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Clarissa (WRITERS N.13)

Nel numero 13 di WRITERS che potete leggere e scaricare qui: https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9MWlXMnY2Ri1oNzg/view?usp=sharing

trovate il mio racconto dedicato al tema della “crescita personale”.

E’ la storia di ‘Clarissa’…un pò vera, un pò no… come tutte le storie…

Clarissa

di Elena Brilli

Clarissa è una ragazza di vent’anni, ‘una brava ragazza’ dicono di lei gli abitanti del quartiere in cui vive da sempre.

Vive coi suoi genitori e suo fratello, più piccolo di un paio di anni, e ama studiare.

Mente brillante durante gli anni del liceo, i primi anni di università avevano confermato la sua stacanovistica volontà di apprendere e di dimostrare che lo è davvero, quella brava ragazza che tutti dicono.

Le sue giornate sono divise tra lezioni e studio, incontri coi professori, esami e lezioni, ancora… ancora… e ancora.

Università, studio, esami… esami, studio, università…

Perchè “le cose o si fanno al massimo delle proprie possibilità o non si fanno”, così le aveva sempre ripetuto sua madre, fin dalla tenera infanzia, così aveva imparato a fare in ogni cosa della sua vita, così è adesso il suo modo di essere viva, vista, vissuta e riconosciuta.

Poi sua madre si ammala e succede tutto all’improvviso. Un’esame di routine rivela nei suoi esiti un ospite sgradito e pericoloso: carcinoma mammario metastatico al IV stadio.

Bisogna operare, subito.

Le giornate di Clarissa diventano allora lezioni, studio, università, esami… e ospedale.

Arrivata di corsa all’uscita di sua madre dalla sala operatoria, dopo l’ennesimo esame superato a pieni voti, la sua vita di studentessa modello si scontra con la sofferenza impressa su quel volto semicoscente, ancora immerso nell’anestesia, e con la pesante mutilazione subita.

E sono giornate di ansie, dolore, dottori, medicazioni, visite, lezioni, studio, università, esami… e panni da lavare e stirare, pasti da cucinare per suo fratello e suo padre, casa da tenere più o meno in ordine durante la convalescenza di sua madre.

Ed è chemioterapia, pesantissima, invasiva, devastante…

Sua madre perde i capelli e soffre. Passa le sue giornate abbandonata sul divano, spenta, assente, o si trascina per la casa per arrivare in bagno a vomitare. E Clarissa le tiene la testa, la sorregge in mezzo agli spasmi, la rimette in poltrona, la copre e ogni tanto interrompe i suoi studi per controllare che sua mamma respiri ancora, una volta che le convulsioni le danno tregua. Il percorso tra la sua scrivania e la poltrona dove giace sua madre, o l’involucro che ne rimane, è un incubo che ogni mezz’ora la costringe ad avvicinarsi a quel corpo esanime per accertarsi che il petto si alzi ancora tra un respiro faticoso e l’altro.

Così le sue giornate diventano sostenere sua madre, cercare di controllare, per quanto possibile, che sopravviva a quella cura che la sta uccidendo perché non la uccida il tumore, e poi, se rimane il tempo, esami, studio, università, lezioni… lezioni, università, studio, esami…

Se rimane il tempo.

Finisce la chemioterapia, ritorna il tumore, quasi uno scherzo del destino, o un suo accanimento feroce sul corpo di sua madre e sulla vita di Clarissa. Si torna in prigione…senza passare dal via…mano sfortunata nel giro di Monopoli che spesso è la vita.

Di nuovo sotto i ferri sua madre, di nuovo le giornate tornano a concludersi in ospedale, dopo le lezioni, l’università, lo studio, gli esami e la casa da tenere in ordine.

Si ricomincia con la chemioterapia, e stavolta non è un ciclo solo ma tre, pesantissimi, invasivi, devastanti. Stroncano ogni resistenza del tumore, forse… Di sua madre, di sicuro…

Per la prima volta nella sua vita Clarissa, tra uno spasmo di vomito e l’altro, vede sua madre piangere e implorare che finisca tutto.

Io l’ho fatto per voi, per il babbo, per te e tuo fratello… ma se dovesse tornare un’altra volta io non lo faccio più, non chiedetemi di farlo di nuovo…” è la resa definitiva che Clarissa raccoglie dalle labbra di sua madre prima di sorreggerla di nuovo mentre il corpo sfinito si scuote a vomitare ancora.

Sua madre smette di lavorare, una ‘finestra’ per il pensionamento anticipato si apre sulla sua quasi quarantennale carriera di insegnante, suo padre lavora molto meno per poter seguire sua moglie dentro e fuori dagli ospedali, le giornate di Clarissa sono ancora lezioni, università, esami, studio, casa da tenere in ordine… ma cominciano a mancare i soldi.

Suo fratello è più piccolo e merita di studiare… accidenti se lo merita… molto più di lei, forse.

E allora Clarissa decide di togliere un peso a quel bilancio familiare che comincia a dare segni di cedimento e che non può più permettersi di mantenere due figli all’università.

Clarissa inizia a lavorare nella ristorazione di un grande centro commerciale, e le sue giornate sono adesso lezioni, università, studio, esami… e lavoro, tutte le sere, dalle 20 a mezzanotte e a giornate intere nei fine settimana.

Usa la macchina che divide con suo fratello, la porta la mattina presto vicino al suo posto di lavoro, prende l’autobus, va a lezione, passa la giornata all’università, torna indietro in autobus al tramonto, riprende la macchina, va al lavoro, torna a casa, sistema casa, studia… se ce la fa.

E avanti così per mesi e mesi, si addormenta in aula un paio di volte, è costretta a saltare esami ed incontri coi professori perché non riesce tutte le volte a spostare gli orari dei suoi colleghi…

Clarissa accelera… lo studio rallenta.

Poi suo fratello comincia a brontolare perché Clarissa è costretta a tenere sempre la macchina, ma lui è un ragazzo giovane e ogni tanto la sera vorrebbe uscire con gli amici.

Ha ragione lui, ovviamente, e d’altronde lei lavora adesso e può comprarsi la sua prima macchinuccia tutta sua.

Così fa, Clarissa, e nello stipendio suo lavoretto part-time deve entrarci adesso anche la rata della macchina e l’assicurazione, oltre alle tasse universitarie e le spese per gli esami.

Sua madre sta un po’ meglio, però, e Clarissa pensa che in fondo ce la po’ fare ad andare avanti così, tra lezioni, università, esami, studio, lavoro, casa da rassettare e soldi da gestire.

Nell’estate dei suoi 25 anni, però, Clarissa, nonostante i suoi sforzi e il tremante e faticosissimo equilibrio che ha dato alla sua vita, si accorge che deve lavorare di più, perché a settembre ci sono le tasse universitarie da pagare e anche l’assicurazione della macchina, e tutti quei soldi lei non li ha. E a settembre il suo contratto scadrà.

Così le sue giornate diventano, in quell’estate calda, un nuovo lavoro la mattina, una corsa in facoltà, lezioni, studio, università, esami… sempre meno per la verità… poi una corsa al suo solito lavoro la sera, fine settimana compresi.

Non ce la fa più, Clarissa, non regge più quella vita, se ne è accorta da un pezzo, lo sa bene, ma deve andare avanti, le mancano così pochi esami a finire…sua madre sta meglio, deve farcela… anche per lei.

Arriva settembre e scadono i contratti, tutti e due… ma Clarissa deve lavorare, non può più smettere… chi può pagare le sue spese se smette di studiare? Chi pagherà adesso le tasse universitarie e gli esami, e le spese per la sua macchinuccia?

Arriva insperata una proposta di un lavoro nuovo, tutto il giorno, le classiche otto ore da passare in ufficio, bloccata dietro ad una scrivania.

Clarissa accetta, può continuare a studiare, andrà in facoltà molto meno di prima, ma se vuole ce la può fare.

Ci crede Clarissa, e continua a pagare le tasse universitarie per altri tre anni, senza più riuscire ad andare in università, senza più nessun esame.

Clarissa rinuncia agli studi, sono passati cinque anni dal giorno in cui è cambiato tutto, sua madre sta bene, è sopravvissuta al tumore e alla chemioterapia.

La sua vita ha cambiato strada… Clarissa è diventata grande, si vede che doveva andare così.

Forse, è così che si diventa grandi… scegliendo la cosa giusta da fare in ogni momento, l’unica cosa possibile per andare avanti.

Elena Brill

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Come si diventa ‘grandi’… su WRITERS N.13

Il nuovo numero della rivista on line di scrittura creativa che dirigo è finalmente on line!

Si chiama WRITERS, è arrivata al suo tredicesimo numero e il tema che stavolta è stato affrontato dai suoi redattori e collaboratori è quello della “crescita personale”, del modo in cui, nelle esperienze di ognuno di noi, si diventa ‘grandi’.

La trovate qui: https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9MWlXMnY2Ri1oNzg/view?usp=sharing

e qui: https://issuu.com/writersrivista/docs/writers_13

e qui: https://writersezine.wordpress.com/

e qui: https://www.facebook.com/writers.magazine/

per leggerla on line e scaricarla dove volete  e ovunque siate.

Queste le mie poche righe che aprono il numero, ve le metto qua, così magari vi viene voglia di andare a dare un’occhiata… che dite?

EDITORIALE

Nasce con queste poche righe il nuovo numero di WRITERS dedicato ad un tema complesso e intimamente ostico, quello della ‘crescita personale’, del modo in cui, per intendersi, nel percorso di vita di ognuno di noi si ha la percezione chiara e netta che niente sarà più come prima e soprattutto che noi non saremo più quello che siamo stati fino a quel momento.

Per noi autori si è trattato di tornare indietro ciascuno nel proprio tempo di vita alla ricerca di qualcosa o qualcuno di molto importante che ci ha costretto ad un certo punto, accompagnandoci con gentilezza o trascinandoci nostro malgrado, a fare un balzo in avanti nel nostro percorso di crescita.

E fare questa operazione mentale, credetemi, non è cosa semplice, né, spesso, priva di dolore.

Si rimettono in campo emozioni e sensazioni chiuse nella scatola dei ricordi e le parole devono costruire intorno ad esse un castello di frasi credibili e al tempo stesso meno personalizzate possibili.

Il processo di astrazione sotteso al meraviglioso gioco delle parole diventa allora un equilibrismo pericoloso per parlare di sé, senza parlare troppo di sé, con quel distacco che il tempo impone ad emozioni sopite che tornano prepotentemente a galla e che consente, forse per la prima volta, di mettere quello che ci ha fatto ‘diventare grandi’ nella giusta prospettiva.

Siate dunque clementi nel leggere le pagine di questo nuovo numero di WRITERS, c’è un pezzo importante della vita di ognuno di noi autori, che vi chiediamo di ‘maneggiare con cura’.

Speriamo che le nostre parole siano un tramite perché anche voi che leggete possiate o vogliate fare un passo indietro alla ricerca consapevole di quello che vi ha portato avanti, di cosa vi ha fatto diventare quello che siete e, nonostante la fatica che magari vi costerà questa operazione, credetemi, ne sarà valsa la pena, dopo.

Sarebbe un grande onore se aveste poi voglia di condividere con noi le vostre impressioni, le vostre emozioni e anche le vostre critiche, perché no.

Ci troverete sempre pronti ad accogliervi ed ascoltare ogni vostro pensiero qui:

E aspetteremo con ansia, per la costruzione dei nuovi numeri, ogni nuovo spunto creativo che vorrete condividere con noi, i vostri racconti, le vostre poesie, i vostri pezzi di creatività.

Noi saremo pronti ad accoglierli e dar loro spazio nelle future pubblicazioni, perché abbiamo scoperto che dialogare con voi lettori in uno scambio alla pari di parole, immagini ed emozioni ci arricchisce e ci stimola e, credetemi, passare ‘dall’altra parte’ e trovare i vostri scritti sulle pagine della ‘vostra’ rivista, non è poi così complicato come potete pensare, ma è sicuramente bellissimo!

Ricordate che WRITERS può essere anche vostro, anzi che lo è, vostro.

Noi siamo solo l’umile canale attraverso il quale potete tirar fuori da voi tutto il vostro personalissimo caleidoscopio di emozioni.

Buona lettura a tutti, quindi, e buona estate, sia che vi troviate sulla sabbia calda di spiagge assolate, sia che cerchiate riparo al fresco di alberi secolari disseminati sulle nostre montagne, sia che vi avvolga la penombra di un crepuscolo iridato sul terrazzo di casa vostra.

Noi ci ritroveremo in autunno, pronti a condividere, come ogni volta, ma stavolta un po’ di più, un nostro nuovo sogno, che mi auguro sarà veramente diventato anche il vostro.

La direttrice

Elena Brilli

Come il vino (WRITERS N.12)

A proposito di Amicizia

Come il vino

Quando siamo insieme,

noi quattro,

siamo come una bottiglia di vino buono.

Una bella forma,

un ottimo contenuto,

un’etichetta accattivante,

e un tappo che tiene bene.

Sedute intorno ad un tavolo

noi parliamo

di figli, lotta, vita,

diversità, lavoro, autostima,

amori vecchi e nuovi,

cultura, amici

e futuro.

E, senza bisogno di istruzioni per l’uso,

il vino buono si beve insieme agli amici veri,

così,

come viene.

Ed è tutto quello che serve per stare bene.

Dedicata alle mie amiche: GIulia, Serena e Fabiana. 💜

La poesia chiudeva il mio contributo al numero 12 di WRITERS dedicato all’AMICIZIA.

Il numero completo lo trovate qui:

DRIVE  https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9YXJUTTZ2V1JtYUE/view?usp=sharing

ISSUU http://issuu.com/writersrivista/docs/writers_12__1_

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Amiche (WRITERS N.12)

Amiche

di Elena Brilli

“L’amicizia nasce dalle occasioni della vita, spesso dal destino, ma per diventare sentimento irrinunciabile necessita poi di grandi emozioni condivise, non di mediocrità affettiva…”

(Paolo Crepet, “Elogio dell’amicizia”)

Complicato per me definire l’amicizia, e scriverne o parlarne ancora di più.

Perchè, forse più che per definire o parlare d’amore, quando si parla di amicizia ogni possibile definizione è riduttiva, si plasma sul momento della vita che si sta attraversando, si muove sulle relazioni come una danza di storni migranti, e cambia i suoi confini, nel momento stesso in cui si prova a costruirgliene intorno.

Ed è per questo che le persone che definivo amiche nell’infanzia si sono perse nelle strade del mondo, non seguendo la mia, altre che hanno condiviso con me l’adolescenza o la prima maturità se ne sono andate al primo uragano in arrivo, altre ancora, adesso, vanno e vengono come la risacca del mare, che lascia conchiglie ma inesorabilmente risucchia sabbia.

Se c’è una cosa che ho capito però nel percorso, che si avvia lentamente al mezzo secolo, della mia vita, è che l’amicizia, né più né meno che l’amore, si costruisce e si cementa col tempo, nel tempo e con un’infinita e inesauribile spinta a donare. Così come per l’amore, appunto, l’amicizia la ottieni, la ricevi, in misura direttamente proporzionale a quanto di te sei disposto a mettere a nudo e in gioco, a quanta amicizia, in fondo, sei disposto a donare.

E, esattamente come l’amore, l’amicizia è fatta di atomi infiniti di affetto, comprensione, rispetto, vicinanza, empatia, fiducia. A differenza dell’amore, o almeno della maggioranza dell’amore con A minuscola, l’amicizia è costruita su fondamenta imprescindibili di onestà, in primis verso se stessi, e verso l’altro. Ad un amico (e dovrebbe poi essere così anche per l’Amore, quello con la A maiuscola) hai il dovere morale di non nascondere nulla di te e di non tenere niente nascosto, nemmeno i tuoi pensieri più pesanti. Un amico lo uccidi a parole, e devi essere disposto a farlo, sapendo che lo fai soffrire in quel momento, se sai che con quelle parole puoi dargli una mano, se senti che non puoi fare a meno di dirglielo, se sei consapevole che quello è l’unico modo per tendergli la mano e per tirarlo fuori dal pantano in cui la vita lo ha messo e che lui trova paradossalmente confortevole. L’amicizia si misura quindi in quante volte sei in disaccordo con i tuoi amici ma, essendo assolutamente onesto con te stesso, sai che è l’unico modo possibile, per te, di stargli vicino, di dimostrar loro il tuo affetto, di tendere la tua mano per aiutarli, avendo l’assoluta certezza che quella mano la prenderanno perché si fidano di te, perché in fondo, a loro, tu non hai nascosto veramente niente.

Sarà per questo che in questo momento della mia vita, posso vantarmi di avere amici il cui numero non supera quello delle dita di una mano, ma sono assolutamente convinta che siano Amici veri, quelli con la A maiuscola, almeno fino a prova contraria… nel qual caso avrebbero da sentire uscire dalla mia bocca tutto quello che passerebbe dal cuore, per il semplice motivo che io sono Amica loro, ho scelto di esserlo e voglio esserlo, “nella buona e nella cattiva sorte, in salute e in malattia”, finché vita non ci separi, e anche oltre, se necessario.

E allora ecco che il miglior modo di parlare di amicizia è, per me, parlare di tre Amiche, persone eccezionali, animi meravigliosi, concentrati puri di pregi irraggiungibili per me, e difetti tremendi che strapperei volentieri a morsi dai loro animi… perché sarebbero più felici senza di essi, perché possono essere persone migliori se se ne liberassero… perché voglio loro un gran bene.

G. è una donna di una bellezza straordinaria, della quale è consapevole, ma nasconde in modo altrettanto consapevole, sotto strati e strati di corazze impenetrabili che la vita le ha imposto di costruire per sopravvivere. Austera, imperiosa, perentoria, tagliente, parla sempre a voce alta, attacca, per abitudine tristemente consolidata, per difendersi da tutto e da tutti. Tiene tutti a distanza, perché forse ha capito che è l’unico modo che ha per proteggersi e non fa entrare nessuno all’interno di quei confini che lei ha stabilito sicuri per se stessa. G. ha paura, una paura fottuta di lasciare che il mondo e le persone che lo abitano possano toglierle un altro pezzo di sé, forse perché sa che non è rimasto molto di sé da offrire in pasto agli avvoltoi, e non vuole correre il rischio di perdere quello che rimane e di perdersi con esso. Ma quando io sono giù, la sua mano appoggiata sulla mia spalla, dolcemente, in silenzio, mi fa capire che lei capisce, che mi comprende, che lei sa, che non sono sola. Io e G. non siamo quasi mai d’accordo su niente. E il motivo è presto detto, io e G. siamo molto simili e allora sia io che lei sappiamo bene di essere una risorsa importante a vicenda, sappiamo di poter dare e ricevere tanto l’una dall’altra, in termini di crescita personale, e allora alziamo le barriere, perché io sono capace di entrare nella sua corazza, e lei lo sa, esattamente come io so che lei è capace di entrare nella mia. E allora ci mettiamo vicendevolmente in difesa, salvo poi arrenderci all’evidenza che niente possiamo l’una contro l’altra e ci facciamo trafiggere da quanto di buono a vicenda siamo in grado di donarci. Mi sono fatta consapevole che sono in grado di tendere la mia mano a G. e lei sa che quella mano che io le tenderei se ne avesse bisogno sarebbe forte abbastanza da sollevarla da qualsiasi mare di dolore dovesse mai incontrare e aiutarla a trarsi in salvo. E io sono assolutamente sicura che lei farebbe lo stesso per me. Lo sento nelle corde nascoste del mio animo quando la sua mano sfiora la mia spalla, a ricordarmi che, comunque vada, lei è al mio fianco.

S. è una donna dolce, malinconica, insicura, che nasconde il luccichio dei suoi occhi sotto occhiali castranti e la bellezza del suo corpo sotto maglioni e tute informi. S. non si vuole poi troppo bene, forse perché nessuno è ancora mai riuscito a vedere che meraviglia di donna si nasconde sotto quei maglioni. Scrive e legge molto, e fugge, facendolo, da una realtà che probabilmente non riconosce veramente come sua, che non corrisponde più a quello che era il suo sogno di donna. Ed è orgogliosa e testarda, nel continuare a fuggire anche quando la realizzazione di quello che era il suo sogno potrebbe tornare ad essere possibile. Lei non lo vede, lei non vuole vederlo, lei fugge. Perchè S. ha sopportato il rumore troppo forte di un sogno che si frantuma e allora sogna finché il sogno non si avvicina, ma appena la distanza diminuisce e tutto potrebbe diventare di nuovo possibile, smette di sognare, tira i remi in barca e vorrebbe fuggire. Ma è coraggiosa anche, S., perché vorrebbe fuggire ma non lo fa. A modo suo, magari girata di spalle, pronta a scappare di fronte alle onde, lei mantiene la posizione, perchè l’uragano che arriva e che potrebbe rivoluzionarle la vita, lei non se lo perderebbe per niente al mondo. Perchè, in fondo, S. sogna ancora, e per me è la dimostrazione che si può continuare a sognare, nonostante tutto, nonostante noi, nonostante il male che fa. Lei mi capisce, e me lo ripete spesso. Ha la voce dolce S. quando me lo dice, e ha il potere di calmare le onde burrascose del mio animo, il suono della sua voce. S. è talmente testarda e cocciuta che so che, se fosse in difficoltà, la mia mano lei la rifiuterebbe, orgogliosa com’è. Ma io so che lascerei quella mia mano lì, pronta, salda, solida, sicura, lasciando a lei la decisione di afferrarla o meno. Lei sa, anche se non vuole ammetterlo, che quella mano ci sarebbe.

Infine F…. è la mia dannazione F.. Le voglio un bene dell’anima ma la strozzerei ogni minuto. Perchè F. non si vuole bene per niente, attraversa la sua vita senza mettersene al centro, senza esserne mai la protagonista. F. fa dipendere costantemente la sua felicità da altre persone, da altre situazioni, da quello che le manca o che potrebbe essere diverso da quello che è. F. vive di possibilità e di speranze, che si trasformano costantemente in disillusioni e frustrazioni e così facendo si fa del male. E’ una donna di una bellezza fuori dal comune, dentro e fuori, ma lei non la vede perché misura se stessa con l’unico metro di giudizio che viene da fuori, da altre persone, da altre situazioni, da quello che le manca o potrebbe essere diverso da quello che è. Dicono che i capelli siano uno dei tanti specchi dai quali comprendere una donna. Ecco, F. ha dei capelli bellissimi, scuri, ricci, folti, lunghi, corposi. Io li ho visti, e sono meravigliosi, ma lei li tiene sciolti solo se sono lisciati e fintamente colorati. Quando non sono “falsi” i suoi meravigliosi capelli lei li tiene legati, castrati, umiliati, nascosti. F. si costringe costantemente ad essere quello che non è, credendo in questo modo di avvicinarsi di più all’approvazione di altre persone, di altre situazioni, di quello che le manca o potrebbe essere diverso da quello che è, perché è l’unico modo che conosce per sentirsi viva. Fa male vederla così e allora la brontolo, continuamente, costantemente, cercando di scuoterla per farle capire che deve mettersi al centro della sua vita e diventarne la protagonista assoluta, che non ha bisogno di niente e nessuno perché venga finalmente fuori la meraviglia di donna che è, coi suoi capelli arruffati e bellissimi. F. è come i Paolo e Francesca danteschi, gira costantemente in un vortice impazzito e non la vede nemmeno la mia mano tesa, forse più che per ogni altra persona. E allora io so che a F. non serve la mia mano, ma bisogna che la prenda in braccio, di peso, e la porti via da quel maledetto vortice in cui ha da sempre lasciato che si infilasse la sua vita. Lei sa che io lo faccio, sa perfettamente che lo faccio ogni volta che la tratto male, lei sa che sono forte abbastanza per farlo, prenderla di peso e portarcela, fuori. E lo sa perché lei, nel momento più brutto della mia vita, abituata com’è a girare nel vortice della sua, non aveva esitato un attimo a dirmi che se ne avesse avuto la possibilità, mi avrebbe tirato fuori da lì. E’ da quel momento che io e lei siamo diventate Amiche, di quelle con la A maiuscola, e adesso è arrivato il mio turno. E, quant’è vero Dio, io la prendo di peso e ce la tiro fuori dal quel vortice, e le restituisco la vita che non ha mai voluto vivere davvero per se stessa.

Ecco qua, cos’è per me l’amicizia.

Un’ultima cosa… GRAZIE, bimbe belle, siete e rimarrete tre luci sempre accese nella mia vita. Ne sono pressocchè certa.

Vi voglio bene.

Ora lo sapete, davvero.

Come il vino

Quando siamo insieme,

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così,

come viene.

Ed è tutto quello che serve per stare bene.

Elena Brilli

Il numero completo della rivista WRITERS dedicato all’AMICIZIA, lo trovate qui:

DRIVE  https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9YXJUTTZ2V1JtYUE/view?usp=sharing

ISSUU http://issuu.com/writersrivista/docs/writers_12__1_

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L’Amicizia è…su WRITERS N.12

Dopo tanta attesa, finalmente ci siamo!
E’ on line il nuovo numero di WRITERS dedicato all’ AMICIZIA!
Lo trovate qui:

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Io immeritatamente lo dirigo, WRITERS, quindi ho raccolto,sotto un progetto comune, per questo numero, la partecipazione di 14 altri scrittori, che sono anche amici fraterni, ottime penne, fini pensatori, nonchè squisite persone, che ho la fortuna di avere intorno in questo mio viaggio nel mondo.

A loro va il mio ringraziamento più sincero e devoto.

A voi il frutto del mio, ma soprattutto del loro lavoro.

Vi lascio qua l’editoriale che apre il numero, augurandomi che possa stuzzicare la curiosità di leggerlo e, perchè no, la voglia di partecipare al prossimo numero e farne parte in maniera attiva.

EDITORIALE

Vede finalmente la luce il nuovo numero della rivista WRITERS, dopo una genesi travagliata, una serie di cambiamenti nella sua impostazione e un conseguente ritardo sulla tabella di marcia, per la quale mi scuso personalmente con i collaboratori e, soprattutto con i lettori.

L’impostazione cambia, a partire da questo numero, principalmente perché la redazione si apre a tutti i lettori, togliendo, già dal sottotitolo della testata, che non esiste più, il suo legame al gruppo “Il mondo in un Blog”, che più di due anni fa aveva dato origine al progetto.

La decisione nasce dalla voglia di allargare gli orizzonti e invitare tutti coloro che fino ad oggi sono stati ‘dall’altra parte’, a prendere coraggio, mettersi in gioco e buttarsi nella mischia, con qualsiasi forma creativa usino quotidianamente per esprimere le proprie emozioni.

Da ora in avanti, quindi, qualsiasi vostro elaborato, di qualsivoglia tipo, potrete mandarlo alla mail writers.blogmagazine@gmail.com e verrà pubblicato nel numero immediatamente successivo.

Il gruppo di lavoro della rivista finirà quindi per essere la pagina facebook di WRITERS https://www.facebook.com/writers.magazine , insieme a tutti quanti voi discuteremo tutti insieme del tema da affrontare e dei termini entro i quali inviare i materiali per la pubblicazione.

Operazione ambiziosa, lo ammetto, ma non vi nego che personalmente, io sono curiosa di sentire ognuna delle vostre voci e ogni vostra forma di espressione, e ho bisogno che partecipiate numerosi a questa ‘chiamata alle armi’ fatta di idee, pensieri, colori, racconti, poesie, disegni, fotografia, e chi più ne ha più ne metta. Mi raccomando!

E’ arrivato il momento di rendere davvero vostro il progetto WRITERS, in modo che non appartenga solo ad un gruppo ristretto di autori, ma diventi parte di ognuno di voi, come ritengo sia giusto che sia!

Troverete quindi, all’interno di questo numero, e in quelli che seguiranno, due sole sezioni, la prima “A proposito di:…” che riunisce gli scritti e gli elaborati che trattano il tema che a suo tempo era stato scelto per la pubblicazione, e la seconda Parole in libertà” nella quale invece confluiscono tutti gli elaborati che erano stati mandati in redazione e che non trattano il tema scelto per il numero.

Tornando quindi a noi, e al numero che vi accingete a leggere, il tema scelto è quello dell’Amicizia, declinato in tanti modi quante le menti di chi ci ha messo la penna, se non la faccia, hanno avuto modo di esprimere a parole.

Per quanto sia una parola usata e abusata forse nel nostro modo comune di parlare e di definire le persone che gravitano nell’orbita della nostra vita, quando ci si ferma a pensare seriamente a cosa significhi davvero essere amico di qualcuno o che qualcuno ti sia amico, la questione diventa complessa e talmente articolata da risultare quasi più complicato che dare una definizione plausibile dell’amore, il sentimento per convenzione comune definito il più complesso di tutti. E allora capita che ti trovi in difficoltà, in seria difficoltà a scrivere di Amicizia. E’ successo anche a me, non mi vergogno ad ammetterlo, per il semplice motivo che l’amicizia attraversa, di fatto, in svariati modi, tutto il percorso delle relazioni sociali della nostra intera esistenza. E allora mi son trovata a ripensare a quelli che definivo amici nell’infanzia e nell’adolescenza, nella prima maturità e fino ad oggi, cercando di capire cosa li accomunasse e cosa li avesse in qualche modo, col tempo, fatti uscire dalla mia vita o rimanerne ai margini.

Diventa un analisi a ritroso un po’ di tutto quello che sono significate, per te, le relazioni con le persone e del modo in cui di fatto ti relazioni, da sempre, ad esse.

La mia personale conclusione è che non si possa definire l’Amicizia, quella con la A maiuscola, in maniera univoca, esattamente come non si possono definire quasi nessuna delle parole che hanno intimamente a che fare con le emozioni e con le relazioni.

E allora ecco che, forse, l’unica definizione possibile, dell’Amicizia è quella di Woodrow Wilson che recita:  “L’amicizia è l’unico cemento capace di tenere assieme il mondo.

Sarebbe un grande onore se aveste poi voglia di condividere con noi le vostre impressioni, le vostre emozioni e anche le vostre critiche, perché no.

Ci troverete sempre pronti ad accogliervi ed ascoltare ogni vostro pensiero qui:

E aspetteremo ogni nuovo spunto creativo che vorrete condividere con noi, i vostri racconti, le vostre poesie, i vostri pezzi di creatività.

Noi saremo pronti ad accoglierli e dar loro spazio nelle future pubblicazioni, perché abbiamo scoperto che dialogare con voi lettori in uno scambio alla pari di parole, immagini ed emozioni ci arricchisce e ci stimola e, credetemi, passare ‘dall’altra parte’ e trovare i vostri scritti sulle pagine della ‘vostra’ rivista, non è poi così complicato come potete pensare, ma è sicuramente bellissimo!

Ricordate che WRITERS può essere anche vostro, anzi che lo è, vostro.

Noi siamo solo l’umile canale attraverso il quale potete tirar fuori da voi tutto il vostro personalissimo caleidoscopio di emozioni.

Buona lettura a tutti, quindi, e ci ritroveremo in estate, pronti a condividere, come ogni volta, ma stavolta un po’ di più, un nostro nuovo sogno, che mi auguro sarà veramente diventato anche il vostro.

La direttrice

Elena Brilli

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