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Filastrocca del bimbo a colori

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

(immagine dal web)

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C’era una volta, ma dove chissà,

un luogo un pò strano a vederlo da qua.

Erano sempre tutti scuri e arrabbiati

e facevan discorsi ben poco sensati.

Nere le facce, neri anche i cuori

“Non vogliamo nessuno che porti i colori!”

Questo dicevan come pecore in coro

e il buio abitava ogni parte di loro.

Poi venne dal mare salvato un bel giorno

un bambino che aveva i colori del mondo.

Narrava di terre baciate dal sole

sconfitto da guerre che il cuore non vuole.

Narrava di freddo, di fame e di vento,

di lunghi cammini compiuti a stento.

Visto aveva il filo spinato

che la libertà gli aveva levato.

Poi il mare alla fine lo aveva cullato

ma in una notte d’inverno si era arrabbiato.

Solo, impaurito, smarrito e bagnato

finito il viaggio, lì era arrivato.

Nel paese sognato degli uomini spenti,

che paura avevano, stretta tra i denti,

che il bimbo arrivato dal posto lontano

venisse a prender le cose di mano.

Ma il bimbo voleva solo cominciare a sperare

di poter un giorno tornare a giocare.

Dal buio informe del coro belante

si alzò improvvisa una voce squillante:

“Ma quello è un bimbo come son io,

può essere suo tutto quello che è mio!”

“In cambio sapete che cosa farà?

A vivere insieme ci insegnerà!”

“E il buio tremendo di sterili cuori

verrà riempito dai suoi bei colori!”

Così disse entusiasta quel bimbo sincero

e prese per mano il suo amico straniero.

Andarono incontro ad un giorno nascente

che vedrà stare unita tutta la gente.

Perchè il diverso è uguale, se visto col cuore,

e insieme inventiamo un nuovo colore.

 

(Elena Brilli)

 

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E allora bisogna di nuovo far bene l’amore.

Ieri sera, alla fine di una giornata densa di lavoro, fatica, discussioni e contraddizioni mi sono seduta sul divano e fatto partire senza troppo voglia inizialmente, un film che avevo in cantiere, tra i tanti da vedere, da molto tempo. Contavo di addormentarmi, avevo voglia solo di spegnermi mentre le immagini e le parole sarebbero andate avanti da sole.

Invece “Midnight in Paris”, film del 2011 scritto e diretto da Woody Allen, mi ha catturato dalle prime note dello swing-jazz iniziale e trascinato nel suo mondo di parole, magia, musica, poesia e sogni.

Un capolavoro… assolutamente uno dei film più belli che Woody Allen abbia mai scritto e diretto.

Hemingway che parla di amore, morte, paura e scrittura è una cosa che ha fatto perdere un colpo al mio cuore.

Hemingway: “Non scrivi mai bene se hai paura di morire. Tu ce l’hai?”

Gil: “Sì, io direi che forse è la mia paura più grande.”

Hemingway: “Beh, è una cosa che a tutti prima di te è successa e a tutti succederà.”

Gil: “Lo so.”

Hemingway: “Hai mai fatto l’amore con una vera meraviglia di donna?”

Gil: “Beh, ecco, la mia fidanzata è parecchio sexy!”

Hemingway: “E quando fai l’amore con lei, senti una vera e bellissima passione che almeno per quel momento dimentichi la paura della morte?”

Gil: “No, no… Questo non succede.”

Hemingway: “Io penso che l’amore vero, autentico, crei una tregua dalla morte; la vigliaccheria deriva dal non amare o dall’amare male, che è la stessa cosa, e quando un uomo vero e coraggioso guarda la morte dritta in faccia come certi cacciatori di rinoceronti o come Belmonte che è davvero coraggioso, è perché ama con sufficiente passione da fugare la morte dalla sua mente, finché lei non ritorna, come fa con tutti. E allora bisogna di nuovo far bene l’amore. Devi pensarci.”

Può la violenza essere amore?

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(immagine dal web)

Nel giorno in cui ricorre il settantesimo anniversario della scelta repubblicana della nostra nazione e contemporaneamente il settantesimo anniversario in cui fu concesso alle donne il diritto di votare per la prima volta nella storia italiana, tanti moti di sensibilizzazione collegano la ricorrenza ai recenti fatti di cronaca e all’ennesimo omicidio di una donna da parte del suo ex fidanzato.

La mia riflessione, qui, si esprime in una manciata di pensieri, non tanto per definire se sia più violenza quella fatta ai danni delle donne, rispetto al concetto di violenza in assoluto, che troppo spesso il genere umano riserva a tanti suoi simili, con le motivazioni discriminatorie più disparate o, talvolta, senza il benchè minimo motivo.

Quello che distingue la violenza dell’uomo in generale, da quella compiuta ai danni di una donna e dei bambini, spesso, è la giustificazione affettiva.

Chi si macchia di crimini tanto atroci, e badate che più spesso di quanto possiate pensare non si vede nemmeno un graffio sulla pelle, ma l’anima è massacrata fino a non avere quasi più un’identità propria, lo fa dicendo a se stesso e al mondo, che lui amava quella persona.

Binomio strano quello di amore e violenza, non esiste logicamente una cosa così, è un ossimoro aberrante, che toglie qualsiasi identità all’amore, inteso come moto d’animo che decreta come bene assoluto il bene della persona che ne è destinatario, e giustifica la violenza, quasi a volerla elevare a significati più ampi rispetto alla cattiveria pura, che invece ne è l’unico elemento.

E’ la parte della violenza sulle donne e sui bambini che mi fa più arrabbiare, quando ascolto e assorbo i fatti di cronaca martellati dai mezzi di comunicazione, questa dicotomia inaccettabile tra amore e violenza.

Non accetto che si faccia del male ad una persona, psicologicamente e fisicamente, perchè le si vuole bene, non accetto che si uccida una donna perchè la sia ama troppo, non accetto che si picchi o si violenti un bambino per il suo bene.

Il bene non ha niente a che vedere con la violenza.

Per piacere, non prendeteci in giro.

E, se ci amate facendoci del male, se ci ammazzate (non solo fisicamente) perchè ci amate troppo… ecco, non amateci, o amateci di meno.

Che non vogliamo morire di amore, ma vivere di esso, continuare a vivere per amare ancora.

L’amore è bene che circola, è vita esso stesso…e non ha niente a che vedere con la violenza…mai.

Invidio le foglie in autunno

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(immagine dal web)

Invidio le foglie in autunno che cadono perchè mentre cadono volano, sospinte dal vento finché non toccano terra.

Poi a terra nel crepitare sommesso raccontano ognuna del proprio volo.

Vivono legate.

Poi e’ rosso dorato da ricordi di primavera lontana e freddo e riccioli scricchiolanti di vita agli sgoccioli…e allora saltano.

Muoiono volando.

Voleva solo andare al cinema…

Il mondo dei bambini è un caleidoscopio fantastico in cui si mescolano realtà e fantasia creando di volta in volta mondi nuovi di meravigliosa magia.

In questi ultimi giorni (…ma se ci pensiamo bene è sempre successo, in tutta la vigliacca storia del genere umano…) i bambini sono le vittime più innocenti e proprio per questo più mediaticamente e ipocritamente potenti per descrivere l’assurdità delle immense migrazioni di uomini che investono le nostre coste, e i confini dei nostri lussuosi, ricchi, sordi e ovattati paesi…

Le immagini dei bambini morti sulle nostre spiagge hanno fatto il giro del mondo e bagnato le nostre guance…forse perchè nessun adulto che abbia un cuore riesce a rimanere indifferente alla sofferenza dei bambini…o forse perchè, soprattutto se i nostri figli vivono la nostra più o meno privilegiata vita accanto a noi, riconosciamo in ognuno di essi proprio quel figlio che dorme sereno nel suo lettino nella stanza accanto, e scacciamo con le lacrime l’idea che al loro posto poteva esserci lui…al posto delle loro madri e dei loro padri potevamo esserci noi…

Nessuno li vuole da vivi…ma da morti ogni angolo di casa in cui sia accesa una tv diventa la loro casa…

Ma, come dicevo, gli occhi dei bambini trasformano la realtà e riescono a renderla migliore di quanto qualsiasi mente adulta, resa ottusa dagli anni che passano e dalla consapevolezza che schiaccia i sogni, sarebbe mai in grado di fare.

Così accade che in un breve viaggio in macchina io dica a mio figlio di avergli comprato il dvd di “Home – A casa”, un lungometraggio animato che lui aveva visto al cinema con suo padre qualche mese fa, perchè ero curiosa e volevo vederlo anch’io insieme a lui.

E allora accade che lui cominci a raccontarmelo a spezzoni, ridendo felice delle parti divertenti, e mischiandoci insieme i personaggi del più recente “Minions”, anch’esso visto col padre la scorsa settimana, dicendomi che era contento di rivederlo con me perchè faceva molto ridere.

La sua risata diventa allora il suo modo di ringraziarmi.

Poi accade che le risa cessino e lasci cadere nel silenzio questa frase:

“Sai mamma, i bambini  e le mamme che non hanno da mangiare nei loro paesi vengono qua, in Italia, perchè vogliono andare al cinema a vedere i film (intendendo i ‘suoi’ film, i cartoni animati…)… che così almeno possono farsi  due risate…”

Mi ha colpito la frase perchè credo che non possa non aver visto le immagini strazianti che sono circolate in ogni canale della nostra televisione a tutte le ore…ma per lui, quei bambini, volevano solo andare al cinema…

I bambini ridono rumorosamente al cinema, ci avete fatto caso? …e parlano ad alta voce…e non riescono a star fermi sulla poltroncina, si muovono, partecipano, chiedono spiegazioni…

Almeno, il mio lo fa…

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(immagine dal web)

Così, secondo mio figlio, Lui…voleva solo andare al cinema…

E avrebbe riso forte…si sarebbe alzato in piedi, avrebbe parlato ad alta voce, avrebbe chiesto, curioso…

Me lo immagino, accanto al mio…

Cazzo… voleva solo andare al cinema…. e ridere…

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