Quale tempo mi appartiene, in modo che possa disporre di esso liberamente?

Giornate piovose…e la malinconia insita nella stagione autunnale non aiuta a vedere il bicchiere mezzo pieno (anche se, devo ammetterlo a me stessa in primis, il bicchiere, da qualche tempo a questa parte, non lo vedo più drammaticamente mezzo vuoto, ma lentamente lavoro su me stessa per arrivare, goccia dopo goccia, al quasi mezzo pieno…).

Le giornate scorrono via veloci, scandite da risveglio, colazione, preparazione del cucciolo, consegna alla nonna, viaggio al lavoro, lavoro, chiacchiere per pranzo, lavoro, viaggio a casa, cena, rientro a casa, pulizie, gatti, coccole, nanna del cucciolo…e così via, settimana dopo settimana…

Poi finalmente, intorno alle 23:00, conquisto il ‘mio’ tempo, lo rubo al sonno, scrivo, coltivo vecchie e nuove amicizie, mi preparo la colazione per la mattina dopo e, spesso poco volentieri, mi costringo ad andare a letto anch’io…

Mal volentieri mi addormento, perchè vorrei avere più tempo da sentire ‘mio’, per fare le cose che piace fare a me, per leggere, scrivere, guardare un film, sedermi sul divano coccolando i gatti, per giocare con mio figlio anche…ma lui ormai dorme da un paio di ore…

Il tempo che raccoglie in sè aspettative di ritmi diversi, di cose diverse, di novità, di amicizia, di curiosità, di ricostruzione, di giochi, di desideri, di spazi tutti per me è quello del fine settimana.

Ed è proprio nel crearmi aspettative, nel tempo che scorre nell’attesa del ‘mio’ tempo, che germoglia la delusione che mi assale quando poi le cose come le avevo pianificate nella mia mente per riprendermi e godermi finalmente il ‘mio’ tempo non vanno quasi mai come devono andare, per colpa di inghippi dell’ultimo minuto, di problemi nella gestione coordinata della vita di tante persone e famiglie (la mia, quella dei miei genitori, quella del padre di mio figlio, quella delle persone con cui vorrei passare qualche ora…e potrei continuare…)…o perchè semplicemente le cose vanno come devono andare e hai voglia a programmare, non ce la puoi fare a prevedere ogni cosa perchè vada tutto liscio come vorresti.

Ok…ok…mi sto lamentando…

Ma quando magari avevi programmato nella tua testa, e quindi sperato, di poter passare un pò di tempo in compagnia di una persona, e per svariati motivi non ci riesci, un pò la cosa ti rosica…

Ed è vero che ci saranno altri ‘tempi’ per te…è vero che il mondo non finisce domani, ma quella cosa che volevi fare, di fatto succede che non la fai…tutto qua…semplicemente…

C’è stato chi, ferendomi anche un pò, mi ha detto in passato che se voglio fare una cosa e non riesco a farla, e quindi in questo caso a prendermi del tempo per me, allora vuol dire che non la voglio veramente…e in parte ammetto che, data la massima per cui ‘volere è potere’, avesse anche ragione…

Ed ecco qua, però, che istillato sapientemente il senso di colpa, la mia mente entra nel loop di cosa avrei potuto fare di diverso da quello che ho fatto, quale poteva essere un’organizzazione alternativa di tutte le parti in causa che non ho saputo vedere e mettere in piedi…

Ma col tempo ho imparato a scrollarmi di dosso un pò di questi sensi di colpa…ci provo tutti i giorni a fare il supereroe…ma non lo sono…e io arrivo fino a qui…punto…prendere o lasciare…al limite ci incontriamo a metà strada…

E, fatta pace con me stessa, mi godo quel tempo che mi sono ricavata, che è sempre quello che rimane dopo averlo impiegato per tutto il resto delle cose che devo fare, che ho scelto di fare, prendo le cose come vengono, e cerco di essere felice…

Certo, la domanda rimane: quale tempo mi appartiene, in modo che possa disporre di esso liberamente?

Esiste un tempo che appartenga realmente solo a me?

Come fare a non farselo scivolare via dalle mani, prima che sopraggiunga inesorabile un senso di rassegnazione, la consapevolezza che, per quanti sforzi faccia, non possa essere diverso da così?

tempo

(immagine dal web)

Quando l’amore diventa imperativo categorico

Il sabato sera è un luogo spazio temporale in cui lascio che la mia vita si adagi sul divano davanti alla tv.

Mi ritrovo sola in casa, mio figlio è con suo padre, e io libero la televisione dall’odiosissima Peppa Pig e le rendo dignità di strumento di intrattenimento e compagnia…

Così, da qualche tempo, i miei sabati sera sono accompagnati dalle vecchie puntate di una serie televisiva che aveva catturato la mia attenzione diversi anni fa, ai tempi dell’uscita dall’adolescenza e l’ingresso a lenti passi nell’età adulta.

Ci sono le avventure prevalentemente amorose di quattro donne, quattro amiche quasi quarantenni, come casualmente sono io in questa fase della mia vita, sullo sfondo di una frenetica New York, accompagnate dalla passione per lo shopping, le scarpe e gli abiti firmati.

Avete indovinato?

Si tratta di Sex and the City…proprio lui…i miei sabati sera li passo in compagnia di Carrie Bradshaw, la giornalista, Samantha Jones, la ninfomane, Charlotte York, la bacchettona, e Miranda Hobbes, l’avvocato mamma single.

In una delle puntate dello scorso fine settimana Carrie era in procinto di sposarsi e nasceva incontrollabile la sua ritrosia a compiere il grande passo.

Il suo compagno le imponeva allora un aut aut…al rifiuto sicuro di Carrie, che chiedeva tempo, si scatenava in lui la teoria secondo cui, siccome lei non era pronta a sposarlo “qui e adesso”, non lo sarebbe stata mai…quindi arrivederci e grazie…

In questo pugnello di scene e dialoghi, ho rivisto l’epilogo della mia ultima relazione amorosa… lui aveva bisogno che io gli dedicassi più tempo…e siccome io non avevo in quel momento tempo da poter dedicare a lui, dovendomi occupare delle questioni legate alla perdita del mio lavoro, alla potenziale conseguente perdita della mia casa, e alla cura, da cui non posso prescindere, di mio figlio, siccome io non avevo tempo per lui “qui e adesso”, allora non lo avrei avuto mai… quindi arrivederci e grazie…

Quello che mi sono trovata a pensare è come la dimensione del tempo assuma all’interno delle relazioni amorose caratteristiche che gli sono invece naturalmente estranee…e l’amore diventi, annullando la caratteristica per sua natura infinita ed eterna del tempo, un imperativo categorico, un “qui e adesso”, che, se non assecondato smonta l’intero castello di carte…

Altra questione è quella inerente a quella parte di comportamenti, consapevoli o meno, che possano aver in qualche modo autorizzato l’altro a “pretendere” una definizione temporale del “qui e adesso”.

Ma l’amore inteso come sentimento profondo che lega le anime di due persone non dovrebbe esser condizionato da una scadenza, nè tantomeno autorizzato a pretenderla… non può essere considerato alla stregua di una scatoletta di tonno, che se non viene mangiato entro una certa data, “qui e adesso” finisce nel bidone della spazzatura, come conseguenza logica e imprescindibile per non aver rispettato i tempi, per aver esaurito il suo limite temporale di conservazione.

Ognuna delle due parti in causa, nella costruzione delle relazioni amorose, ha una propria e personalissima concezione del tempo come entità legata, quasi come unità di misura, al soddisfacimento delle proprie necessità individuali…ma quando due persone decidono di legare insieme il proprio tempo e con esso le proprie reciproche necessità, tutto dovrebbe sottostare a logiche di rispetto e comprensione.

Da qui, perchè il fidanzato di Carrie non comprende che lei ha solo bisogno di tempo per arrivare al “qui e adesso” e non comprendendo la necessità dell’altra ne mette in dubbio la volontà?

Perchè quello che era il mio compagno non ha compreso che il “qui e adesso” del tempo che avrei volentierissimo dedicato a lui e di cui me ne manifestava la necessità sarebbe arrivato di lì a qualche giorno e ha messo in dubbio che io non volessi che lui facesse parte del mio tempo e della mia vita?

Possibile che un bisogno impellente, personale, condiviso anche, si faccia condizionare così tanto dalla questione temporale, in modo da assumere caratteristiche estremamente egoistiche di soddisfacimento immediato o abbandono del campo?

L’amore diventa allora solo istinto primordiale di soddisfacimento di un bisogno…come il leone nella savana che corre dietro alla gazzella…ci prova una volta, e lei scappa… ci prova due volte, e lei scappa… ci prova tre volte, e lei scappa ancora… e allora si ferma…recupera il respiro, si adagia…e lascia che la gazzella viva…

Il leone o mangiava subito, “qui e adesso”…o in fondo non aveva fame…

La cosa che più è incomprensibile è come la mancanza di coordinazione temporale, la differente definizione del “qui e adesso” tra le due parti di una relazione amorosa, porti inesorabilmente a intaccare le dichiarazioni atemporali di volontà… se non vuoi stare con me “qui e adesso” allora non vuoi stare con me…

Ma la deduzione logica che viene fatta da una delle due parti, quasi come teorema matematico inconfutabile, pecca della presunzione che chi questa deduzione la subisce la condivida anche, nei termini della sua tesi…

Sappiate invece che è possibile che quando si ama davvero, non si metta una data di scadenza.

Non si pongano condizioni.

Quando il tempo non batte in pari

Per diversi anni, in una delle mie vite precedenti, ho suonato più o meno seriamente il clarinetto in varie formazioni musicali paesane…

Quando qualcuno si perdeva per strada…e succedeva spesso…la regola universale, non scritta, era “ci si ritrova in battere”…funzionava alla grande come regola…ti trovavi in ritardo, ti fermavi e ripartivi sul ‘battere’ della prima battuta utile per ripartire…

Oggi niente da fare, mi sono trovata in ritardo…e la giornata era in levare cazzo…non batteva in pari…

Mi sveglio di soprassalto, l’acqua scorreva da un rubinetto del bagno, “che ci fa l’acqua aperta in bagno?”…”forse l’hanno aperta i gatti rincorrendosi nella notte”…”merda…chissà da quanto tempo mi va via acqua…ufff”…

Le 8.36…guardo la sveglia una, due volte…poi il cervello si accende…

Un lampo…”CAZZO!!!! LE 8.36!!!! ENTRO AL LAVORO ALLE 9!!!! NOOOOO, E MIO FIGLIO ANCORA DORME ACCANTO A ME!!!! CAZZO CAZZO CAZZO!!!! NON FACCIO IN TEMPO NEMMENO A PORTARLO ALL’ASILO IN ORARIO!!!!”

Avviso al lavoro che arriverò in ritardo…molto ritardo…non mi è suonata la sveglia… (è suonata? non è suonata? non l’ho sentita? booohhh!!!! ) sveglio il cucciolo, mi vesto…non mi ricordo nemmeno se mi sono lavata la faccia…lo vesto…gli passo i biscotti, scaldo il latte, e contemporaneamente metto su il caffè e dò la ciccia ai gatti…salterò la colazione…pazienza…ingurgito il caffè, metto il grembiule e il giacchetto a lui, prendo al volo il mio cappotto…

Le 9.05, siamo in macchina…inizia il mal di testa…

Il cielo è colmo di nuvole accidiose, di quelle che non portano pioggia, ma annebbiano il sole…”ecco…anche il tempo non mi aiuta…”

Le 9.10, all’asilo, mio figlio è quasi contento che per una mattina sia la sua mamma ad accompagnarlo e non la nonna, come succede di consueto…la bidella ci apostrofa: “se partiva il treno voi lo avevate perso…” rispondo rassegnata: ” non è suonata la sveglia, lui è in ritardo, io sono in ritardo…”.

Un bacio, lo saluto, scappo correndo verso la macchina…

Guido per quaranta minuti…il mal di testa aumenta…mangio quel pacchetto di wafer che avevo arraffato prima di uscire di casa…

Le 9.50… arrivo al lavoro…

Il mal di testa è lì…il ritardo anche…l’affanno rimane poi per tutto il giorno…

Il tempo ha continuato a non battere in pari…pensieri rallentati, affanno della mente e una spossatezza infinita…solo a pomeriggio inoltrato il metronomo dei minuti è tornato lentamente a battere in pari con il mio ritmo…

Una giornata a rincorsa…

Sono sempre stata un animale notturno, la mattina non è mai stato il momento migliore della giornata…è l’atto di svegliarsi che ogni volta è velato in me da un latente senso di depressione…residui forse di cedimenti reali del mio equilibrio avvenuti in passato…è un sotterraneo senso di fatica e stanchezza atavica nell’affrontare l’idea di una nuova giornata…

Ho bisogno di tempo per riequilibrare i pensieri, per ripristinare i flussi di gravità del mettersi in piedi e affrontare la giornata…se sono costretta a correre è un massacro cerebrale e fisico…

In realtà mi sto accorgendo che per tante cose lentamente comincio a non batter più in pari…dimentico il telefono praticamente ovunque…lascio le chiavi dentro casa e di conseguenza mi chiudo fuori…sono costantemente in ritardo…

Sono atteggiamenti, dimenticanze, azioni, che in passato mi risultava difficilissimo perdonare ad altri e ritenevo inammissibili per me stessa…

Mi sa che devo far pace con queste cose e iniziare a perdonarmi un pò…che forse qua siamo solo all’inizio…

Con mio figlio, quando ci capita di far le cose insieme in tempi e modi tutti nostri… (capita spessissimo ad esempio che noi si vada a giocare ai giardini, nelle sere d’estate, quando tutti gli altri vanno via, tornano a casa…) io gli dico “ma che c’importa a noi, se vanno tutti via…noi facciamo le cose alla rovescia… noi siamo rock’n’roll”… e lui ride di gusto…

Credo di aver superato anche la fase rock’n’roll…mi sento solo tremendamente stanca…

Chissà…fatto sta che oggi era tutto tremendamente in levare… niente battere, niente punti di appiglio per tornare in pari…

Metto la sveglia per domattina…ne metto due…anzi tre va’!

Un brano con tutti gli strumenti che suonano in levare…

Ecco…oggi sono stata così, “a spirit in the material world”…e non mi è piaciuto per niente…

Quando il Bianconiglio insegue un lavoro

All’interno della meravigliosa iniziativa dell’E-Zine “Il mondo in un Blog”, io sono la redattrice di una rubrica che non poteva che intitolarsi “Inseguendo il Bianconiglio”.

All’interno del terzo numero de “Il mondo in un Blog”, che potete leggere e scaricare qui: Il-mondo-in-un-blog-FEBBRAIO-MARZO, quello che segue è il mio articolo.

Buona lettura e andate a leggerla tutta la rivista, è piena di scritti meravigliosi di chi sa scrivere per davvero!

Un abbraccio a tutti e, se vi va, scrivetemi, in modo che possa tener viva la rubrica anche con i vostri suggerimenti!

Quando il Bianconiglio insegue un lavoro

Arriva un momento nella vita in cui non rimane altro da fare che percorrere la propria strada fino in fondo. Quello è il momento d’inseguire i propri sogni, quello è il momento di prendere il largo, forti delle proprie convinzioni. Quando piombi nella disperazione più cupa, ti si offre l’opportunità di scoprire la tua vera natura. Proprio come i sogni prendono vita quando meno te lo aspetti, così accade per le risposte ai dubbi che non riesci a risolvere. Lascia che il tuo istinto tracci la rotta per la saggezza, e fa che le tue paure siano sconfitte dalla speranza. La maggior parte di noi non è preparata ad affrontare i fallimenti ed è per questo che non siamo capaci di compiere il nostro destino. E’ facile sfidare quel che non comporta alcun rischio.

La scoperta di nuovi mondi non ti porterà solo felicità e saggezza, ma anche tristezza e paura: come puoi apprezzare la felicità, senza sapere che cos’è la tristezza? Come puoi raggiungere la saggezza, senza affrontare le tue paure? Alla fine, la grande sfida della vita consiste nel superare i nostri limiti, spingendoci verso luoghi in cui mai avremmo immaginato di poter arrivare.

I sogni sono fatti di tanta fatica. forse, se cerchiamo di prendere delle scorciatoie, perdiamo di vista la ragione per cui abbiamo cominciato a sognare e alla fine scopriamo che il sogno non ci appartiene più. Se ascoltiamo la saggezza del cuore il tempo infallibile ci farà incontrare il nostro destino. Ricorda: “Quando stai per rinunciare, quando senti che la vita è stata troppo dura con te, ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno”.”

Sergio Bambarèn “Il delfino – i sentieri del sogno portano alla verità”

La citazione che riporto in apertura di questo articolo racchiude in se tutto quello che questa rubrica rappresenta per me, e mi auguro possa rappresentare per voi.

Così ho deciso di raccontarvi il mio ultimo inciampo nel fallimento e come il ‘tempo infallibile’ mi ha fatto incontrare il mio destino, almeno per quanto riguarda il momento attuale della mia vita che mi trovo giorno dopo giorno a costruire…

Dunque, è successo che avessi firmato il contratto per la mia nuova casetta in affitto intorno alla metà del mese di settembre dello scorso anno e dopo aver faticato a lungo per renderla abitabile per me, il mio bambino e i miei due gattuzzi pelosi, vi fossi rientrata i primi giorni del mese di ottobre.

È successo poi che intorno alla metà dello stesso mese un mio carissimo amico dell’università, con il quale avevo diviso le fatiche e le gioie di tanti esami della mia vita passata di studentessa modello, si facesse vivo dopo oltre cinque anni di silenzio reciproco, in cui ognuno di noi due aveva intrapreso la propria vita di inciampi, i miei, e successi, i suoi, per chiedermi come fosse messa la mia situazione lavorativa in quanto lui aveva bisogno di una persona che lavorasse con lui.

È successo che io gli avessi risposto che non andava poi male, avevo un contratto a tempo indeterminato con un importante azienda internazionale, ma, essendomi appena trasferita, e avendo un pò di tempo libero dato che il contratto prevedeva poche ore settimanali, avremmo potuto comunque parlarne davanti ad una tazza di tè.

È successo poi che alla fine del mese di ottobre la mia splendida azienda internazionale decidesse di chiudere il negozio per il quale lavoravo, comunicando a me e alle colleghe l’intenzione di procedere al licenziamento che sarebbe improcrastinabilmente avvenuto intorno alla metà del mese di dicembre scorso.

È successo allora che io avessi immediatamente ricontattato quel mio caro amico e, ancora sotto shock per la notizia cocente, inaspettata, imprevedibile, devastante, gli avessi detto che la mia disponibilità ad ascoltare la sua proposta di lavoro era diventata, da un momento all’altro e mio malgrado, totale, quasi incondizionata e con carattere di estrema urgenza.

È successo allora che un pomeriggio lo raggiungessi all’interno della sua azienda, che nel tempo del nostro perdersi di vista è accaduto che diventasse fiorente, rigogliosa e in cerca di nuova forza lavoro, riabbracciandolo dopo tanto tempo e ascoltando, con orecchi attenti e pensieri che avevano già preso la decisione di accettare, quasi a scatola chiusa, la sua proposta del lavoro che lui aveva deciso di offrire a me, perché il caso aveva voluto che lui avesse pensato proprio a me, e chissà perché proprio a me, per ricoprire il ruolo che necessitava all’interno della sua azienda, all’interno di quel piccolo mondo produttivo che lui era riuscito a mettere in piedi nel tempo in cui io mi perdevo in relazioni sbagliate.

È successo quindi che io accettassi, con gratitudine immensa e riconoscenza infinita, e che lui fosse altrettanto grato e riconoscente a me, secondo un meccanismo che ancora oggi non riesco a spiegarmi, e che iniziassi questa nuova avventura ancor prima che finisse, nella più mesta delle giornate pre-natalizie di dicembre quella che aveva costituito il fulcro della mia vita produttiva fino a che qualcuno non aveva deciso la sua conclusione al posto mio.

Succede quindi adesso che io usi le mie mani e la mia mente per tagliare tessuti e pelli perché con il lavoro sapiente di altre figure professionali diventino borse, e vi confesso che non avevo mai fatto questo lavoro, ma imparo, mi rimbocco le maniche, e nel mio piccolo affronto le mie paure legate al costante senso di inadeguatezza e cerco di superare i miei limiti ogni momento.

E niente sul finire dell’estate avrebbe mai potuto farmi pensare che l’avvicendarsi delle mie giornate avrebbe preso da lì all’inizio del nuovo anno una direzione tanto diversa da quella routine che scandiva le mie giornate fino a questi ultimi eventi.

Sono cambiati i ritmi, le situazioni, le prospettive, le aspettative…una piccola grande rivoluzione delle abitudini, dei luoghi, delle persone, dei tempi, che ancora a momenti fatico a comprendere e a gestire.

Mi ripetevo spesso nelle giornate che segnavano il passaggio dalla situazione precedente alla attuale, che mettevano il sigillo all’ennesimo fallimento delle mie aspettative per aprire uno spiraglio inaspettato su una nuova pagina del mio vivere quotidiano tutto da scrivere, che fosse stato il destino, il caso, chiamatelo come volete, a mettere in fila il concatenarsi esatto degli eventi, come pezzi di un puzzle ad incastro che mai era stato così tanto temporalmente perfetto in nessun altro momento della mia vita…

Mi ripetevo che il destino, il caso, chiamatelo come volete, aveva deciso così, e talvolta nella vita si debba seguire gli eventi, senza opporsi, farsi trascinare dalla corrente così come viene, in modo che “il tempo infallibile” ci faccia “incontrare il nostro destino”.

Non so se arriverò alla realizzazione dei miei sogni, ma un passo almeno inseguendo il Bianconiglio alla ricerca di un lavoro l’ho fatto, un salto nel buio di una professionalità che ancora non mi appartiene ma che ho intenzione di scoprire, un piccolo passo che confermi a quella parte di me che vuole accettazione, realizzazione, riconoscimento del proprio valore e delle proprie capacità, che sono una persona che vale, e che non può esser messa in un angolo nemmeno da una miserrima lettera che licenzia la matricola 30013.

Non sono un numero, e non ho nessuna intenzione di farmi ridurre a tale da nessuno… “ricordati chi sei. Ricorda il tuo sogno.”

Perciò, se qualcuno di voi si rivede, si ritrova in quello che scrive Sergio Bambarèn, scrivete, raccontate la vostra esperienza, quello che vi sta capitando, e chissà che non ci sia qualcuno da qualche parte che vi legge e scrive altresì che cerca proprio voi, proprio nel momento in cui avete più bisogno di quello che è disposto ad offrirvi!

Io vi aspetto, contattatemi, e intanto preparo un po’ di tè per tutti, che davanti ad una tazza di te con vecchi amici, credetemi, possono esserci rivoluzioni nella vostra vita che non avreste mai potuto immaginare, nemmeno nei vostri sogni più remoti!

A presto!

Elena Brilli

 

Inventarsi le briscole con la vita

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Paul Cézanne: Giocatori di carte – 1890-92 – immagine presa dal web)

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(I “Bari” di Caravaggio – 1594 – immagine presa dal web)

 

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(Fernando Botero – Giocatori di carte (1989) – immagine presa dal web)

 

Non si può mai sapere in anticipo di cosa siano capaci le persone,

bisogna aspettare,

dar tempo al tempo,

è il tempo che comanda,

il tempo è il compagno che sta giocando di fronte a noi,

e ha in mano tutte le carte del mazzo,

a noi ci tocca inventarci le briscole con la vita,

la nostra. 

Josè Saramago (Cecità (Ensaio sobre a Cegueira), traduzione di Rita Desti, Einaudi, 1996 )

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