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La colla

Bisogna lasciare andare le cose che non hanno più senso.

E non è poi troppo difficile. Ormai lo so, ho imparato a farlo.

Basta aprire la mano e lasciarle andare. Allentare la stretta che le teneva dalle parti del cuore.

E loro vanno.

Sai che l’hai aperta tu quella mano, le vedi allontanarsi da te, farsi lontane.

E cominci a pensarle al passato. Quando pensi ad una cosa al passato, quella cosa è già andata. O forse sei te che sei ripartita e hai mosso un passo in una nuova direzione.

Si fa. Si può fare. Non è difficile.

Quello che è più complicato da lasciare andare è la speranza che avevi che quelle cose lo avessero, quel senso.

E la speranza è come la colla che si attacca alle mani mentre provi, un pezzo dopo l’altro, a costruire qualcosa.

La cosa che stavi costruendo si rompe, non sta più in piedi, non ci sei riuscita. Lo ammetti anche, che non ci sei riuscita e non sei stata capace. Neanche stavolta. Ancora una volta. Ti fai quasi rabbia da sola.

Ma la colla ce l’hai sulle mani. Le hai aperte. La cosa che stavi costruendo è rotta, non ha più senso, se n’è andata. Hai anche fatto pace con te stessa e la tua incapacità, ma la colla rimane. A ricordarti che ci avevi sperato. Che non era una cosa tanto per fare, era una cosa importante, ci avevi messo il cuore.

E per mandare via la colla ci vuole il sapone, devi strusciare via. Te la devi lavare via. Te la devi levare via di dosso. Con forza. Quasi con violenza. E ci mette una vita, la speranza, ad andare via.

Perchè quando fai le cose con passione, la speranza che vadano bene ti si attacca addosso.

Bisogna spengersi un pò, per lasciare che anche la speranza che ti si è attaccata addosso possa andare via.

“(…)Leggera leggera si bagna la fiamma 
rimane la cera e non ci sei più, non ci sei più, non ci sei…”

Samuele Bersani, “Giudizi universali”

 

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