Annunci

Ci vorrebbe il mare

(Immagine personale)

La spiaggia libera è un luogo democratico.

Ci trovi l’arcobaleno colorato degli ombrelloni, disposti in modi e forme stravaganti, ognuna ad immagine e somiglianza di chi si accomoda sotto.

Ci trovi bambini, ragazzi, donne e uomini di ogni tipo. Bianchi, neri, italiani, stranieri, giovani e vecchi, affezionati della tintarella o abbarbicati al triangolo d’ombra del proprio spazio di sabbia.

Ci trovi costumi colorati delle forme più disparate, muscoli in mostra o ciccia strabordante. Ma senza protagonismo né vergogna.

Ci trovi famiglie di padri madri e figli, madri e figli da soli, padri e figli da soli, uomini che si tengono per mano e dimostrano con gesti consueti e attenti l’affetto che li lega, e donne che si tengono per mano facendo la medesima cosa.

Ci trovi persone che si vogliono bene e, di fronte al mare, se lo dimostrano e se lo promettono.

Ci trovi chi vende e chi compra, chi viene da lontano e chi è sempre stato qui.

Ci trovi quello che spesso lasci fuori di qui. Il metro di misura del rispetto, il metro di misura dell’educazione, il metro di misura della tolleranza, il metro di misura della serenità.

E poi ci trovi il mare, che bagna tutti allo stesso modo, incurante di qualsiasi differenza.

Il mare, che bagna tutto allo stesso modo e che porta con se, da paesi lontani, persone diverse che costringono le coscienze a interrogarsi su quanto uomini siano davvero quelli che il mare lo vogliono sì ma non per il carico di umana uguaglianza che porta con sé.

La spiaggia libera è esercizio di democrazia.

E poi, c’è il mare.

Annunci

Si sta. Ma devo andare.

Giornate uggiose, inquiete.

Di emozioni che si incollano sulla pelle invece di scivolare via.

Devo aver finito la sciolina, per farle scorrere via.

Pensieri in affanno.

Sta cambiando qualcosa.

Deve cambiare qualcosa.

Cambierà qualcosa?

Poi una voce che incastra sulla pelle e fa musica con le corde della mia anima.

Risuona, perfetta nella mia testa.

Armonia celeste.

È un segno.

Che sia un segno?

Il momento è adesso?

E allora si fa, ci devo provare.

Ce la faccio, so che posso farlo.

Ma cosa esattamente?

Confusione, dubbi antichi.

Lacci e lacciuoli di cui liberarsi.

Catene da spezzare.

E sono quelle che ho messo io.

Le più difficili da rompere.

Non sono fatta per questo mondo.

Ma devo trovare il coraggio di costruire il mio.

È ancora oggi

Non si dorme.

Forse perché non voglio sia domani.

Forse perché non mi va.

Finché non dormo è ancora oggi.

Finché non dormo non arriva domani.

Mi manca il mio tempo.

Voglio il mio tempo.

E se parlassi di politica?

Considerazioni politiche varie.

A modo mio.

E se in questo mondo governato dai soldi le persone più adatte a governarlo fissero proprio quelle più esperte proprio di soldi?

(Leggi: e se Trump non fosse proprio un disastro per l’America e il mondo? E del nostro Berlusca ne vogliamo parlare?)

E, stai a vedere che la sinistra tira fuori le palle finalmente!

(Leggi: e se Renzi fosse davvero uno di sinistra. Ma veramente di sinistra, intendo. E bravo pure…)

Aprile

È una sensazione strana quella di guardare il mondo dalla grande finestra chiusa di una stanza di ospedale, nei giorni in cui il tuo fisico ha fatto un clamoroso crack.

Lo stesso panorama, dentro e fuori la stanza.

Dentro, l’ottuagenaria signora del letto accanto al mio ripete carinamente le solite domande sui miei genitori, su mio figlio, sul padre di mio figlio, e soprattutto sul ragazzo che mi ha accompagnata qui in ospedale.

Ci siamo conosciuti un mesetto fa, mi aveva portato al mare il giorno di Pasqua, lì mi sono sentita male.

Mi ha accudito, sorretto, tranquillizzato, fatto ridere, a tratti, per sdrammatizzare. Mi ha voluto bene insomma, senza quasi conoscermi.

Mi ha portata qui. Si è presentato come il mio compagno per poter venire a salutarmi, dopo aver aspettato ore su una sedia in sala d’attesa al pronto soccorso, prima che decidessero di ricoverarmi. Io dentro, lui solo, fuori, ad aspettare notizie per me.

È tornato a trovarmi ieri mattina, facendosi un’ora di macchina, presentandosi di nuovo come il mio compagno, aspettando che tornassi dalle visite, salutandomi al volo prima di rimontare in macchina e rifarsi tutti i numerosi km necessari per correre al suo lavoro.

Che strano modo di iniziare una relazione.

La signora Francesca dal letto accanto al mio mi chiede: “Il tuo ragazzo non viene oggi?”

E io rispondo che oggi non viene perché aveva degli impegni prima di andare al lavoro e non aveva il tempo di venire.

Però l’ho sentito, spesso, nelle ore interminabili dell’ospedale, non mi lascia sola a lungo… e mi ha mandato i saluti anche per la signora Francesca. Appena si sveglia dal riposino glielo dico.

Nella stanza accanto un signore tossisce, forte, giorno e notte.

Fuori dalla finestra ieri c’era il sole… oggi piove.

È arrivato Aprile.

È ora di merenda. Dopo vedrò di riposare un po’. Comincio ad essere stanca, ma avevo voglia di scrivere.

Voci precedenti più vecchie