Amico immaginario

Ho sentito dire che gli amici immaginari arrivano quando le persone hanno bisogno di loro e se ne vanno poi, a lavoro concluso, nel giorno del loro compleanno.

Non ho mai avuto un amico immaginario quando ero piccola.

Ma mi farebbe comodo adesso. Tanto più che il mio compleanno è passato da poco e, qualsiasi cosa fosse, (un coniglio gigante, un gatto chiacchierone, uno hobbit guercio, un Mr Wolf qualsiasi di Pulp Fiction) questo fantomatico amico immaginario avrebbe un sacco di tempo, fino al prossimo novembre, per ‘lavorare al mio caso’.

Ho tante di quelle cose da sistemare, che una mano, come dire, sarebbe bene accetta.

Tanto, sono già sufficientemente folle e fuori dall’ordinario, che chiunque mi vedesse parlare da sola col mio amico immaginario, non si stupirebbe poi più di tanto.

Perciò, attendo candidature di amici immaginari, di quelli belli tosti però, rimasti momentaneamente disoccupati. Che abbiano voglia di aiutare una signora quasi di mezza età, parecchio parecchio stanca a sbrogliare un pó dei suoi casini.

Così, se non hanno di meglio da fare, perché non tenersi in allenamento e diventare, con l’esperienza che maturerebbero con me, una ‘cintura nera’ degli amici immaginari?

Farei curriculum. Sicuro.

 

Sardine 2

Sapete perchè mi piacciono le sardine?

Perchè ci mettono passione.

Le osservo dall’inizio, e mi piacciono.

Perchè c’è un sacco di gente che crede in qualcosa, che ci perde del tempo, che ci si mette in gioco.

Ho visto gente di ogni età confrontarsi civilmente sulle pagine facebook.

Ho visto disegni e cartelloni e sardine e colori in un sacco di foto.

Ho visto sardine fatte con la lana, con la stoffa, ricamate. Di una meraviglia incredibile.

Le sardine han tirato fuori le passioni. Hanno donato il coraggio di cui avevano bisogno le persone per non avere più paura di tirar fuori le passioni e gridare al mondo: “Sì, a me piace fare questa roba qui!!!!”

Ha tirato fuori i talenti.

Ad ognuno i propri, sia in negativo che in positivo.

E’ tornata la passione.

E Bella Ciao è la canzone della passione. Di un partigiano che sognava di lasciare a suo figlio un paese libero. E del suo dolore, della sua passione, appunto, declinata nell’accezione latina del ‘patire’.

La passione è amore. In qualsiasi forma lo si declini. Ci sono infinite declinazioni dell’amore.

E l’amore è “ l’amor che move il sole e l’altre stelle“. Proprio quello lì.

 

Sardine

Io son sardina e me ne vanto
Sto insieme all’altre e intono il canto
Di chi è morto per dare a noi
La libertà che mancava ai suoi.

Si fan scelte tutti insieme di tener alti quei valori
Che unito tiene il mondo degli uomini che non han colori.

Vogliam giustizia, uguaglianza e toni moderati,
Alle sardine non piaccion gli urli sguaiati
Di chi dice che io son diverso da te
Perché vuole la parte migliore per sé.

Siamo unite e fatte di tanti colori
Perché esser diversi dentro e anche fuori
È bello come bella è la terra che amiamo
Sorta sul sangue che ancora perdiamo
Quando l’odio offusca la mente di squali
Fatti come noi ma a noi mai uguali. 

Elena B.

Una ciglia nell’occhio

“Young woman at her window” –  Edouard Leon Cortes
***
Il buio avvolgeva la fine del giorno, debolmente sospeso  dalla luce diffusa di un’abat-jour.
La voce di lui arrivava lontana attraverso la cornetta del telefono.
“Ho una ciglia nell’occhio. Mi da fastidio, non riesco a toglierla”
“Vorrei poterci essere io, lì con te, per aiutarti a toglierla. Bisognerebbe ci fosse qualcuno, lì con te, per aiutarti a toglierla.” Lei interruppe il silenzio dedicato all’ascolto.
E proseguì:
“Egoisticamente vorrei essere io ad aiutarti, ma, se la vedo dalla tua parte, a te basterebbe ci fosse qualcuno, lì, ad aiutarti.”
“Ci sarai tu.” La voce di lui arrivò dolce attraverso la cornetta.
Ci fu silenzio.
“Posso fraintendere?” Risuonò allegra la voce innamorata di lei a rischiarare gli attimi del giorno in crepuscolo.
Dall’altro capo del telefono giunse una risata complice.
“Fin dove riusciremo a spostare i nostri limiti, sì.” Rispose lui divertito.
Risero entrambi, a fior di labbra vicine, nonostante gli spazi umani che li dividevano.
“O meglio…” Corresse lei, deliziata dalla dolce piega che aveva preso la conversazione. “Posso sovrastimare?”
“Sì.” Ripose lui.
Ci fu di nuovo silenzio.
Si illuminò la fine del giorno con il suono celeste di una nuova alba di promesse.
“Buonanotte tesoro.”
“Buonanotte Anima Bella.”
***

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