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Un anno fa

È passato un anno.
Indosso lo stesso vestito, ricordo perfettamente la circostanza del nostro primo incontro.
Pioveva.
Ed era incerta la misura di quello che avrebbe fatto in modo che le nostre vite si avvicinassero, tanto quanto lo era, allora, quello che avrebbe potuto metter distanze.
Ricordo il posto, le prime impressioni, le sensazioni, la confusione strana delle possibilità, la preparazione alle attese…
Ricordo la circostanza che, poco tempo dopo, vedeva le nostre pelli incontrarsi per la prima volta. Conoscersi timide a piccoli passi.
Ricordo la singolare unione delle nostre vite accaduta per quello che potrebbe definirsi un insolito scherzo del destino.
Adesso penso, quasi con tenerezza, che ci fosse lo zampino di chi dall’alto disegna ogni passo importante delle nostre vite e che allora, come solo lui riesce a fare, avesse in serbo per me un regalo meraviglioso.
Aveva deciso, allora, che dovesse andare così. Che dovesse essere così, adesso.
Che mi commuovesse il dolce scorrere delle tue dita sui miei palmi mentre le nostre mani si trattengono vicine.
Che dovesse inondarmi di felicità la tua risata ilare e seducente al tempo stesso.
Che dovessi ascoltare il suono della tua voce, e il tuo respiro, come si ascoltano vibrare le note perfette di una melodia in grado di risvegliare emozioni da sotto la pelle.
Come la ninna nanna di una mamma.
Come la più potente delle magiche parole di un incantesimo d’amore.
Aveva deciso che tu fossi un traghettatore della mia vita verso sponde nuove e inesplorate di conoscenza e di consapevolezza. Aveva deciso che dovessi crescere.
Con te.
Amando ancora.
Amando.
Te.
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Sogno

Aveva gli occhi belli, accidenti se erano belli.

Intorno all’iride si apriva una minuscola criniera di un caldo color nocciola, tiepido come una serata di autunno davanti al primo fuoco. Subito intorno diventavano color del mare in tempesta, un grigio di nuvole estive, ma anche verdi come le montagne in primavera. Cambiavano ad ogni cambiar della luce che in essi si rifletteva, c’era tutto un mondo dentro quegli occhi, tutto il suo mondo.

Avevano acceso il fuoco e poi lasciato che si spegnesse, distratti come erano là sotto la coperta che era diventata con pochi gesti meticolosi e lesti tutto l’involucro del loro vivere, in quel pomeriggio d’inverno inoltrato. Avevano contato le ore del giorno vedendo cambiare la luce che entrava dalla finestra rivolta al mare, e che disegnava le ombre dei loro corpi sui muri intorno al loro piccolo mondo immenso.

“Sei stato un sogno in questi due giorni, grazie. Un sogno di quelli belli, di quelli che ci pensi, ti restano in mente, ti tornano in mente…e allora sorridi.”

“Anche tu sei stata un sogno bellissimo e inaspettato, di quelli che ti rendono pieno e completo. Grazie.”

“Riposati adesso. A domani.”

“Sono felicemente distrutto. A domani.”