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Bellezza

(Elena Brilli, disegno chiaroscuro a matita, 2019)

Bellezza:

La qualità capace di appagare l’animo attraverso i sensi, divenendo oggetto di meritata e degna contemplazione.

“Più dell’oro possanza Sovra gli animi umani ha la Bellezza.” (G. Parini)

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Lettere tra amanti – #4

(immagine dal web)

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Tutto quello che di materiale possiedo consideralo tuo.

Non è granché ma te ne faccio dono, come tu fossi me.

Ma quel che veramente mi appartiene e che custodisco sotto pelle voglio lo custodisca tu, come si ha cura di una cosa preziosa.

Perché non è quel che ho, ma quel che sono e non ne conservo copie.

Legandomi a te mi rendi libera di esprimere quello che sono davvero, di viverlo. Di vivere me. Di vivere quel noi che diventiamo insieme.

Hai tutta me.

Tienimi nel posto più sicuro che conosci.

Che è lì, sotto pelle, al centro del tuo petto, vicino a te.

Lì, non è freddo mai.

Un attimo dopo

Non ho mai posseduto un crocifisso.

Ne ho sempre avuti intorno, come credo possa dire la maggior parte della popolazione italiana cresciuta nella culla mondiale del cattolicesimo, nonostante la dichiarata laicità dello stato che abitiamo.

Ma non ne ho mai avuto uno mio, non ne avevo mai sentito la necessità.

Poi, accade sempre più spesso, da qualche tempo a questa parte, che mi senta grata al cielo e riconoscente a chiunque ne abiti le profondità, per quello che ho nella mia vita. Per quello che riesco a sentire di essa, sopra e sotto la pelle. Per quello che me la rende ricca ogni giorno.

Grata per quello che sono e che sono diventata, per la bellezza che mi circonda, e che riesco a vedere. Per ogni pensiero, per ogni moto del mio animo. Per ogni lacrima e ogni risata, che da sempre, sul mio viso si incontrano spesso.

Così, intorno allo scorso Natale, incontro in un mercatino dell’usato, un quadro in massiccio legno marrone solcato da una lamina di ottone, a cui è appeso un crocifisso strano, diverso, insolito.

E’ la rappresentazione della crocifissione, sì, ma colta un attimo dopo. E’ l’inizio della deposizione, un braccio ancora appeso, l’altro già sciolto. Vien voglia di soccorrerlo, di aiutarne la discesa inerme perchè non si faccia male ancora. Perchè nessuno gli faccia male ancora. Sembra invocare.

“Liberami da male. Amen.” 

Lo sento mio.

E’ un attimo dopo. Un pò come me.


A Natale costava troppo. E, lo ammetto, non ritenevo fosse poi così importante. Non ne avevo mai avuti, potevo farne a meno.

Invece qualche giorno fa, in visita allo stesso mercatino, ecco che lo trovo ancora lì.

Mi aveva aspettato.

Il prezzo era sceso, arrivato ad un quarto quasi della cifra originale.

Posso permettermelo.

E’ il momento di portarmelo a casa.

Di farlo mio, di prendermene cura. Di ricambiare, metaforicamente, il favore.

“Liberami da male. Amen.” 

E così adesso è qua, con me.

Il mio Cristo ‘diverso’.

Un attimo dopo.

Come me.

 

Un anno fa

È passato un anno.
Indosso lo stesso vestito, ricordo perfettamente la circostanza del nostro primo incontro.
Pioveva.
Ed era incerta la misura di quello che avrebbe fatto in modo che le nostre vite si avvicinassero, tanto quanto lo era, allora, quello che avrebbe potuto metter distanze.
Ricordo il posto, le prime impressioni, le sensazioni, la confusione strana delle possibilità, la preparazione alle attese…
Ricordo la circostanza che, poco tempo dopo, vedeva le nostre pelli incontrarsi per la prima volta. Conoscersi timide a piccoli passi.
Ricordo la singolare unione delle nostre vite accaduta per quello che potrebbe definirsi un insolito scherzo del destino.
Adesso penso, quasi con tenerezza, che ci fosse lo zampino di chi dall’alto disegna ogni passo importante delle nostre vite e che allora, come solo lui riesce a fare, avesse in serbo per me un regalo meraviglioso.
Aveva deciso, allora, che dovesse andare così. Che dovesse essere così, adesso.
Che mi commuovesse il dolce scorrere delle tue dita sui miei palmi mentre le nostre mani si trattengono vicine.
Che dovesse inondarmi di felicità la tua risata ilare e seducente al tempo stesso.
Che dovessi ascoltare il suono della tua voce, e il tuo respiro, come si ascoltano vibrare le note perfette di una melodia in grado di risvegliare emozioni da sotto la pelle.
Come la ninna nanna di una mamma.
Come la più potente delle magiche parole di un incantesimo d’amore.
Aveva deciso che tu fossi un traghettatore della mia vita verso sponde nuove e inesplorate di conoscenza e di consapevolezza. Aveva deciso che dovessi crescere.
Con te.
Amando ancora.
Amando.
Te.

Soulmate – Anime Compagne

Clara e Alberto erano seduti al loro tavolo in un ristorante colmo di varia umanità e chiassoso come solo i luoghi affollati da gente divertita riescono ad essere.
Erano allegri e vicini.
Sodali.
La confusione intorno raramente era in grado di distrarli dai flussi delle loro conversazioni, ricche di scambi di emozioni.
E anche quella sera era così. Nonostante il frastuono festante.
“Sto pensando alla definizione di ‘anima gemella’” disse ad un certo punto Alberto.
Clara concentrò la sua attenzione sulle parole di Alberto. Ne era sempre catturata e adesso si sentiva incuriosita dalle ipotesi su dove un tale incipit avrebbe condotto il loro discorrere.
Alberto proseguì:
“Il termine che usano gli inglesi per dire ‘anima gemella’ è ‘soulmate’, il compagno dell’anima. Quasi volessero indicare due anime che si son trovate, si sono incontrate e si accompagnano nella vita.”
Clara sorrideva, l’emozione che le nasceva nel cuore alle parole di Alberto non riusciva ad essere contenuta nell’anima e si disegnava sul suo volto.
Alberto aggiunse:
“Io mi chiedo se possa essere tu la mia ‘soulmate’. Mi chiedo cosa debba fare o essere o rappresentare una persona perché possa essere da me definita la mia ‘soulmate’. Cosa definisce reciprocamente due soulmate?”
La domanda sorprese Clara e la stupì al tempo stesso, ma d’istinto rispose:
“Si ri-conoscono.”
Poi aggiunse, cercando le parole migliori per spiegare a se stessa in primis e ad Alberto quello che intendesse:
“Credo che si conoscano reciprocamente e reciprocamente si riconoscano. Che imparino a conoscere se stessi attraverso l’altro e conoscano l’altro attraverso se stessi. Credo si comprendano, parlino lo stesso linguaggio delle emozioni. Che trovino, in ogni ambito, un pezzo di sé nell’altro. E un pezzo dell’altro in sé. E questo li faccia sentire a casa. Credo che due ‘soulmate’ si sentano a casa.”
E proseguì, con una punta di fanciullesco entusiasmo, colma di gioia:
“Io, con te, mi sento a casa.”
Tacquero per un attimo.
Il ristorante tutto intorno, col suo chiasso confuso, all’improvviso non esisteva  più.
Alberto e Clara erano altrove, nella bolla sospesa fatta di quell’ossigeno vitale che erano, per loro, le loro emozioni.
Erano a casa, la ‘loro’ casa.
Poi Clara riprese:
“E tu cosa rispondi alla domanda che ti poni se io possa o meno essere la tua ‘soulmate’?”
Alberto rispose sicuro, guardando dolcemente negli occhi di Clara:
“Se non tu, chi?”
(immagine dal web)

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