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L’attesa

(Bansky – Uomo in attesa con fiori – New York – 2013)

.

Mi piace l’attesa.

Ho bisogno di attesa.

La sento, l’attesa.

Adoro la solitudine 

che sottende all’attesa.

Tesa compagna,

ha in sè la magia del sogno.

Fibrilla l’anima.

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Aforism-amando

Il nostro è un “aderire”

anima-le,

anima e pelle.

San Valentino is coming to town

Succede a tutti.

Era successo anche a me.

Che archiviassi la “questione San Valentino” quattro anni or sono, vivendola negli anni successivi con indifferenza.

Indifferenza, mista ad invidia per quelle coppie che vedevo dimostrarsi reciprocamente l’affetto che li muoveva.

Indifferenza, mista a forte disillusione per l’effimera visione della circostanza, consapevole che le promesse di un giorno sarebbero puntualmente naufragate infrangendosi nelle paludi dei giorni.

Indifferenza, mista ad un sentimento molto vicino alla compassione per quelle medesime coppie incoscienti del fatto che anche quelle farfalle all’interno dei loro stomaci sarebbero bruciate, come tutto quello che tocca l’amore, al primo calore del sole di primavera.

Invece la vita, quella adorabile villana manigolda truffaldina puttana, aveva in serbo per me rinnovati sentimenti che credevo aver malamente esaurito nelle precedenti giocate al poker dell’amore.

Così, San Valentino ritorna, ma stavolta non è un’urgenza, non è un affanno, non è vuota festa comandata.

E’ un occasione.

Un’occasione in più per mandar fuori respiri d’amore a grappoli, quello che ormai ho capito esser la cosa, sopra tutte, che mi fa stare bene.

E non mi interessa che ci sia una contropartita. Non ho attese, non ho pretese, non ho urgenza, non ho affanno. Non ho vuoto.

Ho un occasione in più per dimostrare con niente o con tutto, con un pensiero o con un pacchetto, con un bacio normale o con una celebrazione speciale, che amo, che sono in grado di amare, che non posso non amare, che scelgo di amare. Che sono viva. Che sono io. Che non mi perdo.

E quest’anno San Valentino sarà questo. Un occasione in più per donare me. Così come sono. Così come non ha senso non essere. Così come io mi vedo allo specchio. Senza maschere.

Non si può trattenere un fiume in piena.

L’ “amor ch’a nullo amato amar perdona” va, non lo si può ingabbiare troppo a lungo. 

E allora che si apra nell’anima, tutte le volte che vuole, uno spiraglio, un evento, un’occasione, una ricorrenza, un giorno qualsiasi. Perchè possa andarsene, l’amore, fuori da me, e illuminare un pò un angolino di cielo con il mio sorriso.

Perchè quando amo, io sorrido.

– Mi vuoi sposare?

– No.

– Davvero No?

– Sì davvero no, non voglio sposarmi.

– Perchè non mi ami?

– Sì che ti amo ma non voglio che ci sposiamo – ecco se vuoi possiamo levare la S e ci “posiamo”.

– Ci posiamo?

– Sì ci posiamo su un bel prato di fiori magari, e dopo potremmo, se ti va, levare anche la P e così ci “osiamo”.

– Ci osiamo?

– Sì, perchè no, il prato di fiori, io e te che osiamo di noi, e magari quando i sudori saranno un odore solo, leviamo la O, così rimane il ” siamo”.

– Il siamo?

– Sì il siamo, la presenza, e una volta diventati una cosa sola , consapevoli, leviamo anche il SI per dare la nostra conferma al cielo, e tra noi rimarrá solo e per sempre ” amo”.

– Allora ricapitoliamo, sposiamo,  posiamo, osiamo, siamo e amo giusto?

– Giusto.

– Lo voglio.

(Gio Evan – da “Passa a sorprendermi”)

Domande

Da una catena Facebook ne è nato uno scambio di domande e risposte, tra me e mio figlio.

Le fisso qui, come spunto di riflessione. Come punto da cui partire, su cui lavorare e da cui trarre, non lo nego, un pizzico di orgoglio personale che fa bene al cuore.

Lui è Elio, 8 anni e un pò… e risponde così:

Qual’è una cosa che ti dico sempre?

-Ti voglio bene.

Cosa mi rende felice?

-Quando io sono felice.

Quanto sono alta?

-Poco.

Quanti anni ho?

-42.

Qual’è il mio colore preferito?

-Nero.

Che cosa mi piace tanto fare?

-Giocare.

Cosa mi rende orgogliosa?

-Quando mi comporto bene.

Qual’è il mio piatto preferito?

-A te piacciono le cose dolci.

Credi che potresti vivere senza di me?

-No.

Se io potessi andare altrove, dove andrei?

-Al mare. Insomma, dove c’è caldo.

Qual è il mio programma TV preferito?

-Propaganda Live.

Qual è una cosa che mi piace fare?

-Scrivere.

Cosa faccio quando non ci sei?

-Le faccende.

In cosa sono brava

-A farmi il solletico.

In cosa non sono brava?

-A stare sulla neve, perchè hai freddo.

Che lavoro faccio?

-Tagli borse.

Cosa ti piace fare con me?

-Stare con te, perchè quando stiamo insieme dopo un pò ci si mette a giocare.

Qual’è la cosa cosa più importante che ti insegno?

-A comportarmi bene.

Rito

(“Dopo il bagno: donna nuda che si asciuga”, Federico Zandomeneghi (1841-1917), pastello su carta montata su pannello d’artista, 1895)

 

Esiste un rito che prelude all’incontro degli amanti.

 

E adesso che mi hai viziato nell’attesa di te,

cominciano a mancarmi, nell’ora della prima sera,

quei gesti che compio per rendere a te

la parte migliore di me

in cambio del dono che mi fai

di te.

 

Rendono vivo il tempo quegli atti usati dei giorni uguali,

resi scelti e speciali dal trepidante pensiero

di quel che sarà

il rivedere il tuo viso.

 

Manca adesso il sacro rito

del nostro incontro

e della sua attesa. 

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