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“Quelle come me” Alda Merini

Alda Merini 21/03/1931 Milano – 01/11/2009 Milano Italia

QUELLE COME ME

Quelle come me regalano sogni, anche a costo di rimanerne prive.
Quelle come me donano l’anima,
perché un’anima da sola è come una goccia d’acqua nel deserto.
Quelle come me tendono la mano ed aiutano a rialzarsi,
pur correndo il rischio di cadere a loro volta.
Quelle come me guardano avanti,
anche se il cuore rimane sempre qualche passo indietro.
Quelle come me cercano un senso all’esistere e, quando lo trovano,
tentano d’insegnarlo a chi sta solo sopravvivendo.
Quelle come me quando amano, amano per sempre.
e quando smettono d’amare è solo perché
piccoli frammenti di essere giacciono inermi nelle mani della vita.
Quelle come me inseguono un sogno
quello di essere amate per ciò che sono
e non per ciò che si vorrebbe fossero.
Quelle come me girano il mondo alla ricerca di quei valori che, ormai,
sono caduti nel dimenticatoio dell’anima.
Quelle come me vorrebbero cambiare,
ma il farlo comporterebbe nascere di nuovo.
Quelle come me urlano in silenzio,
perché la loro voce non si confonda con le lacrime.
Quelle come me sono quelle cui tu riesci sempre a spezzare il cuore,
perché sai che ti lasceranno andare, senza chiederti nulla.
Quelle come me amano troppo, pur sapendo che, in cambio,
non riceveranno altro che briciole.
Quelle come me si cibano di quel poco e su di esso,
purtroppo, fondano la loro esistenza.
Quelle come me passano inosservate,
ma sono le uniche che ti ameranno davvero.
Quelle come me sono quelle che, nell’autunno della tua vita,
rimpiangerai per tutto ciò che avrebbero potuto darti
e che tu non hai voluto…

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Di persone come cose

“Mamma, tu sei la cosa più preziosa che ho!”

La vocina di mio figlio recita dal seggiolino di dietro dell’auto la frase più bella che una madre possa mai desiderare di sentire.

Ma…

C’è un ma…

Al di là dei contenuti meravigliosi, la frase contiene una stortura che non sopporto.

Io non sono una ‘cosa’. Nessun uomo è una ‘cosa’.

Consentire che un uomo possa essere definito una ‘cosa’, a prescindere che il prosieguo contenga accezioni positive o negative, è un’errore enorme.

Se definisci ‘cosa’ una persona, va da sè che tu possa vantarne un diritto di proprietà. E’ questo il triste presupposto per cui una ragazza, una compagna, una moglie vengano picchiate e persino uccise nel momento in cui scelgono di separare le loro vite da quelle dell’uomo che le ha accompagnate per un tratto. Perchè una ‘cosa’ non ha volontà, una ‘cosa’non sceglie, una ‘cosa’ non può decidere per la sua vita, una ‘cosa’ rimane immutata esattamente nel posto in cui la si lascia.

Se definisci ‘cosa’ una persona, va da sè che tu possa disporre di lei a tuo piacimento, secondo la logica della sola tua volontà. E’ questo è il triste presupposto di ogni tipo di violenza. Verbale, fisica, sessuale, morale. Una ‘cosa’ non ha sentimenti, non ha coscienza di sè… ergo sì è autorizzati, senza che intervenga in sua difesa nessun tipo di freno morale o etico, a fare di lei quello che si vuole. Da qui le offese, le botte, gli stupri, lo stalking, la discriminazione e tutta la spirale di demolizione dell’altro con l’offesa, declinata in ogni modo possibile e, quel che è più grave, senza alcuna consapevolezza della colpa.

Se definisci ‘cosa’ una persona, va da sè che tu possa valutare la sua presenza o meno nei tuoi paraggi solo ed esclusivamente in termini di convenienza, esattamente alla stregua di una merce. Ed ecco che, attingendo alle cronache recenti, che niente hanno di nuovo rispetto alla purtroppo sempiterna bruttura del genere umano, gli immigrati che arrivano coi barconi sono per definizione tout court tutti delinquenti, quindi scomodi, quindi indesiderati e la mera convenienza impone la valutazione che sia meglio se muoiono prima di arrivare. E questo perchè meno ne arrivano, minore sarà il fastidio della loro gestione o la fatica della valutazione caso per caso di cosa li abbia mossi, di quali gironi dell’inferno abbiano attraversato prima di arrivar qui, quali siano realmente le loro aspettative e aspirazioni al termine del viaggio. Esattamente come un soprammobile da spolverare, meno ce ne sono, meno tempo si dovrà perdere a ‘spolverare’ le loro vite.

Ecco perchè, essere la ‘cosa’ più preziosa della vita di mio figlio proprio non mi va. E ogni volta che sento frasi simili il mio animo ‘stride’… Non lo posso sentire.

L’ho corretto, mio figlio, cercando di fargli capire tutto questo quando gli ho riposto che non mi piace essere la ‘cosa’ più preziosa della sua vita. E ho rischiato il suo disappunto nel sentirsi opporre ad una frase detta con i migliori sentimenti di cui possa esser capace, un deciso rifiuto. Ma è importante che capisca l’enorme differenza tra le due parole.

Io sono la PERSONA più importante della sua vita, esattamente come lui è la PERSONA più importante della mia. E’ fondamentale che mi definisca così e che esiga da chiunque altro di non esser definito se non così: PERSONA.

E’ solo una parola, ma può cambiare il corso di ben più di una vita, di ben più di un pensiero condiviso in società che vantino alla vetta dei loro fondanti valori il senso del RISPETTO, da cui discende ogni altra forma di corretto vivere civile.

E’ solo una parola, ma mi auguro che aiuti mio figlio a diventare l’uomo migliore che io possa essere in grado di formare. E questo obiettivo merita ogni mio sforzo.

E’ solo una parola, ma Dio solo sa quanto sia importante definire una persona PERSONA e non ‘cosa’.

Poesia in cammino

(immagine personale)

 

Meriggiare pallido e assorto

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.
.
Nelle crepe dei suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.
.
Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.
.
E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
.
Eugenio Montale

Pensieri di uomini straordinari

Ritengo che “uomini straordinari” possano definirsi non chi mostra i muscoli e la voce grossa, ma chi, con la forza dei pensieri, trascina avanti l’evoluzione della specie umana.

Charles Spencer Chaplin era, senza ombra di dubbio, uno di essi.

(immagine dal web)

Com’è imbarazzante aver voluto imporre a qualcuno i miei desideri, pur sapendo che i tempi non erano maturi e la persona non era pronta, anche se quella persona ero io. Oggi so che questo si chiama “rispetto”.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di desiderare un’altra vita e mi sono accorto che tutto ciò che mi circonda è un invito a crescere. Oggi so che questo si chiama “maturità”…

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho capito di trovarmi sempre ed in ogni occasione al posto giusto nel momento giusto e che tutto quello che succede va bene. Da allora ho potuto stare tranquillo. Oggi so che questo si chiama “stare in pace con se stessi”.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di privarmi del mio tempo libero e di concepire progetti grandiosi per il futuro. Oggi faccio solo ciò che mi procura gioia e divertimento, ciò che amo e che mi fa ridere, a modo mio e con i miei ritmi. Oggi so che questo si chiama “sincerità”.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono liberato di tutto ciò che non mi faceva del bene: persone, cose, situazioni e tutto ciò che mi tirava verso il basso allontanandomi da me stesso… all’inizio lo chiamavo “sano egoismo”… ma oggi so che questo è “amore di sé”.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, ho smesso di voler avere sempre ragione. E così ho commesso meno errori. Oggi mi sono reso conto che questo si chiama “semplicità”.

Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono rifiutato di vivere nel passato e di preoccuparmi del mio futuro. Ora vivo di più nel momento presente, in cui tutto ha un luogo. È la mia condizione di vita quotidiana e la chiamo “perfezione”. Quando ho cominciato ad amarmi davvero, mi sono reso conto che il mio pensiero può rendermi miserabile e malato. Ma quando ho chiamato a raccolta le energie del mio cuore, l’intelletto è diventato un compagno importante. Oggi a questa unione do il nome di “saggezza interiore”.

Non dobbiamo continuare a temere i contrasti, i conflitti e i problemi con noi stessi e con gli altri perché perfino le stelle, a volte, si scontrano fra loro dando origine a nuovi mondi. Oggi so che tutto questo è “la vita”.

Charles Spencer Chaplin

Lettere tra amanti – #1

(immagine dal web)

Cos’è la felicità, mio amato?

Esattamente non lo so, ma a me, piace definire la felicità come la sensazione di un attimo in cui tutto è in pace. L’istante in cui tutto è armonia.

So riconoscerla, quando la sento, fosse anche solo un attimo in un mare di rumore cacofonico e assordante.

Il tuo fiato che sfiora la mia pelle è armonia e perfezione.

I nostri corpi avvinghiati sono meraviglia dei sensi.  Talmente belli che vorrei essere un pittore e disegnarne i contorni e gli intrecci, per fermare così, per sempre, quella meraviglia su una tela di luci e ombre.

Il tuo odore che sento e riconosco intatto nell’incavo immediatamente sotto la fine del lobo del tuo orecchio, dove passano le vene che portano il sangue ad alimentare la tua mente, mi fa sentire a casa. Lì, dove voglio essere.

Il tuo cuore che batte sotto la mia mano intrecciata alla tua è in un istante il suono più bello che la mia pelle sia mai riuscita ad ascoltare.

Le linee della tua bocca che sembrano sorridere mentre riposi sono equilibrio perfetto delle forme.

In quegli istanti tutto è calma e silenzio, e armonia, e perfezione.

E io, in quegli istanti, sento, forte e chiara, la felicità.

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