Risveglio – Racconto per WRITERS n.10

Nei primi giorni del mese di Agosto è uscito il numero di WRITERS dedicato ai SOGNI. Se vi andasse di dare un’occhiata e non lo avete ancora fatto, il link per leggerlo e scaricarlo è questo:

https://drive.google.com/open?id=0B36h81sAzbS9Wi05TEl1bmhMRzA

Questo il testo di un mio racconto, inserito nel numero, in cui provo a segnare il confine tra il sogno e la realtà in una spirale discendente, quando la realtà è peggio del sogno, ma il sogno è comunque peggio della realtà.

Buona lettura, se vi va…

 

RISVEGLIO

di Elena Brilli

Si trascinò nel bagno, l’usato rituale mattutino la attendeva, tra scroscio di acqua nel lavandino e il riempirsi dello sciacquone appena tirato.

Doveva mettersi la maschera, indossare panni non suoi, ai quali aveva teso ogni sforzo nei suoi migliori anni e dentro ai quali adesso si sentiva prigioniera…

Lo specchio rifletteva un volto asciutto, lineare, appena segnato dai primi accenni di una maturità in procinto di avviarsi alla sfioritura, le piaceva, di solito, quello che lo specchio rifletteva di lei. Quella mattina no, la bocca era contratta in una smorfia di fastidio, gli occhi segnati da occhiaie profonde e livide, miste di piacere, insonnia e pianto.

Distolse lo sguardo, di nuovo in camera aprì l’armadio per estrarne il suo tailleur Chanel delle grandi occasioni, ai piedi le sue Louboutin elevate sul tacco vertiginoso a mostrare l’inconfondibile suola rossa.

Ecco” pensò passando velocemente davanti allo specchio “ora ci siamo”.

I capelli lievemente spruzzati di argento sapientemente camuffati da meches perfettamente curate adesso le ricadevano sul colletto della giacca, in volute organizzate.

Sbottonò anche il secondo bottone della camicetta lasciando in quel modo intendere che di lì a breve occhi curiosi, e ce ne sarebbero stati di ben più attenti al suo scollo che non a quello che doveva dire, avessero l’autorizzazione ad intravedere il pizzo del reggiseno nero che incorniciava due seni ancora sostenuti.

Prese il beauty case e in automatico le sue mani con esperienza quasi robotica tracciarono i segni della sua maschera sul viso.

Ora il rossetto” pensò, e lì le mani si fermarono incerte su quale fosse la nuanches giusta da scegliere nella ben nutrita cartucciera. Sebbene nell’insieme del suo abbigliamento non fosse la scelta cromatica migliore, le dita caddero sul rossetto rosso fuoco.

Il rossetto RossoZoccola” pensò tra sè accennando un sorriso tirato. Aveva da sempre una strana idea in merito alla più prestigiosa delle nuanches di rossetto di ogni brand di cosmetici, il rosso appunto. Un colore pericoloso, la cui linea di confine tra l’estrema sensualità e la volgarità più squallida aveva confini talmente labili da costituirne un elemento di rischio la stessa scelta di indossarlo, una sorta di mano di poker da giocarsi a fil di labbra…

Una cosa non sopportava del rossetto rosso, e cioè la tendenza ad infilarsi col passare delle ore nelle microscopiche rughette che le segnavano il contorno del sorriso. Le vedeva arrampicarsi, ad ogni progressivo controllo davanti allo specchio del bagno del suo ufficio, e segnare inesorabilmente il tempo che avanzava sulla sua pelle. Stese il colore, partendo dal centro del labbro superiore.

Ma sì…in fondo cosa sono stata fino a poco tempo fa se non una zoccola montata dal primo che passa, esonerandolo pure dall’obbligo del pagamento!” pensò tra sè mentre riaffioravano i ricordi di come la sera prima era stata approcciata in una serata alcolica in solitaria in uno dei luminosi locali della movida cittadina che le scorreva ogni notte sotto casa. Era stata una follia accettare che quello sconosciuto le offrisse uno, due, tre?…bicchieri di mojito. Poi cos’era successo? Come erano finiti a casa sua, nel suo letto? Come era stato possibile? In fondo però non era stato male essere dilaniata come carne da macello. Il cuore spento, finalmente. La mente spenta, finalmente. Niente complicazioni, niente pensieri. Dovevano sentirsi così le puttane… usate, ma libere.

Fanculo!” e spinse indietro una lacrima che avrebbe a quel punto rischiato di rovinare tutta l’artistica costruzione del suo volto perfettamente dipinto. Improvvisamente il suono prolungato, acuto, strillante del campanello la fece sobbalzare. Gli occhi di nuovo immediatamente allo specchio…

Il sorriso di quella donna riflessa si allungava adesso increspato fino alla metà della sua guancia sinistra quasi a disegnare una metà oscena del volto del Joker.

Di nuovo il suono acuto e prolungato. Una, due volte. E ancora.

Chi poteva essere tanto impaziente da suonare alla porta in maniera così insistente?

Le mani percepirono della stoffa sotto i polpastrelli delle dita.

Le orecchie erano appoggiate su qualcosa di morbido, ovattate.

Perchè ho gli occhi chiusi? E perché continuano a suonare?”

Improvvisa, immancabile, come ogni mattina, tornò la mente, gli occhi si aprirono.

Era un sogno…” pensò, finalmente cosciente.

Il suono fastidioso veniva dalla sveglia. La spense. Si voltò sul cuscino.

Mal di testa.

Doveva alzarsi.

Si tirò in piedi e passando ai lati del letto vide riflessa nello specchio la figura di una donna sconvolta, così lontana da quella immagine di lei fasciata nel tailleur Chanel issato su Louboutin che aveva appena incontrato nel sogno. Nessun segno di rossetto rosso colorava quelle labbra da molto tempo.

Si avviò nella stanza accanto. Quella che apparve fu la solita scena di tutte le mattine, di tutti i giorni, di ogni ora in realtà, quando doveva recarsi al capezzale di suo marito a controllare i valori vitali come le era stato insegnato di fare da mesi ormai.

Quell’uomo era stato l’amore della sua vita, le aveva regalato il più bel sogno ad occhi aperti che una donna potesse desiderare, l’aveva amata.

Quell’uomo moriva.

Ma non oggi, non ancora.

E lei aveva appena sognato tutta la tristezza che ci sarebbe stata nella sua vita quando lui non ci sarebbe stato più.

Si avvicinò al letto. Prese la mano a quell’involucro di uomo che le macchine tenevano ancora in vita.

Gli sussurrò leggera all’orecchio: “Non te ne andare. Non spegnere il tuo sogno. I miei diventeranno incubi se non ci sarai tu.”

Baciò lieve quelle guance sfigurate e si voltò verso il mobile su cui erano appoggiati tutti gli attrezzi del nuovo mestiere di infermiera che era stata costretta ad imparare.

Ai lati degli occhi chiusi di quella sindone di uomo che giaceva inerme, invaso da tubi trasparenti, luccicò una lacrima. Su di essa batteva il riflesso sottile dell’unica lama di luce di un sole timido che si intrufolava tra le persiane chiuse a rompere il buio.

Il sogno. La vita. La morte.

Fuori era primavera.

Fuori.

Elena Brilli

Inseguendo “i sogni” del Bianconiglio… – WRITERS n.10

Nei primi giorni del mese di Agosto è uscito il numero di WRITERS dedicato ai SOGNI. Se vi andasse di dare un’occhiata e non lo avete ancora fatto, il link per leggerlo e scaricarlo è questo:

https://drive.google.com/open?id=0B36h81sAzbS9Wi05TEl1bmhMRzA

Questo il testo della mia rubrica, “Inseguendo il Bianconiglio…”

Buona lettura, se vi va…

SOGNARE UMANUM EST

La vita è un sogno o i sogni aiutano a vivere meglio?”

Questa famosa domanda ha accompagnato per anni tutti gli ospiti delle trasmissioni di Gigi Marzullo, nascoste nei palinsesti notturni della nostra televisione, e per i medesimi anni, quando mi capitava di trovarmi a seguire le suddette trasmissioni, ogni volta mi interrogavo su quale potesse esserne una plausibile risposta.

Se ci provassi adesso a trovare una risposta a quella domanda, in questo preciso istante del percorso della mia vita, non potrei dire altro che “NO, la vita NON è un sogno e NO, i sogni NON aiutano a vivere meglio.”

E per chiunque trovasse deprimente una risposta simile, vorrei avvisare che la depressione è ormai un lontano ricordo, sebbene forse una qualche traccia, sparsa qua e là come pesanti molliche di Pollicino, probabilmente l’ha lasciata.

Proverò quindi ad argomentare la risposta e a portarvi su una terza strada, la mia, se vi va di seguirmi.

I sogni di cui vi parlo non hanno in realtà niente di onirico, collocandosi di fatto nelle ore di veglia più che in quelle dell’incoscienza favolistica del sonno, e sono quindi più assimilabili ad aspirazioni, desideri, obiettivi, ambizioni.

Intesi in questo senso, noi uomini siamo quindi sì fatti della stessa sostanza di cui sono fatti i sogni, ma la nostra vita non lo è affatto. I sogni, e con essi i nostri desideri più o meno palesi o reconditi, non sono altro che la somma infinitesimale ed infinita dei nostri pensieri coscienti, delle nostre scelte, che, uno dopo l’altro, spesso costellati da frequenti deviazioni di percorso, almeno nel mio caso, portano, sospinti da atti continui di volontà, al raggiungimento dell’obiettivo.

La vita tutto è fuorchè un sogno, se lo si intende nella sua definizione onirica.

E’ una tensione continua, uno sforzo continuo, nel peggiore (o migliore…) dei casi una battaglia continua, volta a tener vivi i pensieri, a mantenere un percorso, a raggiungere un obiettivo.

I sogni diventano quindi il netto di tutti quei pensieri che costellano ognuna delle nostre azioni, che non si esauriscono in loro stessi, che si mantengono vivi, che trovano il modo di conquistare il loro posto nella nostra mente anche per il giorno successivo all’odierno. Sono i pensieri che arrivano a domani.

I sogni sono quei pensieri che lottano indefessi per rimanere vivi.

Se ci pensate bene, tutto questo lavoro del pensiero, non è esente da fatica.

Ed ecco allora perché i sogni non aiutano a vivere meglio, perché la rincorsa dei sogni, la cavalcata di pensieri e scelte atta a realizzare un desiderio rende indubbiamente la vita una questione per cui valga davvero la pena svegliarsi ogni giorno, ma contiene in sé, per sua stessa definizione, un’immane mole di lavoro, di sudore, di fatica, di energia e il purulento germe di una possibile delusione e la probabilità, fifty fifty, del fallimento.

Se non avessimo i sogni, forse perderemmo quella meraviglia senziente che ci rende uomini, ma siamo proprio sicuri che non vivremmo meglio? Niente più affanni, niente più desideri, niente più pensiero. La mente spenta, la vita, nel suo fluire placido dal giorno alla notte fino ad un nuovo giorno e così via, finché la luce invadesse i nostri occhi… il respiro, lo spazio, le stelle, il cielo, il mare, l’immensa bellezza della natura. E basta. Niente corse, niente pensieri, al pari di un albero o di una farfalla. Non sarebbe meglio? Ma saremmo ancora uomini? Beh, probabilmente no.

In quanto uomini, probabilmente abbiamo bisogno dei sogni, proprio per la misura della fatica del loro inseguimento, che ci da la percezione della vita, che da un senso a tutto. E oltre la fatica che sottende all’inseguimento del sogno, quello che sappiamo bene far parte della sua stessa natura è la sua irraggiungibilità e quindi il senso di fallimento che ne costituisce immancabilmente il rovescio della medaglia.

Quand’anche riuscissimo a raggiungere il nostro obiettivo, vi siete mai trovati a chiedervi cosa sia rimasto indietro, cosa sia stato sacrificato per esso e in che misura?

E una volta realizzato, cosa succede di un sogno?

Vi siete mai chiesti cosa succede dopo, una volta catturato un sogno? Una volta raggiunto, la luce emanata da quell’obiettivo, da quel traguardo si spegne e nella maggior parte dei casi comincerete a vederlo con occhi diversi, ancor meglio, con una luce diversa appunto. Si accartoccerà su se stesso, perderà la sua bellezza di quando splendeva nella sua lontananza presunta irraggiungibile, a volte imploderà addirittura e vi precipiterà al punto di partenza, rimanendo, in quelli che saranno diventati ricordi, come un immenso buco nero di delusione che ha inghiottito anni, illusioni, tempo, energie, aspettative, coraggio…in una parola sola, una fetta della vostra vita.

Una dicotomia infinita, come tutte quelle che caratterizzano la nostra esistenza di esseri umani.

Il bene e il male, il giorno e la notte, la guerra e la pace, la vita e la morte, il bianco e il nero.

Il sogno e la delusione.

Mi sono imbattuta qualche giorno fa in una foto bellissima di un fotografo che si chiama Riccardo Mongiu (i suoi riferimenti e i suoi lavori li trovate qui: web: http://mongiur.wix.com/riccardomongiu, pagina facebook: https://www.facebook.com/rmongiuphoto/ ). In bianco e nero, due volti che si avvicinano… Si sfiorano? Si baciano? Chissà… Uomo e donna? Due donne? Due uomini? Poco importa. Sono due vite che si stanno incontrando.

E’ l’istante che da vita ad un sogno. E tutta la realtà, tutto il sogno, tutta la loro storia sta dentro la riga nera che separa le loro labbra. E’ tutto quanto dentro quella riga nera. La potenza di questa foto sta in quella riga. La potenza dei sogni sta in quella riga.

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(foto originale di Riccardo Mongiu)

Sì perché un bacio segna l’inizio di qualcosa, magari è esso stesso la realizzazione di un sogno, la chiusura di una tensione emotiva che porta i due soggetti a voler mischiare le loro labbra, le loro salive, per un tempo indefinito che potrebbe spaziare da qualche secondo, fino a tutta una vita. Magari lo hanno sognato, quel bacio, e nell’avvicinarsi dei due volti sta l’embrione di tutta una miriade di altri sogni, passando da un regalo inatteso, una passeggiata sotto la luna, un tramonto abbracciati, una decisione importante, la volontà di affrontare insieme i giorni, fino alle urla, i litigi, i pianti, i piatti rotti, la sofferenza, l’addio.

C’è tutto un mondo dentro quella striscia nera, ci sono due vite, c’è tutto quello che potrebbe essere e tutto quello che potrebbe non essere. C’è tutto quello che probabilmente sarà, ma non sarà piacevole. Ed è parte del sogno anche quello.

Perchè se è vero che dentro quella striscia nera che separa i loro volti potrebbe esserci un mondo di felicità variamente colorata e dalle infinite sfumature, è anche vero che potrebbe esserci la delusione, il fallimento, la consapevolezza di non poter essere l’una il bene dell’altro e viceversa, il frantumarsi dei sogni, la triste consapevolezza di non esser riusciti a tener vivo il sogno, di non aver coltivato quei pensieri che lo avrebbero reso infinito e immortale.

Due persone si stanno baciando dietro quella striscia nera. Potrebbe essere l’inizio di una magia o il primo passo per la reciproca autodistruzione, in quel percorso perverso, malvagio e bellissimo al tempo stesso, che porta le vite di tutti noi esseri umani, ogni giorno a splendere come uccelli dalle piume d’oro ed ad autodistruggersi come fenici in combustione, per poi ogni volta rinascere dalle proprie ceneri più belli e consapevoli di prima, per rimettersi in moto, di nuovo, verso sogni diversi all’apparenza, ma che in realtà sono sempre lo stesso, la ricerca infinita, indomita, faticosa ma meravigliosa, ognuno, del proprio angolo di felicità.

Sognare significa dunque mettersi in viaggio o rinnovare ogni istante il proprio personale percorso alla ricerca della felicità e non si tratta di un’azione onirica inconsapevole ma di un cosciente e risoluto atto di volontà, una scelta continua, un ‘all in’ nel grande gioco a poker della vita. Non si sogna a metà, se si sogna lo si deve fare con tutte le scarpe, rischiando la possibilità di essere infelici, è vero, ma se siamo dei bravi giocatori, la posta in gioco è la FELICITA’.

E voi siete pronti a rischiare continuando a sognare?

I sogni non vi aiuteranno a vivere meglio, ma vi renderanno VIVI. A questo servono.

Se vi va, venite a trovarmi su https://writersezine.wordpress.com e se avete qualcosa da condividere con me per fare quattro chiacchiere insieme e magari raccontarmi se i vostri sogni siano chiusi in un cassetto oppure vi guidino nelle scelte di ogni vostro passo scrivete a writers.blogmagazine@gmail.com.

Io, intanto, mi rimetto in cammino, un sogno via l’altro, un sorriso via l’altro, una delusione via l’altra. E’ dalle cicatrici più dolorose che prendono vita i sogni più fantastici.

Ecco svelato il senso del Bianconiglio, e non smetterò mai di inseguirlo.

Vi aspetto numerosi e arrivederci alla prossima!

Elena Brilli

Stavolta si sogna, con WRITERS n.10

WRITERS 10 - copertina

Il nuovo numero della rivista WRITERS che immeritatamente dirigo è on line da ieri!

La potete leggere o scaricare ai seguenti link:

https://drive.google.com/open?id=0B36h81sAzbS9Wi05TEl1bmhMRzA

https://writersezine.wordpress.com/

https://www.facebook.com/writers.magazine/

Buttateci un occhio, mentre vi rilassate sotto l’ombrellone, perchè da parte nostra l’impegno è talmente tanto che alla fine mi son fatta scappare anche un imperdonabile refuso sulla copertina. 😦

Il numero 9… invece è il numero 10…ma tant’è, quando si parla di sogni può capitare di avere le idee confuse, no?

Spero mi perdoniate la disattenzione andando comunque a curiosare tra sogni, parole, immagini, poesie.

Ci sono ottimi scrittori che hanno messo a disposizione di WRITERS i loro meravigliosi lavori e lo hanno fatto con passione e dedizione. Credetemi, ne vale la pena.

Li presento nel mio editoriale, ve lo lascio qui, affinchè stimoli la vostra curiosità!

EDITORIALE

Se noi ombre vi siamo dispiaciuti,

immaginate come se veduti
ci aveste in sogno, e come una visione
di fantasia la nostra apparizione.

Se vana e insulsa è stata la vicenda,
gentile pubblico, faremo ammenda;
con la vostra benevola clemenza,
rimedieremo alla nostra insipienza.

E, parola di Puck, spirito onesto,
se per fortuna a noi càpiti questo,
che possiamo sfuggir, indegnamente,
alla lingua forcuta del serpente,
ammenda vi farem senza ritardo,
o tacciatemi pure da bugiardo.

A tutti buonanotte dico intanto,
finito è lo spettacolo e l'incanto.

Signori, addio, batteteci le mani,
e Robin v'assicura che domani

migliorerà della sua parte il canto.”

William Shakespeare – Sogno di una notte di mezza estate – Monologo finale di Puck

Nell’aprire questo nuovo numero di WRITERS dedicato al SOGNO, non abbiamo la pretesa di paragonarci allo shakespeariano folletto Puck, ma tentiamo comunque, nel modo che riusciamo a fare meglio, di prendervi tutti per mano e accompagnarvi nel nostro mondo fatto di pensieri, scrittura, poesia, disegni, foto e fantasia.

Ci vuole un pizzico di sana follia o di insana lucidità, a voi la scelta della forma che preferite, per sognare, ogni volta che lavoriamo ad un nuovo numero, che ci siano persone come voi, che ve lo trovate davanti agli occhi sullo schermo del vostro pc o del vostro strumento informatico di lettura, disposte a dedicarci il proprio tempo, la propria attenzione, in fondo briciole sparse della propria vita.

Sognare la vostra curiosità, i vostri occhi attenti, le vostre menti aperte, le vostre espressioni di apprezzamento, o di disgusto perché no, e immaginare che ci diate in qualche modo la possibilità di accompagnare una parte delle vostre giornate ci da la spinta per continuare a scrivere, per farlo sempre meglio, per farlo, dalla nostra parte, sempre più numerosi e sempre più desiderosi di trovare nuovi argomenti, nuove menti, nuovi stimoli, nella speranza, ad ogni numero rinfocolata, che vi piaccia il nostro mondo sognante, il nostro caleidoscopico sogno del mondo.

Diciamocelo, noi qua ci abbiamo preso gusto ad inventarci ogni volta un motivo diverso per scrivere, per tirar fuori dalle nostre menti quello che una parola, una suggestione, un argomento, usato ovviamente da tanti ma sempre nuovo per noi, ha il potere di suggerire.

E ci piace metterci a scavare nella memoria, nel meraviglioso gioco delle parole, nelle esperienze personali o raccontate, per portare chi avrà voglia di seguirci in questa nostra avventura chiamata WRITERS dentro al nostro mondo.

Così, sognando ad occhi aperti o strappando i sogni alla notte per metterveli nero su bianco, troverete in questo numero alcune delle nostre rubriche che ormai conoscete e il gradito ingresso di Serena Pisaneschi, che da outsider del numero scorso si è buttata ‘con tutte le scarpe’ nella nostra avventura e ha creato un nuovo spazio tutto suo. Leggerete un altro dei racconti inediti di una delle menti più colte che fanno parte della nostra redazione, quella di Antonella Fortuna, e di nuovi e vecchi collaboratori che ogni volta si rimettono in gioco, o che hanno trovato il coraggio di buttarsi in questa avventura e iniziare a sognare con noi, come Anna Giulia Alfonzo ed Eleonora de Berardinis con le loro poesie.

E ancora cadrete nel sogno di ‘uno strano’ con la presentazione del nuovo libro di Massimo della Penna “Sono solo io – Storia di uno strano” direttamente attraverso le parole del suo autore, che siamo di numero in numero sempre più entusiasti di avere all’interno del nostro gruppo.

Ultimo, ma non per ultimo, troverete le ultime tre sezioni della una silloge poetica inedita di Pietro Pancamo, che ha deciso di affidare proprio a WRITERS la pubblicazione del suo lavoro. E sappiate che questo ci rende orgogliosi, immensamente onorati e fieri di questa tappa del nostro percorso editoriale, che non è altro che il numero che vi accingete a leggere.

Non meno importanti sono le immagini che accompagnano questo numero sognante. La copertina del numero è finalmente una foto originale ed inedita di Rosario Autiero, meraviglioso scrittore per immagini, e la vignetta, originale ed inedita anch’essa, di Mariagrazia Catenacci apre coi suoi tratti leggeri e naif, la serie dei lavori di tutti i redattori, non mancando di anticiparvi il colore delle stelle prima ancora di andare a leggerne i sogni che contengono.

Non mi resta quindi che augurarvi buona lettura, non prima però di aver ringraziato col cuore chi ogni volta collabora con passione a questo progetto in costante crescita e dedica il suo tempo, i suoi lampi creativi e una piccola parte di sé a lastricare con i suoi racconti, le sue rubriche, i suoi disegni, le sue vignette, i suoi romanzi, la grande strada che stiamo facendo insieme.

Ricordo infatti a chi sta per leggere questo nuovo lavoro, che tutti i testi e i disegni che trovate in ogni numero sono assolutamente originali, creati apposta dai loro autori per WRITERS.

Ringrazio inoltre in anticipo tutte le persone che avranno voglia di andare avanti con la lettura di questo numero, tutti quelli che ne saranno incuriositi, deliziati, affascinati e perché no, anche annoiati.

Per noi significherà comunque che nel vostro animo ci avete dato una possibilità, un attimo di ascolto, e che ci avete in fondo regalato briciole saporite del vostro tempo.

E questo merita tutta la nostra gratitudine.

A tutti voi auguro una piacevole lettura e invito chiunque abbia voglia a farci sapere la propria opinione o a palesare le proprie critiche.

Proprio le critiche sono fondamentali per la nostra crescita, per l’evoluzione di questo progetto, per mantenere accesa la fiamma del nostro sogno.

Ci trovate qui:

Aspettiamo le vostre idee e se volete condividere con noi i vostri racconti, le vostre poesie, i vostri pezzi di creatività, noi saremo pronti ad accoglierli e dar loro spazio nelle nostre future pubblicazioni!

Ricordate che WRITERS può essere anche vostro!

Buona lettura a tutti e ci ritroveremo in autunno, pronti a condividere con voi, come ogni volta, un nostro nuovo sogno!

La direttrice

Elena Brilli

…con un cappotto in mano…

Prologo:

TAKE IT EASY!!!

Subito dopo aver pubblicato questo post, nella versione che trovate sotto, ho ricevuto un sacco di commenti seriosi!!!

Interessantissimi spunti di riflessione, non c’è che dire…ma le mie intenzioni nel raccontare il mio sogno/incubo erano molto più scherzose!!!

Prendete il mio test finale come un gioco!!! Please…

😀

Non ho mai creduto molto a tutte le storie legate all’interpretazione dei sogni…in realtà molto molto molto sporadicamente riesco a ricordare i miei sogni…al punto che spesso semplifico con me stessa e con gli altri la questione affermando che ‘io non sogno’…

Ma l’altra mattina mi sono svegliata ricordando perfettamente quello che fino a pochi istanti prima era stato il mio sogno…il mio incubo per la precisione…

E già che me lo ricordo…ve lo racconto…

” …in attesa di una visita per l’asilo insieme al mio bambino…nella sala di aspetto ci sono mia mamma e una mia zia…si affannano per diverso tempo a convincermi e convincersi che sono matta, cercando di arrivare, con un mio riconoscimento della mia situazione, a togliermi la tutela di mio figlio…io resisto con tutte le mie forze, con tutte le argomentazioni possibili, cercando di dimostrare che non sono matta, scaldandomi, alzando la voce…difendo mio figlio da loro…la mia integrità di madre e di persona dai loro attacchi… finchè mia zia, lo sguardo deciso di chi vuole chiudere la questione e si prepara a sferrare l’attacco finale, mi si avvicina, viso a viso, e mi fa a bruciapelo la domanda che definitivamente e scientificamente sancisce, in base alla risposta che viene data, se una persona è matta o meno…

la domanda è questa:

“ALLA PORTA DELLA TUA ABITAZIONE CI SIETE TU E UN’ALTRA PERSONA CON UN CAPPOTTO IN MANO… LA PERSONA STA ENTRANDO O ANDANDO VIA?”

…ci penso su…in un attimo decido che la risposta corretta è che la persona sta entrando…è una scelta di accoglienza e non di rifiuto, di apertura e non di allontanamento…la persona sta entrando…è decisamente la risposta migliore…perchè diversamente dovrebbe andar via? … rispondo a mia zia serena, sicura…è l’unica risposta possibile… mia zia scuote la testa…la risposta è sbagliata…sono ufficialmente, scientificamente matta…mi toglieranno mio figlio… inizio ad urlare e a ribellarmi…”

Mi sveglio…non di soprassalto…ma un pò agitata…mi volto…vedo il volto della persona che amo…sono al sicuro…era solo un sogno… sorrido…a suo modo è stato anche buffo,no?

Chissà che vorrà dire un sogno tanto strampalato? Può una domanda così insignificante decidere della sanità mentale o della follia di una persona? Ho risposto che ‘la persona sta entrando’…son veramente matta?

Adesso tocca a voi:

TEST: SIETE MATTI?

“ALLA PORTA DELLA TUA ABITAZIONE CI SIETE TU E UN’ALTRA PERSONA CON UN CAPPOTTO IN MANO… LA PERSONA STA ENTRANDO O ANDANDO VIA?”

A : STA ENTRANDO

B : STA ANDANDO VIA

SE AVETE RISPOSTO A:

SIETE MATTI! STAPPATE LA VOSTRA MIGLIOR BOTTIGLIA DI CHAMPAGNE PRIMA CHE ARRIVI LA NEURO CON UNA BELLISSIMA CAMICINA COI LACCI DELLA NUOVA COLLEZIONE P/E 2014!!!

AVETE RISPOSTO B?

PER IL MOMENTO L’AVETE SCAMPATA..MA SOLO PER IL MOMENTO…NON FATEVI TROPPE ILLUSIONI!!!

I’ll wait you for the next dream!!!

😀

…del bisogno, un incontro

Che bella questa poesia di Pessoa…

Come riescono i poeti a tirar fuori i pensieri più profondi e a metterteli lì davanti, nero su bianco, una sintesi perfetta di sensazioni, emozioni, ricerca, pensieri…