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Ci vorrebbe il mare

(Immagine personale)

La spiaggia libera è un luogo democratico.

Ci trovi l’arcobaleno colorato degli ombrelloni, disposti in modi e forme stravaganti, ognuna ad immagine e somiglianza di chi si accomoda sotto.

Ci trovi bambini, ragazzi, donne e uomini di ogni tipo. Bianchi, neri, italiani, stranieri, giovani e vecchi, affezionati della tintarella o abbarbicati al triangolo d’ombra del proprio spazio di sabbia.

Ci trovi costumi colorati delle forme più disparate, muscoli in mostra o ciccia strabordante. Ma senza protagonismo né vergogna.

Ci trovi famiglie di padri madri e figli, madri e figli da soli, padri e figli da soli, uomini che si tengono per mano e dimostrano con gesti consueti e attenti l’affetto che li lega, e donne che si tengono per mano facendo la medesima cosa.

Ci trovi persone che si vogliono bene e, di fronte al mare, se lo dimostrano e se lo promettono.

Ci trovi chi vende e chi compra, chi viene da lontano e chi è sempre stato qui.

Ci trovi quello che spesso lasci fuori di qui. Il metro di misura del rispetto, il metro di misura dell’educazione, il metro di misura della tolleranza, il metro di misura della serenità.

E poi ci trovi il mare, che bagna tutti allo stesso modo, incurante di qualsiasi differenza.

Il mare, che bagna tutto allo stesso modo e che porta con se, da paesi lontani, persone diverse che costringono le coscienze a interrogarsi su quanto uomini siano davvero quelli che il mare lo vogliono sì ma non per il carico di umana uguaglianza che porta con sé.

La spiaggia libera è esercizio di democrazia.

E poi, c’è il mare.

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Io non voglio l’8 marzo

Perchè una donna è una persona, una madre, un’amica, una collega, un’amante, una bambina, una mente, un’anima, un corpo, tutto l’anno.

Perchè una donna merita la stessa forma di rispetto di ogni altro essere umano, tutto l’anno.

Perchè ogni giorno migliaia di donne vengono mutilate, discriminate, violentate, picchiate, umiliate, abbandonate, tutto l’anno.

Perchè una donna non ha bisogno di essere festeggiata, ma compresa, rispettata, apprezzata, aiutata, riconosciuta, amata, tutto l’anno.

Perchè una donna lotta ogni giorno, come qualsiasi altra persona, per mantenere alta la propria dignità ed essere fiera di quello che è, tutto l’anno.

Perchè dentro al petto di una donna batte un cuore che pulsa, esattamente come quello di un uomo o di tutti gli altri esseri viventi, tutto l’anno.

 

Futuro

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Per la generazione a cui appartengo credo purtroppo che il tempo a nostra disposizione sia finito…abbiamo perso tutto il nostro tempo migliore ad allontanarci invece che organizzarci, abbiamo abbandonato il gusto del sapere invece che lottare per impadronircene, ci siamo crogiolati nel privilegio e nell’ingiustizia, a patto che toccasse a noi il primo e non ci danneggiasse la seconda… Non abbiamo più speranze…

Ma riuscirà mio figlio a sentire queste parole come sue, e insieme ai tanti altri della sua nuova generazione tornare a lottare per la cultura, il sapere, la giustizia, l’uguaglianza, il rispetto, la fiducia?

Quello che auguro tanto a lui è di riuscire io, come madre, a insegnargli il significato di queste parole, il senso civico del rispetto, la cultura del sapere, l’importanza del pensiero critico, del ragionamento…sono una serie di questioni sulle quali si concentra il mio sforzo ogni giorno, pur nel gioco e nella sua libera natura di bambino…

Ne sarò capace? Potrò mai esserne all’altezza?…

Lo auguro a me…per lui…

Lettera ad un Premier mai nato

Prendendo spunto dal titolo di uno dei più importanti libri della grandissima Oriana Fallaci, quella che segue è un’ipotetica lettera che scriverei volentieri ad un premier del nostro Belpaese…e non mi riferisco al premier attuale, nè a quelli passati…non mi riferisco a premier di destra, sinistra, sopra o sotto… non vuole essere un’espressione politica la mia…ma solo un’amara riflessione sullo stato attuale delle cose…

Gentilissimo Premier

le scrivo questa lettera perchè mi piacerebbe che leggendola potesse riuscire a comprendere la situazione reale in cui si trova la maggior parte della popolazione del paese che lei è chiamato a governare… perchè potesse riuscire a comprendere lo stato d’animo della maggioranza di noi italiani, in questo particolarissimo momento di congiuntura storica…

Sono una donna, una madre che si affaccia alla soglia dei 40 anni…e non ho nessuna speranza per il futuro…

Un lavoro ce l’ho…e dovrei ritenermi fortunata…e invece, caro Premier, sappia che non lo sono…

Non mi ritengo fortunata ad avere un lavoro nel quale posso lavorare per sole 18 ore la settimana e nessuno si accorge delle mie potenzialità, nel quale la mia richiesta di lavorare di più, e meglio di conseguenza, è caduta nella risposta che l’azienda fa solo contratti a 18 ore…perchè conviene di più…

Ma a chi conviene? Siamo davvero sicuri che convenga a qualcuno che le potenzialità di una persona vengano castrate a favore di dinamiche economiche?

A me non conviene…di questo le potrei dare assicurazione scritta…sono stata costretta a tornare a vivere con i miei genitori, non potendo permettermi una casa solo per me e il mio bambino…sono in bilico tra l’ansia cronica e la depressione…e se dovessi basare l’economia familiare solo sul mio stipendio, le finanze basterebbero a malapena per la prima settimana di ogni mese…

E nonostante la mia volontà ferrea nel voler cambiare questo stato di cose, le porte sono tutte chiuse…

E mi creda quando le dico che non ritengo che la colpa sia dei Premier che l’hanno preceduta…non sono le manovre economiche degli anni passati che hanno portato a questo stato di cose, ma la progressiva perdita di significato di parole come rispetto, uguaglianza, valori, scelte…

La mia generazione, con le risorse che venivano dalle generazioni precedenti, ha fatto scelte sbagliate (almeno nel mio caso è stato così…), ma almeno ha avuto la possibilità di scegliere, tra lo studio e un lavoro, tra i vari gradi di istruzione, tra le varie possibilità di lavoro, almeno fino a qualche anno fa…

Ma ora che le risorse dei padri sono finite…io sono sicura che non riuscirò a garantire a mio figlio un futuro…ma questo forse non è neanche un male…si farà le ossa imparando presto che il suo futuro se lo deve costruire da solo…

Ma quello che veramente non sarò in grado di offrire in nessun modo a mio figlio, se la situazione attuale non si incammina di nuovo nel sentiero dell’uguaglianza e dei valori, della meritocrazia e del rispetto, è la possibilità di avere una scelta…

Quando avrà 15 anni probabilmente dovrò dirgli che non ci saranno per lui le possibilità di frequentare una scuola superiore…e se vorrà dovrà provvedere da solo a trovare le risorse per farlo…

Questo è il mio rimpianto di madre più grosso…la sensazione di aver sprecato gli anni migliori della mia vita in speranze malriposte, verso chi pensava non al valore delle persone, ma alla convenienza economica dei numeri…e di non avere adesso più nè la forza nè il tempo per rimettere tutto in carreggiata…

Non ho speranze per il mio futuro…e non riesco a trovare le risorse per darne a mio figlio…di speranze…di scelte…di futuro…

E allora, caro Premier sappia che “la locomotiva come una cosa viva lanciata a bomba contro l’ingiustizia” per me non è una locomotiva reale, è la locomotiva del pensiero…l’unica parte di me che non riuscirete a togliere, a castrare…

Ma se mio figlio, quando sarà ventenne, non avrà scelta, non avrà speranza, non riuscirà ad immaginarsi un futuro, sarà come un animale in gabbia…e quando gli animali si sentono senza via di fuga, senza scelta, attaccano, mordono, graffiano…

E “la locomotiva come una cosa viva lanciata a bomba contro l’ingiustizia” sarà allora una cosa reale, un movimento di rivolta vero, che non potrete fermare…con la forza di una nuova generazione che vorrà riprendersi a braccia larghe tutte le speranze, tutto il futuro che in questo momento state togliendo o avete già tolto ai loro genitori, ma che loro rivendicheranno come proprio, diritto inalienabile, con tutte le loro forze…

Perchè si ricordi gentile Premier che gli uomini sono tutti uguali…e non è un’affermazione che può limitarsi a star chiusa dentro i versi di una canzone, ma è una consapevolezza che abbiamo dalla nascita…un diritto violato è istintivamente percepito come un torto…

E se gli uomini sono tutti uguali, gentile Premier, tutti hanno lo stesso sangue, la stessa carne, le stesse ossa, la stessa capacità di pensiero e gli stessi diritti alla speranza, ad un futuro, al riconoscimento dei meriti, all’equa distribuzione delle risorse…

Le lascio il testo della canzone di Francesco Guccini  “La locomotiva”

Lo legga…e non vuol essere una minaccia…

Lo legga e lo faccia suo, senta nelle sue membra quella forza nuova che la spinga a cambiare davvero le cose…quel coraggio che la porti a diventare lei stesso il macchinista di quella “locomotiva lanciata a bomba contro l’ingiustizia”

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava,
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava,
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli,
ma nella fantasia ho l’immagine sua:
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli…

Conosco invece l’epoca dei fatti, qual’ era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch’ esso un mito di progresso
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti…

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l’uomo dominava con il pensiero e con la mano:
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite,
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite..

Ma un’ altra grande forza spiegava allora le sue ali,
parole che dicevano “gli uomini son tutti uguali”
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria e illuminava l’ aria
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia,
la fiaccola dell’ anarchia…

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione,
un treno di lusso, lontana destinazione:
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori,
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori,
pensava un treno pieno di signori…

Non so che cosa accadde, perchè prese la decisione,
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore:
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore…

E sul binario stava la locomotiva,
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva,
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d’ acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno…

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto.
Salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura…

Correva l’ altro treno ignaro e quasi senza fretta,
nessuno immaginava di andare verso la vendetta,
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
“notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno…”

Ma intanto corre, corre, corre la locomotiva
e sibila il vapore e sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi il fischio che si spande in aria:
“Fratello, non temere, che corro al mio dovere!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!
Trionfi la giustizia proletaria!”

E intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l’ immensa forza distruttrice,
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice…

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta…
con l’ ultimo suo grido d’ animale la macchina eruttò lapilli e lava,
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo:
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava…

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia,
lanciata a bomba contro l’ ingiustizia!

La saluto così, gentile Premier, augurandole che possa lavorare per ridare serenità, felicità, prospettiva, scelte, futuro al suo paese…

E si ricordi, che la politica, il ruolo che lei ricopre, non dovrebbe essere un lavoro, ma una scelta…e in quanto tale, la sua remunerazione non dovrebbe essere monetaria, ma morale…quella consapevolezza di aver compiuto nel migliore dei modi possibile la sua missione, di essersi messo al servizio delle persone e non il contrario…e in qualità di primo cittadino avere la certezza di aver dato il buon esempio…

E , mi creda, di buoni esempi, nell’intera classe politica di questo sciagurato Belpaese, noi piccoli puntini che compongono la grande bellezza del Popolo Italiano, ne vediamo sempre di meno…

Con rispetto,

Elena

…un mezzo sogno in tasca e molti, molti errori brutti, io però li pago tutti…

Lunga camminata a piedi stamani…non ho la macchina e non passava l’autobus per riportarmi a casa dopo esser stata a prenotare le ennesime analisi per capire che accidenti mi si è scatenato in pancia (…dopo le coliche biliari e un’inizio di appendicite, ora forse c’è anche il morbo di Crohn…manca niente??? 🙂 …)

Così mi son messa le cuffie, attaccato la mia playlist, e iniziato a camminare…

E via, un passo dopo l’altro, in mezzo allo sbocciare della primavera sui viali alberati in fiore e nei giardini delle abitazioni che costeggiavo…

In cuffia è arrivata questa…

Daniele Silvestri – A bocca chiusa

Fatece largo che passa domani,
che adesso non si può
oggi non apro, perché sciopererò
e andremo in strada co’ tutti gli striscioni
a fare come sempre la figura dei fregnoni
a me de questo sai, non me ne importa niente
io oggi canto in mezzo all’altra gente
perché ce credo o forse per decenza
che partecipazione certo è libertà
ma è pure resistenza.

E non ho scudi per proteggermi 
ne’ armi per difendermi
ne’ caschi per nascondermi 
o santi a cui rivolgermi
ho solo questa lingua in bocca 
e forse un mezzo sogno in tasca
e molti, molti errori brutti, 
io però li pago tutti.

Fatece largo che passa il corteo,
se riempiono le strade
via Merulana, così pare un presepe,
e semo tanti che quasi fa paura
o solo tre sfigati come dice la questura
e le parole, si lo so, so’ sempre quelle
ma è uscito il sole e a me me sembrano più belle
scuola e lavoro, che temi originali
se non per quella vecchia idea 
de esse tutti uguali.

E senza scudi per proteggermi
ne’ armi per difendermi
ne’ caschi per nascondermi
o santi a cui rivolgermi
ho solo questa lingua in bocca
e se mi tagli pure questa
io non mi fermo, scusa
canto pure a bocca chiusa.

Guarda quanta gente c’è che sa rispondere
dopo di me… a bocca chiusa.