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Sei

(Horst P. Horst, ‘Mainbocher Corset’, 1939)

.

Sei

nella dimensione 

del sogno.

Incastro perfetto

a cui appartengo.

Diventi vero

a momenti

ho le tue labbra.

I tuoi occhi

i tuoi capelli tra le dita

tu

nelle pieghe dei miei sensi.

Poi scompari e torna il sonno

in cui vivi i miei giorni

immerso

come sei

nella dimensione 

del sogno.

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Stavolta.

(immagine dal web)

 

Farò l’amore con te ad occhi aperti domani.

Ho bisogno di vederti.

Ho bisogno di guardare i tuoi occhi.

E ricordare ogni momento.

Forse sarà l’ultima volta che ti vedrò.

Forse sarà l’ultima volta che mi vedrai.

Non posso permettermi di cadere di nuovo.

Devo smettere prima di farmi male.

Stavolta.

Sta iniziando il temporale, devo mettermi in salvo.

Cadono le prime gocce, e io devo andare.

Prima che tutto diventi fango un’altra volta.

Devo  interrompere la catena.

Ti lascio andare, vorrei tanto tenerti.

Devo proprio andare.

Voglio guarire.

Stavolta.

Tu

Oscuro Signore della mia passione

Occhi di argento vivo e nebbia

Demone dolce di estasi e cadute

Ruvido amante di oscena bellezza

Angelo perverso, tormento e cura

Tu

Sintesi

“Se ti tagliassero a pezzetti” (Fabrizio De Andrè, Indiano, 1981)

Se ti tagliassero a pezzetti 
il vento li raccoglierebbe 
il regno dei ragni cucirebbe la pelle 
e la luna tesserebbe i capelli e il viso 
e il polline di Dio 
di Dio il sorriso. 

Ti ho trovata lungo il fiume 
che suonavi una foglia di fiore 
che cantavi parole leggere, parole d’amore 
ho assaggiato le tue labbra di miele rosso rosso 
ti ho detto dammi quello che vuoi, io quel che posso. 

Rosa gialla rosa di rame 
mai ballato così a lungo 
lungo il filo della notte sulle pietre del giorno 
io suonatore di chitarra io suonatore di mandolino 
alla fine siamo caduti sopra il fieno. 

Persa per molto persa per poco 
presa sul serio presa per gioco 
non c’è stato molto da dire o da pensare 
la fortuna sorrideva come uno stagno a primavera 
spettinata da tutti i venti della sera. 

E adesso aspetterò domani 
per avere nostalgia 
signora libertà signorina fantasia 
così preziosa come il vino così gratis come la tristezza 
con la tua nuvola di dubbi e di bellezza. 

T’ho incrociata alla stazione 
che inseguivi il tuo profumo 
presa in trappola da un tailleur grigio fumo 
i giornali in una mano e nell’altra il tuo destino 
camminavi fianco a fianco al tuo assassino. 

Ma se ti tagliassero a pezzetti 
il vento li raccoglierebbe 
il regno dei ragni cucirebbe la pelle 
e la luna la luna tesserebbe i capelli e il viso 
e il polline di Dio 
di Dio il sorriso. 

.

C’è una frase nel testo di questa canzone a cui di recente mi sono affezionata, per una serie di motivi che sarebbe superfluo star qui a spiegare.

Dammi quello che vuoi, io quel che posso” recita ad un certo punto, e dentro questa manciata di parole sta la sintesi più precisa di tutti i possibili rapporti tra due persone.

Nel sapere esattamente quello che si può dare all’altro c’è la raffinata consapevolezza dei propri limiti.

Nell’accettare quello che l’altro vuole donare c’è la volontà di mantenerne intatta e inattaccabile la libertà personale, senza porre ad essa nessuna limitazione o forzatura dovuta a quello che il soggetto desidererebbe come il meglio per sè.

Per entrambe le parti in causa si tratta di fare delle scelte, consapevoli, razionali, adulte. ‘Io voglio darti questo’ vs ‘questo è quello che posso darti’. E’ uno scambio, alla pari, di reciproche volontà che non mette sul tavolo della partita a poker della relazione quello che si vorrebbe ottenere, ma quello che si intende donare. Quello che poi si è disposti ad accettare dell’altro stabilisce la misura della relazione, la forza del legame e di conseguenza la sua durata.

Una meravigliosa poesia di Emanuela Pacifici recita:

Non ho bisogno di te, ho voglia di te.

Non ho spazi vuoti da riempire, ho spazi da condividere.

Non mi aspetto che tu mi renda felice,

desidero sorridere della tua gioia e farti sorridere della mia.

Non ti amo da morire, non sono tua e non sei mio.

Sono completa anche senza di te, sei perfetto anche senza di me.

Non morirò se andrai via, non smetterai di essere felice se andrò via.

Non ti carico della responsabilità della mia personale soddisfazione,

ti accolgo come specchio e messaggero, ti offro i miei occhi per indagare nei tuoi.

Non ti lego né mi lascio legare dal bisogno di essere amata, dalla paura dell’abbandono.

Io non sono sola senza di te, tu non sei perso senza di me.

Siamo due meravigliosi e preziosi universi, completi, perfetti,

che si incontrano per creare nuovi mondi.

Non chiuderò porte e finestre per tenerti accanto a me,

non ti permetterò di limitare il mio volo.

Onoro la tua libertà scegliendo ogni giorno la mia.

(Emanuela Pacifici)

 

Ti lascio andare

(immagine dal web)

Ti lascio andare, sogno.

Apro la mano che teneva stretta
L’illusione di crederci ancora.

Non posso darti quello che vuoi
Non voglio quello che puoi darmi.

Torno a riprendere me
Dal grigio di una vita che la tua fulgida luce mi ha fatto vedere gloriosa e libera.

Non posso non voglio.
Non puoi non vuoi.

Adesso vivo.

Addio.

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