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Cavalieri nella tempesta

Un amico in vacanza a Parigi, meta sognata ed immaginata di uno dei miei agognati quanto improbabili viaggi futuri.

I giorni che precedono la fine di un anno e l’inizio di uno nuovo, uguale a se stessi eppure carichi di bilanci, per quello che è stato, e di aspettative, come ogni cosa che inizia.

“Mandami delle foto quando sarai lì, fammi vedere Parigi attraverso i tuoi occhi”

Io non ho mai visto Parigi.

Nel pomeriggio di sabato scorso mi manda la foto della tomba di Jim Morrison, nel cimitero del Père-Lachaise.

Scrive: “C’era un tipo vicino alla tomba, che suonava Riders On The Storm. Suggestivo.”

Mi sono immaginata la scena, avrei voluta viverla io, vederla io, sentirla io, annusarla io.

La perfezione dei momenti, quando accade, è magica.

Il penultimo giorno di un anno faticoso ma esaltante, un sogno che si avvicina, un testo, quello di questa canzone, che non è soltanto una manciata di parole in musica, ma si fa poesia e fa sua la sintesi di quello che penso della vita, in questo periodo della mia vita.

Cavalieri nella tempesta.

E allora si capisce perchè i Doors sono i Doors, e perchè Jim Morrison è Jim Morrison.

E perchè un uomo, sulla sua tomba, suoni per i vivi, una delle sue canzoni più potenti, nei giorni in cui ci si illude che qualcosa finisca e qualcos’altro inizi, quando in realtà è sempre la stessa battaglia, sempre la stessa tempesta. E ognuno ha la sua, senza sconti.

E dice che siamo soli, quaggiù, gettati in pasto alla vita. Bisogna prenderla come viene, lasciar giocare i bambini, anche quelli che abbiamo ancora dentro, amare, comprendere. E combattere.

Il viaggio continua. Coraggio.

Riders On The Storm – Cavalieri nella tempesta

Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta
Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta
Into this house we’re born – In questa casa siamo nati
Into this world we’re thrown – In questo mondo siamo stati gettati
Like a dog without a bone – Come un cane senza un osso
An actor out alone – Un attore da solo
Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta

There’s a killer on the road – C’è un killer sulla strada
His brain is squirmin’ like a toad – Il suo cervello si sta contorcendo come un rospo
Take a long holiday – Prenditi una lunga vacanza
Let your children play – Lascia giocare i tuoi bambini
If you give this man a ride – Se dai un passaggio a quest’uomo
Sweet memory will die – Il dolce ricordo morirà
Killer on the road, yeah – Killer sulla strada, si

Girl ya gotta love your man – Ragazza devi amare il tuo uomo
Girl ya gotta love your man – Ragazza devi amare il tuo uomo
Take him by the hand – Prendilo per mano
Make him understand – Fagli capire
The world on you depends – Il mondo dipende da te
Our life will never end – La nostra vita non finirà mai
Gotta love your man, yeah – Devi amare il tuo uomo, si

Wow!

Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta
Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta
Into this house we’re born – In questa casa siamo nati
Into this world we’re thrown – In questo mondo siamo stati gettati
Like a dog without a bone – Come un cane senza un osso
An actor out alone – Un attore da solo
Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta

Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta
Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta
Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta
Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta
Riders on the storm – Cavalieri nella tempesta

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Il viaggio più importante della sua vita – WRITERS N.9

Come ad ogni nuova uscita della rivista WRITERS, che dirigo, riporto qua sul mio blog il mio modestissimo, se paragonato a quello che esce dalle menti e le tastiere degli scrittori veri coi quali collaboro, contributo creativo.

Si parlava di viaggi stavolta e a me, che non viaggio molto se non con la mente, il tema mi ha portato a pensare ad un altro viaggio… o meglio, al viaggio di un altro.

Se ancora non lo avete fatto e vi andasse di dare un’occhiata all’intero nuovo numero, lo trovate qui, da scaricare in versione pdf:WRITERS 9 - copertina

https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9OW1vbVA4aFUyVWM/view?usp=sharing

Se poi aveste voglia di partecipare attivamente al progetto scrivete a writers.blogmagazine@gmail.com, oppure venite a trovarci sulla pagina facebook https://www.facebook.com/writers.magazineo anche sul sito internet https://writersezine.wordpress.com/

 

IL VIAGGIO PIU’ IMPORTANTE DELLA SUA VITA

Strana la vita.

Strane le vite di tutti.

Io non viaggio molto. Diciamo che, non avendolo mai fatto in modo serio, con cadenze regolari, con mete programmate di anno in anno, forse non mi piace neanche più di tanto.

O probabilmente questo è quello che mi racconto per mascherare l’insoddisfazione di aver viaggiato tanto poco nella mia vita.

Ai tempi dell’adolescenza e della prima maturità avrei avuto tempo, ma non c’erano i soldi in famiglia per sostenere i viaggi, se io e mio fratello volevamo avere le tasse universitarie pagate.

Adesso che i prezzi dei viaggi si sono abbassati parecchio e una volta ogni tanto potrei approfittarne, ecco che non c’è più il tempo, senza contare che i soldi, comunque, tanti non sono diventati e non lo diventeranno mai.

Così, non ho mai preso un aereo, niente di così vitale importanza direte voi, ma io vorrei tanto provare, per vedere cosa significa, per evitare, come è successo per la nave ad esempio, di stare anni a sognare la crociera come viaggio di nozze, apoteosi del viaggio per eccellenza per me, all’apice della lista dei miei desideri, per poi scoprire durante una brevissima traversata Toscana-Sardegna che io su una nave non ci posso stare, che mi si rivolta lo stomaco appena ci metto piede su e la nausea assale il mio corpo ininterrottamente per tutto il viaggio. Niente crociera quindi, che tanto ormai mi son rassegnata a niente matrimonio e quindi niente viaggio di nozze.

Tutto torna quindi, perfetto, la vita va avanti.

Ma… prima di lasciare questa terra vorrei vedere l’America, e allora su un aereo bisognerà pure che mi decida a salirci.

E poi non voglio che il mio cucciolo arrivi alla mia età non avendo provato a volare, perchè va bene che sono molto allenata a volare con la fantasia e per lui sono un ottimo personal trainer in questo senso, ma bisogna che voli davvero lui, perchè trovarsi tra le nuvole, non solo con la testa, dev’essere una gran bella cosa!

E allora gli ho promesso che andremo a Parigi, perchè voglio portarlo a Disneyland prima che arrivi il tempo in cui smetterà di credere nelle favole… e perché io voglio vedere il Louvre.

Dovevamo andarci in primavera, ora sta già arrivando l’estate…ma lo faremo, prima o poi lo faremo. E dev’essere prima che sia troppo tardi, prima che smetta di credere a Babbo Natale, ai draghi, ai mostri… e ai sogni.

Non viaggio molto quindi, lo avete capito e chissà se riuscirò a farlo con l’andare avanti degli anni. Probabilmente no. E allora mi capita di trovarmi incantata ad ascoltare i racconti dei viaggi degli altri, quasi attraverso le loro vite, le loro avventure, le loro emozioni, potessi viaggiare anch’io.

Ne sono avida, curiosa, quasi una moderna vampira che succhia la linfa delle vite altrui. E allora sì che posso dire di aver visto Londra e Parigi, Berlino e la Polonia, sono stata in Colombia e a Miami, e in Giappone, in Cina, e a New York…

Mentre i miei interlocutori raccontano, io vedo nella mia mente quello che le loro parole descrivono, sono là, nei loro ricordi, nei luoghi che per qualche tempo sono stati cornice delle loro vite, mi nutro di essi.

Poi però, durante una serata grigia di fine inverno davanti allo schermo del pc, tra le tante pieghe della rete, arriva lui… un bambino, congolese, che scende da un barcone vestito a festa, con la sua giacca più bella, per il viaggio più importante della sua vita.

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Quel bimbo congolese in giacca e papillon sbarcato da una delle navi di Frontex non lo dimenticherà mai.

Avrà 3 o 4 anni e si era fatto tutta la traversata dalla Libia vestito in quel modo. La madre che lo teneva per mano gli aveva detto che sarebbe stato il viaggio più importante della sua vita, sarebbero arrivati in un Paese che li avrebbe accolti con una grande festa e dunque bisognava vestirsi eleganti. Dal Congo volevano arrivare fino in America, ma non sapevano neanche dove stessero sbarcando quando sono arrivati qui.”

Di bimbi cosi il vicequestore Marica Scacco, non ne ha più visti. Da dirigente dell’ufficio immigrazione, si occupa dell’accoglienza delle migliaia di migranti che hanno ripreso a sbarcare sulle coste siciliane, quasi 5mila negli ultimi 5 giorni. E proprio a Catania, già nei prossimi giorni sarà operativo l’hotspot che il Viminale ha previsto di aggiungere a quelli di Lampedusa, Pozzallo e Trapani e un altro, di imminente apertura, a Messina.

di FRANCESCO VIVIANO

21 Marzo 2016

(fonte:http://www.repubblica.it/cronaca/2016/03/21/foto/quel_bimbo_sceso_da_un_barcone_con_giacca_e_papillon_gli_avevano_detto_vestiti_elegante_ci_accoglieranno_bene_-135985494/1/#2)

Ed ecco che il viaggio, il suo viaggio, immaginato mio per osmosi attraverso il racconto di chi l’ha visto sbarcare con la sua giacca nuova e il papillon, assume tutta un’altra connotazione.

E in quell’abito quasi troppo elegante per un bambino della sua età vedo racchiusi tutti insieme un sogno, una speranza, una fuga, un addio, un cammino, silenzi, occhi sbarrati, domande inespresse, risposte incerte…

E poi la spiaggia, il mare, le urla, la notte, il freddo, l’acqua, una barca, la paura… il pianto, immagino.

E ancora nuove domande inespresse e ancora risposte incerte e rassicurazioni, immagino, di quegli adulti che sono con lui, che hanno più il sapore di favole per calmare il terrore piuttosto che di promesse sicure…e ancora buio… e mare…fino ad una nuova spiaggia, a mani tese, alla terraferma… finalmente.

Il viaggio più importante della sua vita, immerso nella paura e approdato in una terra che non lo vuole. Eppure ha solo 4 anni, ma è un migrante, e non c’è posto per lui.

Un altro viaggiatore aveva intrapreso un viaggio simile più di 500 anni fa, alla ricerca delle Indie. Tra mare, paura, speranza e sogni era arrivato in un posto che era diverso da quello che cercava, nuovo rispetto a quello che avrebbe dovuto trovare.

Era Cristoforo Colombo quel viaggiatore, e con il viaggio più importante della sua vita aveva scoperto l’America e avviato il mondo all’epoca moderna.

Ironia della sorte, quel bambino e le persone che erano con lui, cercando di arrivare in America, sono arrivati in Italia. Hanno scoperto un paese che anticipa quelle terre che si fanno vanto di definirsi Europa e che non fanno loro una bella festa per accoglierli, ma li rinchiude all’interno di reti di fili spinati.

Eppure quel bambino il suo vestito più bello se lo era messo.

Per il viaggio più importante della sua vita, per presentarsi a noi nel migliore dei modi possibili.

Chissà quali storie potrebbe raccontare della sua vita nella sua terra, dei colori della savana, e di elefanti e rinoceronti, gorilla e ghepardi… e chissà come racconterebbe il suo tremendo viaggio, e l’accoglienza che è stata riservata a lui e al suo abito più bello, se solo concedessimo a lui che questa meravigliosa e ostile Europa metaforicamente diventasse la sua America… se solo concedessimo a noi la possibilità di entrare attraverso di lui, in una nuova epoca moderna di reale libertà di movimento e di vita per gli esseri umani nel mondo.

Se solo tutti quanti noi, destinatari ultimi, e casuali in fondo, del suo viaggio più importante, ci fermassimo un attimo per ‘viaggiare’ con lui nella sua vita, dando una possibilità a lui, e soprattutto a noi.

E allora cos’è che rende un percorso, una strada, un mare, un vero viaggio?

A mio avviso la risposta sta in una sola parola: il sogno.

Il viaggio trae la sua stessa ragione di esistere, arriva alla sua definizione più profonda, nel momento che in esso si riversano i nostri desideri, il sogno di quello che ci aspettiamo di trovare durante il suo divenire e soprattutto all’arrivo, tutto quello che di diverso ci aspettiamo di trovare da terre e luoghi e persone che non conosciamo, la curiosità e la meraviglia di scoprire tutto quello che di nuovo ci riserva un fazzoletto di terra, sia esso reale o figurato, che costituisce il terreno in cui far germogliare il nostro domani, la nostra crescita, il nostro futuro.

Il Bianconiglio, se ci pensate bene, è un ottimo viaggiatore. Corre corre corre in continuazione, spinto ad andare in luoghi costantemente diversi da quello in cui fugacemente si trova.

E accoglie Alice, una straniera all’interno del suo mondo, che come il piccolo congolese in giacca e papillon, a suo modo, sta compiendo il viaggio più importante della sua vita, quello dentro di sé…e non la scaccia, non la rinchiude, non la discrimina, non la isola. Semplicemente se la porta con sé, lascia che lei la segua, la guida, con le sue fugaci apparizioni, all’interno del suo mondo.

Ognuno di noi, all’interno del personalissimo viaggio della propria vita dovrebbe concedersi il lusso di essere non solo il protagonista assoluto del suo viaggio, ma anche e soprattutto la guida, il sostegno, il conforto del viaggio di altre persone come lui.

Il piccolo bambino congolese, in modo del tutto inconsapevole forse, sta indicando a noi strade nuove per il nostro percorso, per migliorare la rotta del nostro viaggio.

Perchè non concedersi il lusso di fare altrettanto e non organizzare davvero una bella festa per il suo arrivo tra di noi, in questa sua personalissima America chiamata Italia, chiamata Europa?

Chissà quante meravigliose cose che ancora non abbiamo avuto la fortuna di vedere coi nostri occhi possiamo immaginare attraverso i suoi racconti di vite tanto diverse dalla nostra?

Perchè non concedersi il privilegio di ‘crescere’ insieme a lui?

E voi cosa ne pensate?

Venite a trovarmi su https://writersezine.wordpress.com , se vi va, e se avete qualcosa da condividere con me per fare quattro chiacchiere insieme e magari raccontarci il senso del viaggio più importante della vostra vita scrivete a writers.blogmagazine@gmail.com.

Io, intanto, mi rimetto in viaggio, all’inseguimento del Bianconiglio!

Vi aspetto numerosi e arrivederci alla prossima!

Elena Brilli

Il VIAGGIO di WRITERS continua…

WRITERS 9 - copertina

Arrivati una manciata di giorni fa alla pubblicazione del nono numero della rivista WRITERS, quello che più mi entusiasma di tutto il progetto è la sensazione, che accompagna la fatica di tenere insieme un gruppo di scrittori e amici sempre più nutrito e di lavorare alla costruzione della pubblicazione, al suo editing, al suo confezionamento… la sensazione – dicevo – di contribuire a costruire qualcosa di bello, qualcosa di veramente bello, qualcosa per cui – e non succede spesso – ne valga davvero la pena.

Il nuovo numero, se vi va di leggerlo e scaricarlo, lo trovate qui:

https://drive.google.com/file/d/0B36h81sAzbS9OW1vbVA4aFUyVWM/view?usp=sharing

Se poi aveste voglia di partecipare attivamente al progetto scrivete a writers.blogmagazine@gmail.com, oppure venite a trovarci sulla pagina facebook https://www.facebook.com/writers.magazineo anche sul sito internet https://writersezine.wordpress.com/

Il numero che vi invito a sfogliare e a leggere è dedicato al VIAGGIO, declinato in tanti modi diversi, più o meno tanti quanti i redattori e collaboratori che hanno voluto condividere con la redazione della rivista e con tutti voi un pezzetto del loro sentire, della loro anima, della loro arte creativa.

Intanto vi faccio assaggiare l’editoriale, come prima tappa di un viaggio che mi auguro vi porti ad incuriosirvi e, perchè no, a voler partecipare, a questa nostra fantastica avventura.

EDITORIALE

Itaca  

Constantino Kavafis

Quando ti metterai in viaggio per Itaca 
devi augurarti che la strada sia lunga, 
fertile in avventure e in esperienze. 
I Lestrigoni e i Ciclopi 
o la furia di Nettuno non temere, 
non sarà questo il genere di incontri 
se il pensiero resta alto e un sentimento 
fermo guida il tuo spirito e il tuo corpo. 
In Ciclopi e Lestrigoni, no certo, 
né nell’irato Nettuno incapperai 
se non li porti dentro 
se l’anima non te li mette contro.

Devi augurarti che la strada sia lunga. 
Che i mattini d’estate siano tanti 
quando nei porti – finalmente e con che gioia – 
toccherai terra tu per la prima volta: 
negli empori fenici indugia e acquista 
madreperle coralli ebano e ambre 
tutta merce fina, anche profumi 
penetranti d’ogni sorta;
più profumi inebrianti che puoi, 
va in molte città egizie 
impara una quantità di cose dai dotti

Sempre devi avere in mente Itaca – 
raggiungerla sia il pensiero costante. 
Soprattutto, non affrettare il viaggio; 
fa che duri a lungo, per anni, e che da vecchio 
metta piede sull’isola, tu, ricco 
dei tesori accumulati per strada 
senza aspettarti ricchezze da Itaca. 
Itaca ti ha dato il bel viaggio, 
senza di lei mai ti saresti messo 
in viaggio: che cos’altro ti aspetti?

E se la trovi povera, non per questo Itaca ti avrà deluso. 
Fatto ormai savio, con tutta la tua esperienza addosso 
già tu avrai capito ciò che Itaca vuole significare.

 

Apro il nuovo numero di WRITERS con la meravigliosa poesia di Constantino Kavafis perché nello scorrere lento delle sue parole essa racchiude ogni possibile definizione della parola “viaggio”, un percorso fisico e metafisico, esistenziale e di pensiero, il senso di una partenza e un approdo, a cui umilmente abbiamo dedicato questo numero.

E la cosa più bella ed entusiasmante che accade nella costruzione di un numero come quello che vi trovate in procinto di leggere è che esso stesso è un viaggio e al tempo stesso una tappa, un punto di arrivo e insieme un nuovo punto di partenza.

Diciamocelo, noi qua ci abbiamo preso gusto ad inventarci ogni volta un motivo diverso per scrivere, per tirar fuori dalle nostre menti quello che una parola, una suggestione, un argomento, usato ovviamente da tanti ma sempre nuovo per noi, ha il potere di suggerire.

E ci piace metterci a scavare nella memoria, nel meraviglioso gioco delle parole, nelle esperienze personali o raccontate, per portare chi avrà voglia di seguirci in questa nostra avventura chiamata WRITERS dentro al nostro mondo.

E, perché no?… anche un po’ a fare un giro all’interno del suo.

Il tema del ‘viaggio’ vi porterà a spasso attraverso le nostre rubriche, che ormai vi accompagnano da tanti numeri, vi farà leggere racconti inediti di una delle menti più colte che fanno parte della nostra redazione, quella di Antonella Fortuna, e di nuovi e vecchi collaboratori che ogni volta si rimettono in gioco, come Roberta Cotticelli, o che hanno trovato il coraggio di buttarsi in questa avventura e iniziare un viaggio, ci auguriamo, ricco di tappe da vivere insieme, come la nuova firma di Serena Pisaneschi.

E ancora verrete portati per mano da Samuele Liscio alla scoperta della poesia di Diego Baldassarre o trascinati nell’ossessione de “L’ultimo Abele” direttamente attraverso le parole del suo autore, la brillante ed estremamente creativa penna di Max Paine, che siamo di numero in numero sempre più entusiasti di avere all’interno del nostro vascello che solca con entusiastica discrezione il mare immenso e meravigliosamente caleidoscopico delle parole.

Ultimo, ma non per ultimo, troverete le prime due sezioni di una silloge poetica inedita di Pietro Pancamo, che ha deciso di affidare proprio a WRITERS la pubblicazione del suo lavoro. E sappiate che questo ci rende orgogliosi, immensamente onorati e fieri di questa tappa del nostro viaggio che non è altro che il numero che vi accingete a leggere.

Non mi resta quindi che augurarvi buon viaggio e buona lettura, non prima però di aver ringraziato col cuore chi ogni volta collabora con passione a questo progetto in costante crescita e dedica il suo tempo, i suoi lampi creativi e una piccola parte di sé a lastricare con i suoi racconti, le sue rubriche, i suoi disegni, le sue vignette, i suoi romanzi, la grande strada che stiamo facendo insieme.

Ricordo infatti a chi sta per leggere questo nuovo lavoro, che tutti i testi e i disegni che trovate in ogni numero sono assolutamente originali, creati apposta dai loro autori per WRITERS.

Ringrazio inoltre in anticipo tutte le persone che avranno voglia di andare avanti con la lettura di questo numero, tutti quelli che ne saranno incuriositi, deliziati, affascinati e perché no, anche annoiati.

Per noi significherà comunque che nel vostro animo ci avete dato una possibilità, un attimo di ascolto, e che ci avete in fondo regalato brandelli del vostro tempo.

E questo merita tutta la nostra gratitudine.

A tutti voi auguro una piacevole lettura e invito chiunque abbia voglia a farci sapere la propria opinione o a palesare le proprie critiche.

Proprio le critiche sono fondamentali per la nostra crescita, per l’evoluzione di questo progetto, per mantenere accesa la fiamma del nostro sogno.

Ci trovate qui:

Aspettiamo le vostre idee e se volete condividere con noi i vostri racconti, le vostre poesie, i vostri pezzi di creatività, noi saremo pronti ad accoglierli e dar loro spazio nelle nostre future pubblicazioni!

Ricordate che WRITERS può essere anche vostro!

Buona lettura a tutti e vi aspetteremo ancora in estate, pronti a condividere con voi, come ogni volta, il nostro sogno e il nostro, credetemi, meraviglioso viaggio!

La direttrice

Elena Brilli

my first trip in first class

Galleria

Signore e signori…ecco a voi…IL TELETRASPORTO!!!

Signore e signori, illustri colleghi, quello che vado a presentarvi oggi non è solo una nuova invenzione, ma una rivoluzione del tempo e dello spazio! Quello che vedete davanti ai vostri occhi è la nuova macchina per il TELETRASPORTO!

Posizionata una stazione di arrivo e di partenza come questa ad ogni incrocio di via di ogni città nel mondo, e in ogni casa, ufficio, luogo di lavoro, spazio raggiungibile, consentirebbe a tutti voi, Signori, ma a tutti noi, all’umanità intera, di muoversi da un luogo all’altro in tempo reale!

Immaginate di voler raggiungere la persona che amate e che vi aspetta al tavolo di un ristorante prenotato per il vostro anniversario, ma siete stati trattenuti al lavoro…entrate nel TELETRASPORTO, impostate le coordinate di arrivo nella stazione del ristorante, e in un click vi presentate davanti all’altra metà della vostra mela con il mazzo di fiori che le avevate comprato e che già sta appassendo!

Immaginate di venir avvisati dalla scuola che frequenta vostro figlio che il bimbo non si sente bene…entrate, impostate l’arrivo alla scuola, all’ospedale, a casa, ovunque lui si trovi e in un click vi trovate davanti gli occhi del vostro bimbo che cercano nei vostri la rassicurazione che ‘va tutto bene’!

Immaginate di esservi dimenticati di dire a vostra madre, al vostro amore, ai vostri figli, al vostro amico, che gli volete bene…entrate, impostate l’arrivo ovunque siano nel mondo, e potete rimediare con un TI VOGLIO BENE a incomprensioni, a distanze dell’anima, a distrazioni del tempo, alla mancanza di un sorriso sulle loro labbra!

Immaginate tutto questo e dimenticate le code in autostrada, le file ai semafori, le sigarette fumate nell’ansia della necessità di un arrivo che tarda perchè siete bloccati su un raccordo, o ad una stazione, o in aereoporto…

Riprendetevi il vostro tempo! Accorciate le distanze! Siate presenti quando a qualcuno a cui volete bene manca il calore di un vostro abbraccio dentro cui asciugare una lacrima!

Ogni vostro viaggio, da ora in poi, che sia a piedi, in macchina, in bicicletta, in moto, in treno, in aereo, non sarà più viziato dalla necessità di uno spostamento, ma rimarrà solo il piacere del percorso…e allora tornerete a sentire il rumore del vento, vi accorgerete di quanta vita esiste intorno a voi, vedrete di nuovo gli angoli delle strade, vi fermerete col naso in sù a guardare le rondini sui cornicioni, osserverete la meraviglia dei campi arati che ondeggia sotto il sole tra solchi e dune, immaginerete quanta vita possa esser passata sotto ad un cipresso secolare che, isolato in mezzo ad un incrocio di strade di campagna, non avevate mai visto prima!

Non siete ancora convinti signori? Potrei continuare ad illustrarvi le meraviglie di questa spettacolare invenzione…ma lo spazio a mia disposizione è esaurito!

                                 “

Questo è la stesura originale dell’articolo che nei giorni scorsi ho postato sullo spazio creativo del blog A PIU’ MANI…è un multiblog che prevede il confronto con temi settimanali e con modi di scrittura nuovi, talvolta diversi dal modo in cui sono abituata a scrivere e che mi viene più naturale, ma un ottima palestra per giocare con le parole, per cercare nuove (per me…) combinazioni delle frasi, per scrivere obbligata a rispettare margini e limiti di spazi, in modo da limare imperfezioni, cogliere ripetizioni, scarnificare il testo riducendolo ad un’essenziale che sia comunque efficace, un togliere invece che aggiungere…che di solito è il modo migliore per ricercare la purezza della creatività…

Molti di voi penseranno che non è bello scrivere con dei paletti, invece io sto scoprendo che è veramente un ottimo esercizio per migliorare, per crescere, per mettermi alla prova, per esplorare nuovi ‘modus operandi’, per arricchirmi…

L’articolo che dopo il grande lavoro di revisione e limatura (durato all’incirca quasi un’ora… che somara che sono!!!) è venuto fuori lo trovate qui: http://apiumani1.wordpress.com/2014/05/30/signore-e-signori-ecco-a-voi-il-teletrasporto/, e, sebbene sia affezionata a quella che era stata la stesura originale, io sono moooolto orgogliosa del risultato che alla fine è venuto fuori sul blog A PIU’ MANI.

Un bel pò di lavoro e di studio…ma alla fine che soddisfazione!!!