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Ridere come fanno i bambini

Una serata particolare in mezzo ad un gruppo affiatato di nuovi amici, che tirano dentro anche me preoccupandosi che mi senta a mio agio.

Bistecche che sfrigolano sulla brace e ciccia di una bontà notevole che gronda sangue alla maniera fiorentina, come deve essere.

Vino rosso, buono quanto basta.

E una strana alchimia che si forma tra le persone al punto che finisci a ridere, ridere e ridere. Di quelle risate grasse come fanno i bambini. Di quelle che ti fa male la pancia. Di quelle che finisci a piangere da quanto ridi.

Musica che gira su youtube. “Ora la metto io.” “Ora vi faccio sentire questa.”

E arriva il turno di voci maschili, melodie malinconiche in minore, parole velate di vaga tristezza, anche senza capirne il significato.

Si alza una voce sopra la musica. “Ma questi chi sono?”

La risposta. “DEPRESSI.”

E via una risata di quelle che quasi non ci credi che sei ancora capace di ridere così, proprio come fanno i bambini.

E allora siamo tutti qua, ognuno coi suo stramaledetti casini.

Ma “DEPRESSI” no, proprio no.

Abbiamo tutti già dato, abbondantemente.

Adesso basta.

Si ride, proprio come fanno i bambini.

Ed è proprio bello.

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Voleva solo andare al cinema…

Il mondo dei bambini è un caleidoscopio fantastico in cui si mescolano realtà e fantasia creando di volta in volta mondi nuovi di meravigliosa magia.

In questi ultimi giorni (…ma se ci pensiamo bene è sempre successo, in tutta la vigliacca storia del genere umano…) i bambini sono le vittime più innocenti e proprio per questo più mediaticamente e ipocritamente potenti per descrivere l’assurdità delle immense migrazioni di uomini che investono le nostre coste, e i confini dei nostri lussuosi, ricchi, sordi e ovattati paesi…

Le immagini dei bambini morti sulle nostre spiagge hanno fatto il giro del mondo e bagnato le nostre guance…forse perchè nessun adulto che abbia un cuore riesce a rimanere indifferente alla sofferenza dei bambini…o forse perchè, soprattutto se i nostri figli vivono la nostra più o meno privilegiata vita accanto a noi, riconosciamo in ognuno di essi proprio quel figlio che dorme sereno nel suo lettino nella stanza accanto, e scacciamo con le lacrime l’idea che al loro posto poteva esserci lui…al posto delle loro madri e dei loro padri potevamo esserci noi…

Nessuno li vuole da vivi…ma da morti ogni angolo di casa in cui sia accesa una tv diventa la loro casa…

Ma, come dicevo, gli occhi dei bambini trasformano la realtà e riescono a renderla migliore di quanto qualsiasi mente adulta, resa ottusa dagli anni che passano e dalla consapevolezza che schiaccia i sogni, sarebbe mai in grado di fare.

Così accade che in un breve viaggio in macchina io dica a mio figlio di avergli comprato il dvd di “Home – A casa”, un lungometraggio animato che lui aveva visto al cinema con suo padre qualche mese fa, perchè ero curiosa e volevo vederlo anch’io insieme a lui.

E allora accade che lui cominci a raccontarmelo a spezzoni, ridendo felice delle parti divertenti, e mischiandoci insieme i personaggi del più recente “Minions”, anch’esso visto col padre la scorsa settimana, dicendomi che era contento di rivederlo con me perchè faceva molto ridere.

La sua risata diventa allora il suo modo di ringraziarmi.

Poi accade che le risa cessino e lasci cadere nel silenzio questa frase:

“Sai mamma, i bambini  e le mamme che non hanno da mangiare nei loro paesi vengono qua, in Italia, perchè vogliono andare al cinema a vedere i film (intendendo i ‘suoi’ film, i cartoni animati…)… che così almeno possono farsi  due risate…”

Mi ha colpito la frase perchè credo che non possa non aver visto le immagini strazianti che sono circolate in ogni canale della nostra televisione a tutte le ore…ma per lui, quei bambini, volevano solo andare al cinema…

I bambini ridono rumorosamente al cinema, ci avete fatto caso? …e parlano ad alta voce…e non riescono a star fermi sulla poltroncina, si muovono, partecipano, chiedono spiegazioni…

Almeno, il mio lo fa…

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(immagine dal web)

Così, secondo mio figlio, Lui…voleva solo andare al cinema…

E avrebbe riso forte…si sarebbe alzato in piedi, avrebbe parlato ad alta voce, avrebbe chiesto, curioso…

Me lo immagino, accanto al mio…

Cazzo… voleva solo andare al cinema…. e ridere…

Di minigonne verdi, biciclette e cassonetti…

Era un’estate di oltre 25 anni fa… avevo 12/13 anni… i tempi delle scuole medie più o meno, ed erano arrivati i primi accenni di pubertà e una gran voglia di sentirmi grande…

Mi avevano regalato una gonna verde di jeans, una minigonna…molto mini in realtà, ma semplicemente, secondo l’usanza del tempo di passarsi tra famiglie vicine le cose ancora nuove che non stanno più ai propri figli, io me l’ero ritrovata nell’armadio già un pò piccola anche per me.

Mia madre me l’aveva vista indossata e il giudizio era stato inamovibile ” Tu con quella addosso non esci, è troppo corta!”

Ma a me piaceva…era corta, stretta, e il verdolino slavato del jeans le dava un aspetto lezioso…

Una mattina di luglio, giorno di mercato in paese, mia mamma era andata al lavoro, perchè, nonostante facesse la maestra elementare e le scuole fossero chiuse, aveva l’incarico di sostituire il direttore della scuola e quella mattina era dovuta andare…

Dopo le raccomandazioni di rito, mi ero trovata da sola…così decisi di andare al mercato in bicicletta…e mettere finalmente la mia gonna verde!!!!

Misi la gonna…uscii, presi la graziellina rosa, la portai in vetta alla rampa dei garages e mi misi in sella…

‘Accidenti!!!!’ seduta sul sellino e con i piedi in posizione sui pedali la gonna era davvero troppo corta!

La strada scendeva in lieve discesa…iniziai a pedalare, poi abbassai lo sguardo e lasciando il manubrio con la mano sinistra andai a sistemare la gonna…che, caspita!, era troppo corta!!!!

Non ebbi il tempo di rialzare lo sguardo, che sentii un dolore fortissimo allo sterno… sbaaaam!!!! ero andata a sbattere contro il gancio del cassonetto a bordo strada, quello che viene agganciato al camion perchè possa essere svuotato…

Cazzo che male!!!!

Rimasi piantata lì qualche minuto…la ruota davanti della bici si era irrimediabilmente piegata…e io avevo il segno del gancio stampato sullo sterno…

Non piansi…ma mi scese una lacrima silenziosa…

Riportai la bicicletta danneggiata in garage…

Tornai in casa…tolsi la gonna e la rimisi nell’armadio… è rimasta lì, come un’iconografia ancora a lungo, ma non l’ho più messa…

Mi misi un paio di pantaloni…lunghi…e andai al mercato a piedi…

Che delusione allora…sembrava la punizione divina…o mia madre che aveva incaricato qualcuno di incorporeo di tenermi d’occhio…

Ma dopo così tanto tempo ricordo quella mattina col sorriso sulle labbra…

🙂

“…questo è avere successo.”

Oggi pomeriggio, mentre per la terza volta percorrevo in autobus il tragitto lavoro-casa, casa-lavoro, ho trovato questa bellissima frase di Bessie Anderson Stanley (http://en.wikipedia.org/wiki/Bessie_Anderson_Stanley).

Mentre la leggevo ho sorriso…

Secondo la mia personalissima e anacronistica visione distorta del mondo questa è una delle migliori definizioni del senso della vita che io abbia mai letto…

Leggerla mi ha fatto pensare che, nonostante tutto, posso continuare anch’io a sperare…

“Ridere spesso e di gusto; ottenere il rispetto di persone intelligenti e l’affetto dei bambini; prestare orecchio alle lodi di critici sinceri e sopportare i tradimenti di falsi amici; apprezzare la bellezza; scorgere negli altri gli aspetti positivi; lasciare il mondo un pochino migliore, si tratti di un bambino guarito, di un’aiuola o del riscatto da una condizione sociale; sapere che anche una sola esistenza è stata più lieta per il fatto che tu sei esistito. Ecco, questo è avere successo.”

Bessie Anderson Stanley

“come soriso, rise, risata, come me viè da ride”

Stamattina curiosavo tra i nuovi articoli dei blog che seguo…

E in rapida successione in articoli pressocchè consecutivi mi è comparsa questa immagine:

sorriso

contenuta nell’articolo:

http://ravanellorosa.wordpress.com/2014/02/02/provate/

e che ho trovato estremamente incoraggiante per l’inizio della giornata, sia per l’incitamento al sorriso, sia per  la grafica allegra e leggera…

E poco dopo questo acronimo:

Smile

S pontaneous
M oment of
I ncredible
L augh of
E nergy

contenuto nell’articolo:

http://martinapaglione.wordpress.com/2014/02/04/smile/

Quasi una coincidenza…e i miei pensieri sono andati immediatamente alla scena del cimitero del film “Bianco Rosso e Verdone” del 1981.

E’ una reazione quasi istintiva la mia…tutte le volte che penso al sorriso, quella scena (che recito a memoria dalle tante volte che mi son trovata a vederla a e riderci sopra fino alle lacrime, appunto…) si impone alla mia mente…e me lo strappa un sorriso…

Fino alla frase finale del becchino: “…sshhh…c’è poco da ridere…” che ogni volta mi ripiomba nella realtà…

Godetevela intanto…e sorridete…finchè c’è verso di farlo…

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