che io ritengo giusta, quella che mi permette di compiere i miei passi con le mie scarpe.
Quella che a fine giornata mi fa addormentare serena e convinta di aver agito seguendo quelle che sono le mie idee, le mie decisioni e non quelle degli altri.
Che se ho sbagliato, è stato per causa mia e non per uniformarmi alla massa.

Perché non ci si guadagna un posto tra le nuvole andando…

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