Annunci

Onde alte

Non me le aspetto mai le onde alte,

Non riesco a prevederle.

Quindi cado, sdrucciolo, rotolo fino a riva.

Poi mi rialzo, mi metto di spalle.

Non vedo più il mare, è vero,

Ma non casco più.

Non riesco a prevederle,

Ma non mi fanno paura.

Temo invece il lento erodere dei giorni

Inutili, inermi, spenti.

E’ lì che l’anima mia si consuma 

E si bagna la miccia che rende vivi gli occhi.

Ed è così che se casco, rimango giù.

E muoio un po’,

Ad ogni risacca sulla spiaggia.

 

Annunci

Ci vorrebbe il mare

(Immagine personale)

La spiaggia libera è un luogo democratico.

Ci trovi l’arcobaleno colorato degli ombrelloni, disposti in modi e forme stravaganti, ognuna ad immagine e somiglianza di chi si accomoda sotto.

Ci trovi bambini, ragazzi, donne e uomini di ogni tipo. Bianchi, neri, italiani, stranieri, giovani e vecchi, affezionati della tintarella o abbarbicati al triangolo d’ombra del proprio spazio di sabbia.

Ci trovi costumi colorati delle forme più disparate, muscoli in mostra o ciccia strabordante. Ma senza protagonismo né vergogna.

Ci trovi famiglie di padri madri e figli, madri e figli da soli, padri e figli da soli, uomini che si tengono per mano e dimostrano con gesti consueti e attenti l’affetto che li lega, e donne che si tengono per mano facendo la medesima cosa.

Ci trovi persone che si vogliono bene e, di fronte al mare, se lo dimostrano e se lo promettono.

Ci trovi chi vende e chi compra, chi viene da lontano e chi è sempre stato qui.

Ci trovi quello che spesso lasci fuori di qui. Il metro di misura del rispetto, il metro di misura dell’educazione, il metro di misura della tolleranza, il metro di misura della serenità.

E poi ci trovi il mare, che bagna tutti allo stesso modo, incurante di qualsiasi differenza.

Il mare, che bagna tutto allo stesso modo e che porta con se, da paesi lontani, persone diverse che costringono le coscienze a interrogarsi su quanto uomini siano davvero quelli che il mare lo vogliono sì ma non per il carico di umana uguaglianza che porta con sé.

La spiaggia libera è esercizio di democrazia.

E poi, c’è il mare.

Sono grata

Sono grata a chi apre ferite sanguinanti.

Perché sentire l’anima viva che pulsa sotto i graffi mi fa capire quello che non va in loro, quello che non va in me. E correggere il tiro.

Sono grata a chi complica il percorso.

Perché cadendo su ciottoli appuntiti mi scopro capace di guarire ogni sbucciatura, imparando a voler bene a me.

Sono grata a chi offre sfide.

Perché misurando me stessa su esse capisco ogni volta quello che voglio davvero.

Sono grata a chi talvolta mi costringe a scegliere la strada meno semplice.

Perché solo scegliendo per se stessi si cresce davvero.

Non meno grata sono a chi mi ha fatto del bene. Perché mi ha fatto comprendere di esserne degna.

Ma è facile dir grazie ad una rosa per il suo profumo.

Lo è meno ringraziarla per le sue spine, che pungendo insegnano il punto esatto in cui mettere il dito, per coglierne a pieno la sua generosa bellezza.

enosnaS

Nei capelli delle donne risiede il seme dei loro cambiamenti.

Quando una donna cambia i suoi capelli dentro di lei sta cambiando qualcosa. E cambiare fuori misura il momento esatto in cui una donna volta pagina.

Io li taglio, i capelli. E me li taglio da sola, nel mio bagno, con il mio gioco di specchi perfezionato in anni di esperienza. Sto diventando anche bravina.

Stasera mi sono tagliata i capelli.

All’opposto di Sansone, tagliare i capelli e fare del mio aspetto qualcosa di decisamente poco femminile, mi prepara ad affrontare una nuova battaglia per sconfiggere quel senso di irrequietezza che mi coglie quando mi accorgo di non essere felice. Di solito succede quando i capelli li avevo fatti riscrescere, nei momenti in cui mi illudevo di averla trovata, la felicità, di aver trovato la quadra giusta. E invece no.

E allora saltano i capelli e si rimette in discussione tutto. Rimetto in discussione me. Volto pagina. E faccio un passo avanti.

Sta arrivando la primavera.

Le scarpe

Nessuno dovrebbe mai arrogarsi il diritto di giudicare la vita degli altri, di esprimere opinioni che abbiano l’aspetto di sentenza di verità assoluta.

Perché nessuno, e intendo nessuno, potrà mai arrivare a capire cosa vuol dire fare anche solo un passo nelle scarpe dell’altro.

Nessuno potrà mai sapere quanti sassi hanno scalciato via dalla loro strada, quanta erba hanno calpestato, di quanta polvere sono sporche.

Nessuno potrà mai vedere quante lacrime le hanno bagnate confondendosi con la pioggia, quante volte si sono alzate sulla punta a prendersi un bacio e ancora altri cento.

Voci precedenti più vecchie