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Nulla in mundo pax sincera

Antonio Vivaldi “Nulla in mundo pax sincera”

La musica classica ha un potere taumaturgico.

È bellezza, è armonia, è cura. Dovreste provare.

L’animo irrequieto di queste mie giornate aveva bisogno di una cura, di una carezza.

Accendo le casse, spingo il volume al massimo, spengo la luce, apro l’acqua calda.

E la musica mi ha regalato un’esperienza quasi mistica sotto la doccia.

Senti l’amore che ti lega alle persone importanti della tua vita.

Senti la preghiera degli uomini, il canto degli angeli, la voce di Dio.

E l’acqua che scorre, la tensione che si lava via, i pensieri che escono all’unisono con le note.

E rimetti tutto in ordine.

Capisci che ha tutto un senso, che esiste davvero un disegno. Ne vedi i dettagli, senza riuscire a cogliere l’immensità dell’affresco finito, ma sai che esiste, e che ne fai parte in modo grandioso.

E allora ringrazi il cielo per essere fatta così, sensibile, in grado di cogliere ogni sfumatura della bellezza, ogni grado della felicità e del dolore.

Benedetta e maledetta insieme dalla capacità di ‘sentire’ sulla pelle ogni cosa. Dalla capacità di amare.

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Onde alte

Non me le aspetto mai le onde alte,

Non riesco a prevederle.

Quindi cado, sdrucciolo, rotolo fino a riva.

Poi mi rialzo, mi metto di spalle.

Non vedo più il mare, è vero,

Ma non casco più.

Non riesco a prevederle,

Ma non mi fanno paura.

Temo invece il lento erodere dei giorni

Inutili, inermi, spenti.

E’ lì che l’anima mia si consuma 

E si bagna la miccia che rende vivi gli occhi.

Ed è così che se casco, rimango giù.

E muoio un po’,

Ad ogni risacca sulla spiaggia.

 

Ci vorrebbe il mare

(Immagine personale)

La spiaggia libera è un luogo democratico.

Ci trovi l’arcobaleno colorato degli ombrelloni, disposti in modi e forme stravaganti, ognuna ad immagine e somiglianza di chi si accomoda sotto.

Ci trovi bambini, ragazzi, donne e uomini di ogni tipo. Bianchi, neri, italiani, stranieri, giovani e vecchi, affezionati della tintarella o abbarbicati al triangolo d’ombra del proprio spazio di sabbia.

Ci trovi costumi colorati delle forme più disparate, muscoli in mostra o ciccia strabordante. Ma senza protagonismo né vergogna.

Ci trovi famiglie di padri madri e figli, madri e figli da soli, padri e figli da soli, uomini che si tengono per mano e dimostrano con gesti consueti e attenti l’affetto che li lega, e donne che si tengono per mano facendo la medesima cosa.

Ci trovi persone che si vogliono bene e, di fronte al mare, se lo dimostrano e se lo promettono.

Ci trovi chi vende e chi compra, chi viene da lontano e chi è sempre stato qui.

Ci trovi quello che spesso lasci fuori di qui. Il metro di misura del rispetto, il metro di misura dell’educazione, il metro di misura della tolleranza, il metro di misura della serenità.

E poi ci trovi il mare, che bagna tutti allo stesso modo, incurante di qualsiasi differenza.

Il mare, che bagna tutto allo stesso modo e che porta con se, da paesi lontani, persone diverse che costringono le coscienze a interrogarsi su quanto uomini siano davvero quelli che il mare lo vogliono sì ma non per il carico di umana uguaglianza che porta con sé.

La spiaggia libera è esercizio di democrazia.

E poi, c’è il mare.

Si sta. Ma devo andare.

Giornate uggiose, inquiete.

Di emozioni che si incollano sulla pelle invece di scivolare via.

Devo aver finito la sciolina, per farle scorrere via.

Pensieri in affanno.

Sta cambiando qualcosa.

Deve cambiare qualcosa.

Cambierà qualcosa?

Poi una voce che incastra sulla pelle e fa musica con le corde della mia anima.

Risuona, perfetta nella mia testa.

Armonia celeste.

È un segno.

Che sia un segno?

Il momento è adesso?

E allora si fa, ci devo provare.

Ce la faccio, so che posso farlo.

Ma cosa esattamente?

Confusione, dubbi antichi.

Lacci e lacciuoli di cui liberarsi.

Catene da spezzare.

E sono quelle che ho messo io.

Le più difficili da rompere.

Non sono fatta per questo mondo.

Ma devo trovare il coraggio di costruire il mio.

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