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Solitudine

Si sta

con se stessi

soli

troppo a lungo.

O ci si trova

belli

nella luce della mente.

O ci si perde

nel buio

della follia.

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Ogni uomo è un’isola

Non ho capito granchè, ancora, di come funzionino le cose nel profondissimo mare dei rapporti umani.

Ma una cosa credo di averla chiara, e, in questo momento della mia vita, credo di non essere molto lontana dalla verità.

Si nasce e si muore da soli, questo in sintesi quello che si sa da sempre da proverbi e detti popolari, dalla saggezza antica, dallo studio di generazioni di filosofi e psicologi.

Io rincaro la dose e dico che si vive anche da soli.

Ogni uomo è un’isola e nessuno sarà mai in grado di comprendere con precisione e fino in fondo il modo in cui la vita si manifesta per quella persona. Nella maggior parte dei casi, nemmeno la persona stessa sarà in grado di comprendersi del tutto, rimanendo anche per se stessa, alla fine dei conti, un mistero imperscutabile.

Lo scivolone più grande, quindi, che si possa fare all’interno delle relazioni a vario titolo tra le persone, è quello di dare per scontato che una passione, un sentimento, finanche una singola parola, possano avere per l’altro lo stesso significato o la medesima intensità di emozioni che noi ci riversiamo dentro, e che per noi è l’unica possibile, al pari della definizione del bianco o del nero.

Accade poi che nel corso dell’esistenza si creino tra le persone, in modo casuale e al tempo stesso estremamente razionale (come vuole la dicotomia illogica che sottende ad ogni vita, tra tutto il possibile e tutto il suo contrario…), dei sottilissimi istmi, o una rarissima forma di empatia condivisa, per la quale le due isole per brevi stralci di sentimenti ed emozioni, entrano in contatto in maniera univoca, senza fraintendimenti, senza incomprensioni, ma il contatto è talmente lieve e fragile che dura poco, basta lo scorrere di un singolo giorno o di un attimo, per rimettere tutto in discussione.

Ogni uomo è un isola, ed è presuntuoso, oltre che dannoso per il proprio equilibrio, pensare che l’altro veda e senta le cose nel modo in cui le vediamo e sentiamo noi.

Non è facile pensare che la vita accada in questo modo dentro di noi e intorno a noi, il senso di solitudine profonda che ne deriva e che non si sana con una quantità maggiore di persone intorno, è deprimente e devastante, ma bisogna lasciare che sia così.

Nello scorrere delle esistenze accadrà che i percorsi si avvicinino, entrino anche in contatto a volte, ma è importante lasciare andare e lasciarsi andare. Forzare le cose perchè l’altro avvicini il suo fluire al tuo o al contrario cambiare il tuo corso per avvicinarsi a quello di un altro, porterà solo a perdere la strada, a tradire alla fine se stessi e la propria personale, e in quanto tale universale perchè l’unica veramente possibile per se stessi, visione del mondo e delle cose.

Ogni uomo è un’isola, è così che è, è così che deve essere, è così che è giusto che sia.

Qualcuno arriverà alle nostre sponde, attraccherà la sua isola alla nostra, ma nel momento spesso in cui saremo pronti ad accoglierlo con un caloroso benvenuto, dobbiamo esser consapevoli che lo vedremo andar via, non potremo trattenerlo, e se ci proveremo sarà una trappola emotiva e una tortura senza fine per entrambi.

Bisogna imparare a lasciare andare.

Bisogna imparare a vivere soli.

Pace

E’ da un pò di tempo che mi sveglio ogni mattina con un vago senso di insoddisfazione, eppure so che tutto sommato le cose vanno bene così.

Ma la notte, coi sogni che ancora non si arrendono, accidenti a loro, stride col giorno e mi ci vuole un pò ad abituarmi ogni mattina alla rassegnazione.

Sarà che sono stanca di stare da sola, che avrei voglia di amore e abbracci e mani intrecciate e dialogo e scontri anche, perchè no?… sarebbe comunque meglio di quello che ho, che proprio niente non è, ma sono frequentazioni sterili, che lasciano in bocca la sensazione sempre più sgradevole di essere usata e non amata.

La solitudine affettiva è una brutta bestia, alimenta i sogni invece di sopirli, e i sogni sono bestie se possibile anche peggiori.

Ma oggi no.

La giornata che volge al termine è stata una gran bella giornata.

Col mio bambino abbiamo passato una bella mattinata speciale, ricca di complicità, emozioni, sorrisi, baci, abbracci…la realizzazione di un piccolo sogno di questa mamma sempre più sgangherata forse, ma dannatamente orgogliosa del suo ometto.

Poi pranzo insieme e nel primo pomeriggio lo lascio dalla nonna paterna, per stare il fine settimana col il babbo, non prima però di averlo sentito cantare a squarciagola, durante il percorso in macchina, una canzone che passa in radio in questo periodo, biascicata in quell’inglese surreale inventato dai bambini che tanto ricorda l’ Adriano Celentano degli anni ’70, quando cantava ” Prisencolinensinainciusol“, e aver riso, e esser stata brontolata perchè ridevo, e essermi sentita rispondere alla domanda di cosa stesse dicendo che “é in una lingua diversa dall’italiano, mamma, non puoi capire quello che dice!

Poi torno a casa, e di solito è il momento peggiore, perchè la solitudine prima che mi abitui all’idea di non aver intorno nemmeno il mio bambino, si fa davvero pesante…ma oggi no.

Mi metto un paio di pantaloni, una canotta, acchiappo il mio cappello da spiaggia, inforco gli occhiali da sole, le cuffie negli orecchi, una bottiglietta di acqua, il mio libro preferito, esco di casa e inizio a camminare.

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Mi faccio a passo spedito i 4 Km circa che mi separano dal parco vicino a casa, mi accompagna la musica e la poesia di Bobo Rondelli, guardo la mia ombra disegnata dal sole sull’asfalto e mi dico tra me e me che tutto sommato, ancora, non sono affatto male…arrivata quasi a quarant’anni mi piaccio come forse non mi sono mai piaciuta, e mi spiace un pò che nessun uomo se ne accorga, ma peggio per loro, non sanno cosa si perdono… (anche se, a dirla tutta, un paio di apprezzamenti, nonostante la musica in cuffia, li ho sentiti, e me li sono intascati, orgogliosa…)

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Arrivo nel parco, mi trovo un bell’ulivo giovane sotto cui sedermi, tolgo scarpe e calzini e coi piedi che affondano nell’erba, mi metto a leggere.

Ogni tanto tira qualche alito di vento estivo sì, caldo sì, ma deciso e a suo modo rinfrescante.

Mi guardo intorno, a tratti un occhio sospende la lettura e va al cellulare e tra le altre cose ricevo il preventivo per le ipotetiche vacanze al mare che sto progettando per me e il mio bambino ad agosto. Potremo andare al mare, andremo al mare, anche quest’anno, forse, ce la facciamo…non è ancora detta l’ultima parola, ma probabilmente ce la facciamo.

Sorrido.

Tante volte ho sorriso oggi.

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Leggo per un paio di ore, poi il sole comincia a calare, le ombre si allungano e rifaccio il percorso a ritroso che mi riporta verso casa. Ancora la musica, stavolta però metto la radio e mi ascolto anche il notiziario, mentre il mio cappello da spiaggia dondola in sincronia perfetta col mio braccio che accompagna i passi.

Arrivo a casa, prendo il caffè al circolino sotto casa. Adoro il caffè.  C’è il raduno delle Vespa Piaggio e stasera ci sarà della musica rock suonata dal vivo, sentivo il sound check da casa nel pomeriggio mentre mi cambiavo prima di partire. Provavano gli AC/DC. La serata promette bene, e comunque meglio del ballo liscio di ieri sera.

Sorrido di nuovo. Farò la doccia, mi darò una sistemata, metterò i tacchi e uscirò stasera.

Ancora una volta sorrido.

Tante volte ho sorriso oggi.

Oggi sono in pace.

 

Lotta da sola

“La donna “forte” ha bisogno di affetto e protezione come chiunque altra. Perchè quasi sempre quel “lei è forte” significa solo “lotta da sola”.” (cit. da Emanuele Graniglia)

Premetto che quello che sto per scrivere mi candiderà senza rivali alla vittoria assoluta del titolo “peggiore mamma dell’anno”, ma tant’è…almeno per una volta vincerò qualcosa…

Tutto parte da un detto ‘della nonna’ che ho sempre sentito dire in merito ai figli e all’essere genitori: “i figli si fanno in due”.

Mi sto convincendo in questo particolare periodo della mia vita che sia profondamente vero, e che il ‘fare’ non si riferisca all’atto pratico di metterli al mondo, perchè (…e non me ne vogliano i maschietti che leggeranno…), dopo il momento, piacevole peraltro per entrambi (di solito…) della ‘gallatura’ dell’ovulo, l’uomo per tutta la gravidanza e il parto fa ben poco…

Sono le donne che hanno settimane di nausee, i crampi allo stomaco, le caviglie gonfie, il mal di schiena, mesi di malanni vari senza poter prendere medicine, limitazioni in quello che possono e non possono mangiare, fino, nei casi più sfortunati, a periodi di immobilità pressocchè totale…

Vero è che di contro hai dentro di te la meraviglia di una vita che cresce, e la senti, e in quel momento è solo tua, e ti avvicina a Dio…ma quando i crampi alle gambe ti tengono sveglia la notte, maledici, anche solo per un momento quelle manciate di piacere, pochi mesi prima, che ti hanno portato a ridurti così…

Per non parlare del parto, un’esperienza ai confini della realtà, in cui soffri come un cane per ore e a volte giorni perchè il nanerottolo che ti è cresciuto dentro si è finalmente deciso ad uscire, e sangue dappertutto, la sensazione delle viscere che si squartano e uno stuolo di sconosciuti che ti infila le mani ovunque in ogni momento, e gente che ti ordina di spingere, e poi no…e poi sì…mentre tu vorresti solo spararlo fuori quel nanerottolo, tipo la scena del film “Il senso della vita” dei Monty Python…

Devo dire che la mia esperienza è stata abbastanza compromessa dalla presenza del padre di mio figlio che, quando non spippolava sul cellulare si limitava a ripetere in litania un’unica frase: “Mamma che schifo! Vedessi quanto sangue!”

Poi nasce il piccolo alieno dalla testa a punta (tutti i bimbi appena nati ce l’hanno, deformata, piccoli angeli, dal passaggio per un buco troppo stretto…) e te lo lasciano tra le braccia, e realizzi che siete tu e lui, che lui dipende da te, che ha bisogno di te e tu invece, dopo ore di travaglio vorresti solo dormire e che tutto si fermasse per qualche ora almeno…

Ma niente, iniziano settimane e mesi in cui non sei più libera nemmeno di andare a fare la pipì, figurarsi il lusso di farsi una doccia…devi per forza avere qualcuno che si occupi del bimbo mentre ti concedi di lavarti almeno la faccia… e io il padre di mio figlio non ce l’avevo, era volontariamente sempre fuori casa e quando tornava era troppo stanco…lui… per tenere in braccio suo figlio per un paio di minuti, cercando di non farlo piangere…

E piangere è un’arma potentissima che i figli hanno, quando sono così piccoli, per farti sentire in colpa per averli abbandonati anche se sei solo andata a fare pipì, cazzo!

Ed è da questi momenti che prende forma la frase che “i figli si fanno in due”.

Perchè se la madre si occupa del figlio, ed è una cosa che fa perchè ha scelto di farlo in maniera irreversibile, e diventa un bisogno imprescindibile, una necessità improrogabile…ha bisogno di qualcuno che si prenda cura di lei.

Io a suo tempo non ho avuto il coraggio di portare avanti la relazione con il padre di mio figlio…avrebbe voluto significare accettare di sottostare ad offese ed umiliazioni quotidiane, come il sentirsi definire ‘nano deforme’…ma forse il segreto delle famiglie che stavano in piedi, nonostante tutto, e crescevano squadre di calcio (…o di calcetto…) di figli, ai tempi dei miei nonni, era proprio quello di ammettere di aver bisogno dell’altra persona, comunque fosse, per tirare avanti, per riuscire a crescerli quei figli…

E sono oggi quegli anziani che nelle balere estive vedo ballare abbracciati e felici…e mi chiedo quali e quanti compromessi con se stesse, e con quell’anziano signore che hanno davanti, quelle signore agghindate dai capelli bianchi abbiano dovuto accettare per rimanere uniti così tanto tempo…

Beh, io non ci sono riuscita… non sono riuscita a costringermi ad ingoiare il rospo….l’ho tenuto a gola per tre anni, ma poi un conato di vomito e un sussulto di rispetto nei confronti della mia dignità di persona me lo hanno fatto sputare, e me ne sono andata…

Ma adesso che cresco da sola il mio cucciolo meraviglioso assaporo tutto l’amaro delle sfaccettature dell’essere da sola a ‘fare’ un figlio… perchè “i figli si fanno in due” non significa farli nascere, ma crescerli, farli diventare grandi, seguirli ogni giorno, renderli adulti un passo dopo l’altro…

E mi sto accorgendo che non ce la faccio da sola…o meglio ce la faccio, ma mi costa in fatica, mentale soprattutto e fisica, molto più di quanto potessi immaginare.

Mi ripeto più e più volte che ci sono mamme che crescono davvero i figli da sole, anche più di uno e magari lavorano tutto il giorno come me, e non hanno nemmeno l’aiuto dei nonni, o la possibilità di un padre, che, per quanto bislacco, possa in qualche occasione sostituirle…e davvero non riesco a capire come possano fare…non riesco a comprendere come sia possibile…

Ammetto i miei limiti…io non ce la faccio…

Così capita in questa torrida estate che io non riesca ad avere neanche un attimo per me, o meglio che non riesca a vivere nemmeno per una sera la vita ‘normale’ di una donna alla soglia dei quarant’anni, non più giovanissima, ma neanche vecchia, che ogni tanto avrebbe bisogno di una chiaccherata e quattro risate tra amici, anche solo per ricaricarsi un pò…

Domani era fissata una rimpatriata con i vecchia amici delle scuole elementari, ero entusiasta, la prima serata fuori da single in tutta l’estate, una boccata d’aria!

Avevo organizzato di lasciare il bambino dal babbo…nota dolente questa dell’essere separati, perchè per avere un pò di tempo per me devo pagare lo scotto di non trovare mio figlio che dorme nel suo lettino quando torno a casa…ma non si può avere tutto dalla vita… e vabbè, facciamolo, è giusto così e già emotivamente pesante anche per il cucciolo tutta questa situazione di babbo e mamma che vivono in due case diverse…

Ma succede che stamattina il pulcino si sveglia con la febbre…e febbre tutto il giorno…e febbre anche stasera…e proprio non ci riesco a lasciare mio figlio da solo se è malato…così salterà tutto…e alla fine va bene così…

Solo che mi sono accorta che davvero da sola comincio a non farcela più…  “i figli si fanno in due” … beh, ho decisamente bisogno del ‘due’…

Niente più di questo l’amor commuove

“…e… a proposito di Bobo Rondelli che fa il concerto venerdì al teatro vicino a dove lavoro la cosa folle che mi era venuta in mente ieri sera era…”

“Dimmi, infatti ero curioso ma non volevo chiedertelo…”

“…che pensavo… vabbè non lo conosco… ma se sono da sola come sempre finisce che non ci vado…che passo davanti al teatro e tiro dritto…che sta lontanissimo… ma sì glielo chiedo… ma no dai non puoi……in fondo gli piace la musica…a parte gli scherzi mi era venuto in mente di chiederti se eri libero venerdì sera e ti andava di venire con me…come se S. fosse a 2 passi da P.…e magari fossimo amici da una vita… …ma infatti non te l’ho chiesto…”

“Beh…. Allora sappi che….In realtà non sto a S., ma vivo in provincia di S., possibilmente ancora un po’ più lontano….Che mi piace la musica….Che venerdì sono libero…E che della distanza non me ne frega un tubo…..Però….Siccome non me lo hai chiesto…..”

“Ma davvero ci verresti?”

“Si, certo… Perché no?”

“Ma è una follia!!!”

“Ogni tanto bisogna anche farla qualche follia, no?”

 

Niente più di questo l’amor commuove

Niente più di questo l’amor commuove
quando vedo il mio bambino
rovistare per la casa come fa un gattino

E poi la bimba grande che
racconta storie che solo lei ride
faccio finta di ascoltare
e un rimorso poi mi sale

Niente più di questo l’amor commuove
di quello che puoi desiderare

Poi mia moglie vedo tornare
stanca dal lavoro sempre uguale
e allora io ci provo e le dico fuori piove
e noi dividiamo
questo raggio di sole

Guardo se i bambini dormono
e poi spengo la TV
Le dico vieni più vicino a me
che ci si commuove

Corri i bimbi fanno tardi a scola
un bacio babbo torna all’uscita
poi in strada un divino fondoschiena camminare

E niente più di questo l’amor commuove
ma questa è già un’altra canzone

Bobo Rondelli Per amor del cielo (2009)

 

Malattia ancora molto di là da guarire la mia…

Son passati due anni di meraviglia… e l’abbandono…

Ma oltre la sofferenza c’è oggi dalla mia parte la serena consapevolezza che da qualche parte esiste davvero la mia altra metà del cielo, quindi non tutto è perduto, e soprattutto che io me la merito l’altra metà del cielo, come diritto acquisito e non come dono immeritato frutto di accattonaggio emotivo.

Finalmente serena…cuore in frantumi, ma testa alta…

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