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Papavero

Solitario soldato di primavera

Rosso vivo di passione accesa appena

Controvento spettinato ma altero

Resiliente al tempo sferzante inclemente

Resistente come resiste chi vuol vivere veramente

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Vento capriccioso

(“La vertigine del vento” di Stefano Iori)

.

Vento capriccioso

In un giorno d’aprile

Punge come coda d’ inverno

Odora di primavera

Che tarda a venire.

.
Agita i capelli

Irrita i pensieri

Passa lesto

Tra le fessure

Di un’anima in risveglio.

Fastidioso.

Insolente.

Briccone.

.
Come un bimbo

Nascosto tra le pieghe

Di una gonna di donna

Scova desideri nascosti

Sogni dimenticati ridesta.

.
Mescola le carte

Di una vita che si aggiusta

Con mani di un gioco

Senza fortuna di sorta

Per barare e tornare a burlarsi

Di scelte nuove in giorni persi.

.
Arriva la primavera con pungenti folate di gelo

A ricordar che l’inverno c’è stato

Ma anche stavolta è passato.

E.

Tramonto

20160905_194938

(immagine personale, 05/09/2016, ore 19:45)

 

Finisce l’estate.

 

Con essa lentamente si chiude

lo spiraglio di cuore aperto

allo sbocciare dei fiori di aprile.

 

Arriveranno autunno e vento

che il cuore nasconde sotto grigi colori

e coltri di abiti goffi.

 

Dormiranno  le emozioni nel gelido inverno

gravate di altri pensieri pesanti.

 

Mi preparo al letargo del cuore.

 

Lascio che vadano il calore ed il sole

e con essi i ricordi della mia stagione più bella.

 

Aspetterò la nuova primavera.

 

Saranno capelli più canuti 

e spirito sempre più stanco. 

 

Ma

 

prima o poi

 

sarà primavera

 

di nuovo.

E.B.

Di curve e strade, di orgoglio e malinconia

Una mattina storta, di quelle che ti svegli col mal di testa, e lo senti ancora prima di aver sollevato la faccia dal cuscino…lassù, feroce…

E provi a stare ancora ad occhi chiusi…così magari passa…e invece non passa, lui è lì…e allora ti alzi, e provi a mettere qualcosa in bocca e prepari il caffè, ma ad ogni movimento, ad ogni battito di ciglia il dolore quasi ti dà le vertigini…e poi mangi…e lo bevi il caffè…e arriva la nausea…e il moment, in dose da cavallo, il divano, la testa appoggiata e speri che passi presto…

E poi avevi fissato di raggiungere delle amiche in un punto di ritrovo vicino a casa, per andare insieme in un posto ben più lontano, in campagna, a festeggiare la primavera insieme ad altri meravigliosi amici che stanno riuscendo a portarti fuori dal guscio, a farti tornare la voglia di stare in mezzo alla gente, ti stanno aiutando a rinascere, mettendo goccia dopo goccia il concime più fertile della condivisione, alle radici della tua anima, nell’incavo più nascosto delle tue ferite…

E allora avviso che non mi sento bene, che si avviino senza di me, ma appena il moment farà il suo dovere le raggiungerò, perchè ho voglia di sorrisi, di abbracci, di festa, di primavera dentro anche se il sole non c’è e il cielo plumbeo non lascia molto spazio a raggi di calore…

Così respiro, il dolore lentamente scema, mi vesto, un velo di trucco, perchè mi fa bene, perchè me lo merito, perchè ancora non è finita la partita…e mi avventuro…

Imposto la destinazione sul navigatore…segnale GPS assente dice la signorina dalla voce meccanica…poi ogni tanto si sveglia, dando un indicazione a caso, così, dispersa nel silenzio…poi segnale assente…mi perdo…sono persa…e forse non solo per la strada…gran brutta sensazione…

Mi fermo prima dell’uscita dell’autostrada, studio la mappa…sarà complicato, lo sento, lo so…il cielo nuvoloso non aiuta l’ottimismo e infilo in luoghi sconosciuti, scarso orientamento, quasi come andare al buio…

Presto la strada lascia i centri abitati, e lo farà più e più volte a seguire…e comincia a salire il senso di smarrimento, non so dove sono, non so dove devo andare…segnale GPS assente…

E allora la mia mente comincia a vagare, nel silenzio dell’autoradio spenta per non perdere nessuno dei segnali intermittenti di vita del navigatore, nel saliscendi di curve, di tornanti, di bosco…e penso che non c’è un uomo lì con me…

Gli uomini sono più avvezzi a macchine, curve, strade, c’è da riconoscerlo oggettivamente alla categoria, ne sono appassionati fin da piccoli, dalla pista elettrificata di uno dei primi natali della loro vita, passando dai motorini dell’adolescenza, fino alle macchine sportive a prolungare nella perfezione della carrozzeria e nella pulizia degli interni il loro ego di maschi.

Noi donne siamo più avvezze a scarpe e abiti nuovi…c’è da riconoscerlo, per quanto si voglia sbandierare l’uguaglianza tra uomini e donne, non lo siamo uguali…magari ci completiamo, ma uguali proprio no…

E un uomo alla guida della mia macchinuccia vecchia e sgangherata, nella mia mattinata di ricerca di un luogo e una compagnia che sapevo mi avrebbero resa felice, ci sarebbe voluto proprio, giusto per arrivare in quell’oretta abbondante che la signorina GPS aveva annunciato alla partenza essere il tempo necessario per l’arrivo a destinazione, salvo poi mollarmi da sola come una pessima amica, di quelle stronze bene…invece delle tre ore che mi ci sono volute poi, una volta deciso che, in assenza oggettiva di un uomo, io in quel posto ci sarei arrivata, ci fosse voluta anche tutta la giornata…

Perchè io un uomo accanto lo vorrei…anche solo per circondarmi con un abbraccio la sera e dirmi che è ora di smettere, che posso fermarmi, che da lì in avanti ci pensa lui…a tutto quanto… a tutto il resto… a me…ma non ne ho bisogno…

E così andavo, alla ventura, persa, nel bosco, chiedendo indicazioni alle signore anziane vicine ai gruppetti di case che ogni tanto interrompevano la vegetazione, e tutte scuotevano la testa, mentre mi davano le loro indicazioni sconclusionate, come a dire che non ci sarei mai arrivata in quel posto, che non avevo speranza…

Ma quando tornava il bosco e la campagna, erano ulivi verdi e fiori, cespugli in rinascita e alberi dalle chiome non spoglie o verdi,  ma bianche e rosa, colorate, tinte di primavera…finalmente… a dispetto di cielo grigio e malinconia…

Ci sono arrivata alla fine…ultima, ma presente…e pronta a prendermi il mio pomeriggio di felicità, i miei abbracci, i miei sorrisi, la mia domenica, la mia partita a palla, la mia primavera, il mio squarcio di felicità.

Perchè volevo esserci…

Perchè la primavera mi appartiene e la reclamo, come mai nella mia vita prima di ora…

Perchè io la felicità me la merito, fosse anche solo uno squarcio di luce…

Perchè mi sono persa, mi perdo e continuerò a perdermi…ma alla fine, io, la strada la trovo.

Che non sia, di nuovo, primavera

I cambiamenti mi inquietano…sempre, da sempre…

Si ferma tra lo stomaco e il cuore una nuvola di ansia diffusa, la mente quasi costantemente invasa dai pensieri più sconnessi che raramente riesco a ricondurre ad un ordine logico.

Sta arrivando la primavera.

Si sente nell’aria un odore diverso, il sole, quando riesce a squarciare le nuvole di cieli capricciosi, è caldo, rincuora, illumina, ricarica, riscalda, la luce del giorno tinge di rosa veneziano tramonti che si allungano nella sera, rubando ogni giorno sempre più tempo alla notte.

E’ ancora freddo ma la lotta è iniziata tra la rinascita e l’ombra, tra la luce e il buio, tra pioggia sottile, e temporali furiosi e petali di nuovi fiori che vincono l’inverno e colorano di nuova vita il mondo.

E’ la stagione delle attese, delle aspettative, e prende il sopravvento la sua carica di speranza su ogni volontà di ragione.

Rinasce la natura, rinascono le persone e anche se non voglio sono spinta, da forza incontrollabile e invincibile a rinascere anch’io.

E si cerca il calore, e la mancanza di amore squassa il petto, insorge, reclama la sua parte di felicità.

Non vuoi ma ci speri, ricominci a sperare, resisti, ma la natura che torna alla vita tira alla vita anche te.

E torni a sperare che cambino le cose, ti aspetti che succeda qualcosa, sembra ogni istante che debba cambiare tutto… e ti guardi dentro con la stessa trepidante attesa con la quale osservi un fiore gentile schiudersi al tepore della primavera di ora in ora, di giorno in giorno.

Ma non va bene, sai che non va bene, perchè se nutri le aspettative apri il fianco alle delusioni, che arriveranno, sicure, fiere, crudeli come chi SA di averti vinto tante volte in passato e SA che ti vincerà di nuovo.

La primavera cambia il ritmo dell’anima, i battiti del cuore, la luce con la quale, via via che si fa strada nell’aria, vedi le cose, osservi le persone, disegni il tuo mondo.

Ma non sarà così come vuoi, così come desideri, così come aspetti da una vita tra un inciampo e l’altro… non sarà mai…perchè poi l’inverno torna di nuovo, torna sempre, e imprigiona nella sua fredda morsa di buio i sogni passati, i presenti, i futuri.

Non voglio dare in pasto i miei sogni al buio, ma l’inverno torna sempre e se li prende, che tu voglia o no.

E allora che non sia primavera, che non rinasca io a nuovo fiore.

Lasciami, primavera, nel buio, che gli occhi col tempo si abituano e i cappotti nascondono il cuore sotto strati pesanti, lo proteggono, lo cullano, lo tengono in quiete.

Mi farebbe sbocciare di nuovo, maledetta primavera, solo per il gusto di distruggermi ancora con il primo capriccio di grandine ostile.

 

 

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