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La paura

Faccio seguito al mio articolo dello scorso 4 Giugno dal titolo “Io non ci sarei mai salito…” ( https://crazyaliceandwonderland.wordpress.com/2014/06/04/io-non-ci-sarei-mai-salito/ ) pubblicando la citazione di un monologo di Giorgio Gaber, dal titolo “LA PAURA”  che mi ha suggerito l’amica blogger ###VENEREISTERICA###( http://venereisterica.wordpress.com/ ).

Avevo visto diversi anni fa in televisione lo spezzone di uno spettacolo di Gaber che proponeva questo pezzo, ma leggerne il testo con calma, nel silenzio della notte, mi ha folgorato con la bellezza del testo, la forza delle immagini che descrive, la potenza dei pensieri che emerge tra le righe.

La paura degli uomini verso altri uomini… Di una bellezza immensa…

Trovate l’originale su questo link, http://www.giorgiogaber.org/index.php?page=testi-veditesto&codTesto=269

La paura

di Gaber – Luporini

1991 © P. A.

 Versione 2

E camminando di notte nel centro di Milano semi deserto e buio e vedendomi venire incontro l’incauto avventore, ebbi un piccolo sobbalzo nella regione epigastrico-duodenale che a buon diritto chiamai… paura, o vigliaccheria emotiva.
Sono i momenti in cui amo la polizia. E lei lo sa, e si fa desiderare.
Si sente solo il rumore dei miei passi. Avrei dovuto mettere le Clark.
La luna immobile e bianca disegna ombre allungate e drittissime.
Non importa, non siamo mica qui per fare delle fotografie, dài!
Cappello in testa e impermeabile chiaro che copre l’abito scurissimo, l’uomo che mi viene incontro ha pochissime probabilità di essere Humprey Bogart. Le mani stringono al petto qualcosa di poco chiaro. Non posso deviare. Mi seguirebbe. Il caso cane-gatto è un esempio tipico: finché nessuno scappa non succede niente. Appena uno scappa, quell’altro… sguishhh. Ed è giusto, perché se uno scappa deve avere una buona ragione per essere seguito. Altrimenti che scappa a fare? Da solo? In quel caso si direbbe semplicemente ‘corre’… E se poi lui non mi seguisse non ho voglia di correre come un cretino alle due di notte per Milano… senza le Clark.
La luna è sempre immobile e bianca, come ai tempi in cuio c’erano ancora le notti d’amore.
Non importa, proseguo per la mia strada. Non devo avere paura. La paura è un odore e i viandanti lo sentono. Sono peggio delle bestie questi viandanti… è chiaro che lo sentono.
Ma perché sono uscito? Avrei dovuto chiudermi in casa e scrivere sulla porta: “Non ho denaro” a titolo di precauzione, per scoraggiare ladri e assassini. E lo strangolatore solitario? Quello se ne frega dei soldi. Dovrei andare a vivere in Svizzera. Non si è mai abbastanza coraggiosi da diventare vigliacchi definitivamente.
Ma l’importante ora è andare avanti, deciso. Qualsiasi flessione potrebbe essere di grande utilità al nemico. La prossima traversa è vicina e forma un angolo acuto. Acuto o ottuso? Non importa Però sento che lo potrei raggiungere, l’angolo. Ma il nemico avanza, allunga il passo… o è una mia impressione?
Ricordati del cane e del gatto. Anche lui ha paura di me. Devo puntargli addosso come un incrociatore, avere l’aria di speronarlo… ecco, così. È lui che si scosta… disegna una curva. No, mi punta.
Siamo a dieci metri: le mani al petto stringono un grosso mazzo di fiori. Un mazzo di fiori?… Chi crede di fregare! Una pistola, un coltello, nascosto in mezzo ai tulipani. Come son furbe le forze del male! Eccolo, è a cinque metri, è finita, quattro, tre, due, uno… [segue con lo sguardo una persona che gli passa accanto].
[sospiro di sollievo] Niente, era soltanto un uomo. Un uomo che senza il minimo sospetto mi ha sorriso, come fossimo due persone. Che strano, ho avuto paura di un ombra nella notte. Ho pensato di tutto. L’unica cosa che non ho pensato è che poteva essere semplicemente… una persona.
La luna continua a essere immobile e bianca, come ai tempi in cui c’era ancora l’uomo.

Trascrizione da: Disco

 

Spettacoli in cui è presente il testo:

  • Il Teatro Canzone (1991)
  • Il Teatro Canzone ’93 (1992)
  • Storie del signor G (1991)

Dischi in cui è presente il testo:

  • Il Teatro Canzone (1992)

 

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“Io non ci sarei mai salito…”

Qualche giorno fa, ore 14:00, alla fermata, aspetto l’autobus che mi riporti a casa dopo il mio turno di lavoro.

Accanto a me, seduto sulla panchina, un ragazzo, a occhio 14-15 anni non di più, e in piedi di fronte una signora sulla cinquantina, tutti in attesa…

Si ferma una macchina grigia, una berlina di lusso, un signore sulla sessantina si sporge in direzione della signora per chiedere un informazione stradale…ma la strada che il signore dovrebbe fare per raggiungere il punto della città in cui è diretto non è facile da spiegarsi a voce…si alza anche il ragazzo per aiutare il signore…poi la signora risolve l’empasse con questa frase:

“Senta, se mi da un passaggio ce la porto io in quella direzione”

Il signore acconsente, la signora sale, il motore romba e partono.

Il ragazzo torna a sedersi accanto a me…qualche attimo di silenzio…e rivolgendosi a me mi dice:

“Io non ci sarei mai salito!”

Io rispondo di getto dicendo “E avresti fatto bene, non sai mai quello che può accedere…l’ora non è tra quelle più pericolose della giornata, ma soprattutto voi ragazzi dovete stare attenti… Fai bene a non fidarti…”

Una serie di frasi fatte, che ci rimbalzano nella testa dalle lontane cantilene della favola di Cappuccetto Rosso che non avrebbe dovuto mai fermarsi a parlare con gli sconosciuti, e da tutta una serie di raccomandazioni da parte degli adulti di allora a noi bimbi, che ci hanno accompagnato dall’infanzia, all’adolescenza, fino all’età adulta…e che adesso riproponiamo come verità assolute alle nuove generazioni…

Immediatamente dopo questa conversazione mi son trovata a pensare, e a riflettere sull’accaduto, su quello che aveva detto il ragazzo e sulle mie parole…

In realtà, pensandoci, quello che aveva fatto la signora, e cioè chiedere un passaggio in cambio di un’informazione stradale a me non era sembrato, mentre ne osservavo il divenire, un comportamento disdicevole, sbagliato o avventato…non avrei avuto difficoltà in altra situazione a vederla come una soluzione possibile anche per me…il signore non aveva un aspetto pericoloso, lo scambio poteva essere vantaggioso per entrambi, alla pari…quindi perchè no?

Ma il ragazzo con la sua frase lapidaria buttata lì mi ha fatto vedere la scena e la sua reazione sotto una prospettiva nuova…

Il ragazzo aveva paura…una paura che noi adulti gli abbiamo inculcato, che rimbalza su tutti gli orrendi fatti di cronaca spiattellati e strumentalizzati dalle testate giornalistiche e dagli schermi della televisione ogni giorno, ogni ora, su ogni canale di informazione o di intrattenimento…

Non il ragionamento a guidare quella frase del ragazzo, ma la sola, semplice, pura paura dell’altro…di un altro uomo, di un altro essere umano con il quale la tua natura di animale sociale dovrebbe spingerti istintivamente ad interagire…

Invece i ragazzi hanno paura…e da una parte fanno bene ad averne…

Ho pensato a mio figlio…e quando avrà l’età del ragazzetto che mi sedeva accanto sarò ben felice se avrà la sua medesima reazione di fronte ad una situazione analoga…lo terrebbe un pò più al sicuro, la paura…

Ma…che mondo abbiamo consegnato a questi ragazzi…che mondo ci prepariamo a consegnare ai nostri figli, se ogni approccio con l’altro è dominato dalla paura?

Perchè la paura e non il pensiero?

Perchè la paura e non il ragionamento?

Con la paura finisce la capacità di valutazione, il senso critico…esiste solo la paura…

Ed ecco che i nostri ragazzi ce li ritroviamo chiusi nelle loro camere, rintanati nei loro mondi virtuali, nei social network, su internet, dove non possono essere raggiunti fisicamente, dove non sono presenti realmente le persone, i corpi, i volti, le espressioni degli occhi, il gesticolare delle mani, che tanto dicono della bontà o della cattiveria di una persona, ben oltre l’aspetto fisico…

E soprattutto, se hanno paura di tutti…se il loro dogma è ‘non fidarsi di nessuno’ perchè mai dovrebbero fidarsi di noi adulti, genitori, parenti, amici?

Perchè mio figlio dovrebbe fidarsi di me, se devo insegnargli ad avere paura di tutti?

Qual’è il confine tra la doverosa cautela nell’approccio con gli ‘sconosciuti’ e la paura?