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‘Cattive’ abitudini

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‘Cattive’ abitudini io sono,

insieme alle buone.

Buone e cattive,

insieme.

Non esistono le prime

senza le seconde.

Di nuovo intera,

ricerco nuovi equilibri.

Io,

buona e cattiva insieme

luce e ombra insieme

mente e cuore insieme.

Il nero nel bianco,

il bianco nel nero,

come un tao a passo di trottola,

si confondono.

Miscellanea iridescente

di passioni sopite,

mai dome,

io sono.

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Libertà, Uguaglianza, Fratellanza. Tocca a noi.

Non mi interesso di politica, non l’ho mai fatto e forse per questo non la comprendo, non ne seguo le dinamiche di palazzo se non come spettatrice curiosa, concorde a volte, fortemente discorde altre volte, critica molto spesso.

Amo pensare con la mia testa e mantenermi fedele per quanto mi è possibile alle idee di uguaglianza, libertà, rispetto, civiltà, democrazia, sottese ad ogni società di persone che costituiscono uno stato moderno, compreso il nostro.

Quindi non mi interessano le definizioni di destra, sinistra et similia, connesse alla vita politica, non mi interessa etichettare in qualche modo il nuovo governo appena costituito, se non calibrandolo sulla tristemente nota incompetenza, insensatezza e talvolta completa mancanza di senso civico e rispetto delle istituzioni dei loro rappresentanti. Ma così è stato deciso e mi adeguo.

Una sola cosa mi sento di dire oggi, e suona come una raccomandazione di madre al figlio scapestrato. Oggi, nell’anniversario della prima volta nella storia d’Italia in cui alle donne veniva concesso il diritto di voto.

Fate attenzione a non calpestare, cari signori a cui sono affidate le sorti del nostro paese, i diritti che una società civile ha acquisito nel tempo, passando quasi sempre, come un fil rouge sempiterno, attraverso la conquista di diritti proprio da parte delle donne.

Le donne sono geneticamente programmate per mettere al mondo figli e per provvedere alla loro crescita, non possono tornare indietro, non possono rinfilarsi in pancia un figlio appena partorito, non possono trattenerlo all’età degli abbracci e delle coccole, sono costrette a seminare in esso i germi dell’adulto che sarà, sapendo che non potrà tornare di nuovo mai niente di quello che è stato.

Le madri proteggono i figli, li difendono, li spingono a crescere, non è ammessa la retrocessione.

I diritti civili sono come i figli di una società e alle donne, private di diritti, tenute al margine della vita politica, differenziate sul lavoro, picchiate e persino uccise in estrema ratio quando difendono i propri diritti alla libertà e alla scelta a partire dall’atomo della società e cioè la famiglia, è implicitamente affidato il compito di difenderli. E lo faranno.

Non tornate indietro, per citarne solo alcuni, sul diritto all’aborto, sui diritti di coppie omosessuali, sui diritti di essere accolti e aiutati delle persone che fuggono dai loro paesi in guerra, perchè avrete le donne in piazza, finalmente aggiungo, a trascinar avanti, e ancora avanti, come solo le madri sanno fare, le sorti di questo nostro paese allo sfascio.

Ferdinand Victor Eugène Delacroix, “La Libertà che Guida il Popolo”, 1830

Non è un caso che nel quadro simbolo della Francia e della sua rivoluzione, sia Marianne, una donna, a portare la bandiera che rappresenta Libertà, Uguaglianza e Fratellanza.

Non provocateci, veniamo uccise al ritmo di una ogni 2 giorni e mezzo da mariti, fidanzati et similia, per non parlare di tutto quello che viene prima.

Non abbiamo paura.

Per difendere i diritti e la comunutà dei suoi figli, le donne non hanno paura.

Si sta. Ma devo andare.

Giornate uggiose, inquiete.

Di emozioni che si incollano sulla pelle invece di scivolare via.

Devo aver finito la sciolina, per farle scorrere via.

Pensieri in affanno.

Sta cambiando qualcosa.

Deve cambiare qualcosa.

Cambierà qualcosa?

Poi una voce che incastra sulla pelle e fa musica con le corde della mia anima.

Risuona, perfetta nella mia testa.

Armonia celeste.

È un segno.

Che sia un segno?

Il momento è adesso?

E allora si fa, ci devo provare.

Ce la faccio, so che posso farlo.

Ma cosa esattamente?

Confusione, dubbi antichi.

Lacci e lacciuoli di cui liberarsi.

Catene da spezzare.

E sono quelle che ho messo io.

Le più difficili da rompere.

Non sono fatta per questo mondo.

Ma devo trovare il coraggio di costruire il mio.

È ancora oggi

Non si dorme.

Forse perché non voglio sia domani.

Forse perché non mi va.

Finché non dormo è ancora oggi.

Finché non dormo non arriva domani.

Mi manca il mio tempo.

Voglio il mio tempo.

Analisi

Cesare Pavese, “Il mestiere di vivere”, 5 Dicembre 1937


Le analisi, quelle belle, razionalmente ineccepibili, perfette nella loro lucidità.

Quelle che ti illudi, speri, sogni che non siano vere. Ti sforzi anche di agire in modo tale da dimostrare che non lo siano.

Quelle che non ci vuoi proprio credere che siano vere, anche se in fondo lo sai che lo sono. Vere. Forse.

E in quel ‘forse’ ci infili il cuore. Tutto quello che hai.

Perchè “la solitudine (…) fredda e immobile” fa una paura fottuta, in questo sputo di cosmo in cui siamo precipitati.

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