Amico immaginario

Ho sentito dire che gli amici immaginari arrivano quando le persone hanno bisogno di loro e se ne vanno poi, a lavoro concluso, nel giorno del loro compleanno.

Non ho mai avuto un amico immaginario quando ero piccola.

Ma mi farebbe comodo adesso. Tanto più che il mio compleanno è passato da poco e, qualsiasi cosa fosse, (un coniglio gigante, un gatto chiacchierone, uno hobbit guercio, un Mr Wolf qualsiasi di Pulp Fiction) questo fantomatico amico immaginario avrebbe un sacco di tempo, fino al prossimo novembre, per ‘lavorare al mio caso’.

Ho tante di quelle cose da sistemare, che una mano, come dire, sarebbe bene accetta.

Tanto, sono già sufficientemente folle e fuori dall’ordinario, che chiunque mi vedesse parlare da sola col mio amico immaginario, non si stupirebbe poi più di tanto.

Perciò, attendo candidature di amici immaginari, di quelli belli tosti però, rimasti momentaneamente disoccupati. Che abbiano voglia di aiutare una signora quasi di mezza età, parecchio parecchio stanca a sbrogliare un pó dei suoi casini.

Così, se non hanno di meglio da fare, perché non tenersi in allenamento e diventare, con l’esperienza che maturerebbero con me, una ‘cintura nera’ degli amici immaginari?

Farei curriculum. Sicuro.

 

Sono grata

Sono grata a chi apre ferite sanguinanti.

Perché sentire l’anima viva che pulsa sotto i graffi mi fa capire quello che non va in loro, quello che non va in me. E correggere il tiro.

Sono grata a chi complica il percorso.

Perché cadendo su ciottoli appuntiti mi scopro capace di guarire ogni sbucciatura, imparando a voler bene a me.

Sono grata a chi offre sfide.

Perché misurando me stessa su esse capisco ogni volta quello che voglio davvero.

Sono grata a chi talvolta mi costringe a scegliere la strada meno semplice.

Perché solo scegliendo per se stessi si cresce davvero.

Non meno grata sono a chi mi ha fatto del bene. Perché mi ha fatto comprendere di esserne degna.

Ma è facile dir grazie ad una rosa per il suo profumo.

Lo è meno ringraziarla per le sue spine, che pungendo insegnano il punto esatto in cui mettere il dito, per coglierne a pieno la sua generosa bellezza.

Pause caffè (preghiera della buonanotte)

“Potremmo prenderci una pausa dal libero arbitrio per favore, Signore?

Cinque minuti, giusto il tempo di un caffè.

Perché sai, bella la storia della libertà dell’individuo di poter scegliere, ma è faticosa. È faticoso essere costretti a prendere sempre decisioni. Quando poi si tratta di decisioni che hanno a che fare con le direzioni in cui arrivi al punto di dover mandare la tua vita, quando sei consapevole che cambieranno qualcosa, per forza, in un modo o quell’altro quelle tue decisioni, hai pure un po’ paura di quello che potresti incontrare… Ecco, in quei casi lì… Lo sai cosa intendo vero? Roba del tipo della decisione che hai dovuto prendere quando hai scelto di mandare a morte tuo figlio…non puoi non averci pensato bene… Ecco, dicevo, quando devi prendere quelle decisioni lì,  la situazione si fa veramente faticosa.

Puoi decidere tu per me stavolta?

Solo per 5 minuti, giusto il tempo di un caffè, posso fare una pausa dal libero arbitrio?

Poi mi riprendo addosso tutto il peso della mia vita.

Solo stavolta, scegli tu, Signore. Ti prego.

Sono stanca.”

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